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Diritti d’autore, il SILS su SIAE e Soundreef: «più concorrenza, meno incertezza per chi usa la musica»
Il Sindacato Italiano Lavoratori dello Spettacolo interviene sulla coesistenza tra SIAE e Soundreef e chiede maggiore chiarezza per professionisti, utilizzatori e autori. «La complessità non può essere trasferita su chi utilizza legalmente la musica»

ROMA – La liberalizzazione del mercato dei diritti d’autore può favorire concorrenza, innovazione ed efficienza ma, secondo il SILS – Sindacato Italiano Lavoratori dello Spettacolo – la presenza di più soggetti nella gestione dei diritti musicali rischia di creare difficoltà concrete per chi utilizza professionalmente la musica. La sigla sindacale interviene dunque sulla coesistenza tra SIAE e Soundreef.
DJ, musicisti, performer, organizzatori, locali, festival e operatori dello spettacolo lavorano infatti quotidianamente con repertori molto ampi, arrivando a utilizzare, nel corso di una singola esibizione, decine o centinaia di opere. Diventa quindi fondamentale poter sapere con immediatezza chi rappresenta una determinata opera, quali soggetti ne amministrano i diritti e quali adempimenti siano necessari.

SILS: il nodo della complessità
Il problema, evidenzia il sindacato, riguarda sia i professionisti sia gli autori. Chi utilizza la musica potrebbe trovarsi, anche in buona fede, a indicare in modo incompleto o errato gli aventi diritto, con il rischio di contestazioni e sanzioni. Allo stesso tempo, informazioni frammentate o difficilmente verificabili potrebbero rendere più complicata la corretta attribuzione dei compensi agli autori. Un paradosso che, secondo il SILS, rischia di indebolire proprio la funzione di tutela per la quale il sistema dei diritti d’autore è stato concepito.
La posizione del SILS
«Non mettiamo in discussione il principio della liberalizzazione del mercato – afferma Filippo Regis, Presidente nazionale SILS. – La concorrenza può essere positiva. Ma la complessità derivante dalla presenza di più operatori non può essere trasferita su chi utilizza legalmente la musica. Se il professionista non è messo nelle condizioni di individuare con certezza gli aventi diritto, rischiamo di avere due soggetti danneggiati dallo stesso problema: il lavoratore, esposto a possibili sanzioni, e l’autore, che potrebbe non vedere correttamente riconosciuto il proprio diritto».
Per il sindacato, dunque, la questione non va affrontata come una contrapposizione tra organismi di gestione, ma attraverso un sistema capace di conciliare libertà del mercato, tutela degli autori, certezza delle regole e semplicità degli adempimenti. Un tema che coinvolge direttamente anche i luoghi nei quali la musica viene portata al pubblico: club, concerti, festival, eventi, spettacoli e locali.

Le 6 proposte del SILS
Il SILS indica quindi una serie di possibili interventi:
– una banca dati unica, aggiornata e facilmente consultabile, nella quale individuare repertori, aventi diritto ed eventuali quote gestite da soggetti differenti;
– una tutela per il professionista che abbia effettuato correttamente le verifiche attraverso strumenti ufficiali;
– una dichiarazione unica della programmazione musicale;
– un unico processo operativo per l’utilizzatore, lasciando agli organismi che amministrano i diritti il successivo compito di ripartire quanto dovuto;
– maggiore tracciabilità delle opere e delle quote;
– un tavolo tecnico nazionale tra Istituzioni, organismi di gestione e rappresentanze degli utilizzatori professionali.
Per il SILS, quindi, la liberalizzazione dovrebbe produrre concorrenza tra gli operatori senza tradursi in un aumento degli adempimenti per chi utilizza legalmente la musica. «Gli autori devono essere tutelati e remunerati», conclude Regis. «Ma proprio per tutelarli davvero dobbiamo mettere chi utilizza legalmente la loro musica nelle condizioni di sapere, con semplicità e certezza, a chi quel diritto appartiene. La chiarezza tutela entrambi».

















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