SAN MARCO ARGENTANO (CS) – È stata una vera e propria festa per tutta la comunità la cerimonia che ha sancito l’ingresso nella diocesi di San Marco argentano-Scalea di Monsignor Stefano Rega. Diverse centinaia di fedeli che hanno gremito la Cattedrale di San Marco Argentano e gli spazi limitrofi: in tanti sono giunti dai diversi comuni della diocesi, ma molti anche dalla Campania, Aversa, Giugliano e dalla parrocchia di Don Stefano, chiaramente prima della consacrazione a vescovo.
Sono state diverse anche le istituzioni che hanno preso parte alla celebrazione, ovvero il prefetto di Cosenza Vittoria Ciaramella, i rappresentanti delle forze dell’ordine, i sindaci del territorio ed alcuni esponenti della Giunta e del Consiglio regionale e provinciale.Accompagnato da altri vescovi e dal clero, che da oggi guiderà, Monsignor Rega ha fatto così il suo ingresso in Cattedrale salutando i fedeli, che lo hanno acclamato fin dal suo arrivo. Nel suo discorso di saluto, che ha preceduto la funzione religiosa, il presule ha ringraziato i presenti e le istituzioni ed ha auspicato un lavoro comune, nel rispetto dei ruoli, ma al servizio dei cittadini.
Il rapporto con le istituzioni, pur nel dovuto rispetto delle reciproche e legittime autonomie della sfera civile da quella religiosa, sarà per me – ha detto Mons. Rega – espressione fondamentale nel mio servizio di Pastore di questa Chiesa locale, perché ritengo che l’integrazione – in spirito di reale collaborazione – tra la carità pastorale e quella socio-politica sia lo strumento necessario per l’autentica promozione del bene comune.
Le crisi che stiamo vivendo, non solo a motivo della pandemia e dello scenario bellico dell’Ucraina, colpiscono tutti: crisi economica, crisi di valori, crisi di modelli, insieme alla fatica dei giovani di trovare lavoro, la fatica della vita familiare in particolare delle nuove generazioni; le difficoltà in ambito scolastico e di promozione culturale, così come l’emergenza sanitaria, le povertà diffuse e le criticità morali, i fenomeni di microcriminalità e di varie dipendenze, dal gioco, dalla droga, dall’alcool, la difficile cura e custodia della “casa comune”, l’impegno sociale e quello politico-amministrativo. Solo una vera alleanza e sinergia permetterà di dare a questo territorio riscatto e giustizia, attenzione e accoglienza e costruire una civiltà dell’Amore“.























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