Calabria
BANCAROTTA FRAUDOLENTA
Il “domino” delle scatole vuote dei grossisti di carne, società spolpate e maxi frode: 3 imprenditori in manette
I soggetti conducevano al fallimento le aziende, una dopo l’altra, lasciando ai debitori solo mere scatole societarie vuote, gravate da pesanti esposizioni debitorie verso il Fisco. Sotto sequestro 6 società di comodo

CROTONE – Una maxi frode è stata messa in atto da alcuni imprenditori e smantellata dalla Guardia di Finanza. Sono tre, infatti, gli imprenditori ritenuti responsabili della bancarotta fraudolenta di tre aziende operanti nel commercio all’ingrosso delle carni. Secondo quanto emerso dalle indagini le imprese sarebbero state portate al dissesto attraverso il depauperamento delle risorse finanziarie aziendali e la distrazione dei beni aziendali, tra l’altro, accumulando, tra gli anni 2016 e 2024, debiti erariali per oltre € 730.000,00.
Aziende portate al fallimento e maxi frode: gli arresti
Per questo motivo, scoperta la frode ed il meccanismo messo in atto dagli imprenditori, nella mattina di oggi, martedì 14 aprile, i finanzieri del Comando Provinciale di Crotone hanno dato esecuzione ad un provvedimento di custodia cautelare, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Crotone, su richiesta della Procura della Repubblica pitagorica guidata dal dott. Domenico Guarascio, a carico di questi tre imprenditori. Due di loro sono stati destinatari della custodia cautelare in carcere ed uno è finito agli arresti domiciliari.

I sequestri: quote e società
Le quote societarie sono state sottoposte a sequestro come anche le 6 società di comodo costituite dagli imprenditori, aventi sede in Rocca di Neto, nel Crotonese, ed operanti nel medesimo settore commerciale, poiché ritenute il mero strumento attraverso il quale gli indagati hanno potuto reiterare indisturbati le proprie condotte illecite a discapito dell’erario e dei creditori.
Il sistema di evasione fiscale
Le indagini sulla maxi frode, condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, hanno portato alla luce come i soggetti, in concorso tra loro, abbiano amministrato tre società, tutte dichiarate fallite ed operanti nel commercio all’ingrosso di carni, come un’unica entità aziendale seguendo una preordinata strategia spiccatamente criminale, fondata sulla sistematica evasione dei tributi fiscali, sulla pluriennale elusione delle obbligazioni previdenziali e sulla pervicace distrazione delle utilità derivanti dall’esercizio dell’attività di impresa, utilità in realtà destinate al soddisfacimento di scopi esclusivamente personali.
Il modello ad effetto domino
Ma non è tutto sulla frode messa in atto. Questo modus operandi è stato organizzato nei dettagli per celare appositamente il proprio agire illecito alle spalle di altri soggetti compiacenti, nella loro veste di amministratori di diritto, in modo da vanificare o osteggiare le azioni recuperatorie e revocatorie poste in essere dal ceto creditorio. A completamento del disegno criminoso, i soggetti in questione hanno portato le società all’insolvenza definitiva e strutturale conducendole al fallimento una dopo l’altra seguendo un modello ad effetto domino. Ai debitori erano lasciate solo mere scatole societarie vuote, poiché gravate da pesanti esposizioni debitorie verso il fisco, prive di beni mobili ed immobili intestati e di dipendenti.



















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