Segnala una notizia

Hai assistito a un fatto rilevante?
Inviaci il tuo contributo.

Richiedi info
Contattaci

L’incubo del ritorno da Dubai a Rende a spese proprie: «Noi come polli da spennare, nelle mani degli sciacalli»

Area Urbana

LA DENUNCIA

L’incubo del ritorno da Dubai a Rende a spese proprie: «Noi come polli da spennare, nelle mani degli sciacalli»

Alessandro e Delia hanno raccontato ai nostri microfoni il difficile ritorno a casa. Sei lunghi giorni in balia di proposte puntualmente cancellate per un gruppo di 10 persone, 4 tornate con volo militare, 6 con uno civile: “Tutto a pagamento, quasi 10mila euro di tasca nostra. Istituzioni assenti”

Francesca Bloise

Pubblicato

il

Rende_Dubai

RENDE – È finito l’incubo vissuto a Dubai per 10 persone di Rende, anche loro, come la coppia di studenti, bloccati negli Emirati Arabi a seguito della crisi internazionale scoppiata in Medio Oriente. Dopo giorni di paura, ansia e incertezza il gruppo che comprende anche bambini, ragazzi, e due persone anziane, è riuscito a tornare in Italia.

Quattro le persone arrivate con un volo militare, a Pratica di Mare, e altre sei con uno civile, a Napoli nel cuore della scorsa notte, il tutto a proprie spese. A raccontarci “l’incubo” vissuto a seguito dell’escalation di attacchi arrivati a Dubai e non solo, sono Alessandro e Delia.

Uno sfogo e anche una denuncia quella arrivata ai nostri microfoni. Felici di essere tornati finalmente a casa, la coppia non nasconde l’amarezza e la rabbia per essere stati completamente abbandonati dalle istituzioni. La coppia, genitori di due giovani di 18 e 20 anni, insieme ai nonni di 75 e 82 anni, e ai nipoti di di 10 e 3 anni accompagnati dai genitori, si erano recati a Dubai per una vacanza di famiglia. Mai avrebbero immaginato che il loro viaggio avrebbe avuto un epilogo di questo genere.

Da Dubai a Rende: l’odissea del ritorno

Il ritorno a Rende era previsto per il 2 di marzo ma seguito degli attacchi e della chiusura dello spazio aereo, Delia, Alessandro e tutti gli altri sono rimasti bloccati a Dubai. Sei lunghi giorni nel corso dei quali hanno dovuto affrontare un calvario organizzativo che li ha provati ulteriormente. Missili ed esplosioni da un lato, caos e zero riferimenti dall’altro. Alessandro e tutti gli altri si sono trovati in un limbo dal quale è stato difficilissimo uscire.

“Ho realizzato di essere davvero in ritorno verso casa solo quando l’aereo da Dubai è decollato” ci confida. Il ritorno in Italia, infatti, non è stato affatto facile per il la famiglia, nonostante tra di loro ci fossero bambini e persone anziane fragili. Tante, infatti, le “opzioni” che si sono palesate per loro per poter partire, tutte, fino all’ultima decisiva, svanite nel nulla. Un vero e proprio calvario quello che Delia ed Alessandro hanno dovuto affrontare denunciando non solo l’assenza totale delle istituzioni, della Farnesina e del Comune di Rende, mai sentito, ma anche i costi esosi che hanno dovuto sostenere per far rientro in Italia.

Rende_Dubai

Droni sull’hotel a Dubai

Il cavario: tante possibilità, tutte sfumate

La prima cosa che il gruppo ha fatto, all’indomani dell’attacco a Dubai, è stato quello di iscriversi al sito Viaggiare Sicuri, lasciando tutti i dati ed i riferimenti di dove si trovassero così da poter essere rintracciati dalla Farnesina. In un primo momento il volo prenotato di ritorno in Italia veniva riprogrammato e puntalmente cancellato. Poi la comunicazione da parte del Ministero: l’unico modo per tornare in Italia era tramite l’aeroporto di Mascate in Oman. Era necessario prendere un pullman per andare da Abu Dhabi o Dubai, a Mascate. Il tutto a pagamento dei singoli cittadini, da lì si sarebbe poi sarebbero partiti con un volo charter, organizzato da una compagnia locale.

Una prima possibilità sfociata in quanto il bus organizzato è stato bloccato. L’unico modo per arrivare in Oman era in taxi, facendo sosta alla frontiera. Un’opzione che non era più possibile per Alessandro ed i suoi familiari, per via della presenza dei bambini e delle persone anziane. Era un rischio troppo grosso, avevamo paura che succedesse qualcosa ai ragazzi e a mio suocero che è cardiopatico – racconta Alessandro – ci sono state persone che hanno impiegato 15 ore per arrivare in Oman. Abbiamo deciso così di aspettare e siamo riusciti ad entrare, tramite il Consolato italiano, in una lista di persone fragili per via della presenza di un cardiopatico, un bambino piccolo e un’altra bambina di 10 anni che non stava bene, piangeva, vomitava perché si era spaventata – aggiunge – c’erano esplosioni sulla nostra testa, droni che volavano sul nostro albergo, arrivavano continuamente allarmi antimissili sui cellulari che ci facevano scappare nella parte bassa dell’hotel”. 

Rende_Dubai

I messaggi di alert per i missili

Il volo organizzato dal Consolato che avrebbe portato il gruppo in Italia era a pagamento. Alessandro ed i suoi avrebbero dovuto pagare una somma di 10mila euro. Una cifra ingente che non tutti possono permettersi. Nel corso dell’organizzazione però tutto viene bloccato perchè il consolato ha proposto loro il ritorno con un volo militare, gratuito. La proceduta con l’invio dei passaporti era iniziata, quando arriva la comunicazione che il volo sarebbe stato spostato ad Abu Dhabi o Dubai. La fine dell’incubo era quasi vicina ma anche questa volta tutto è sfociato nel nulla. A seguito di un’altra comunicazione il gruppo di Rende sarebbe potuto partire, ma non in maniera completa. Sul volo militare, ora era disponibilie solo quattro posti. Una buona notizia, ma a metà.

L’attacco all’aeroporto di Dubai

“Sono partiti solo i miei cognati con i due figli – racconta Alessandro – il tutto a pagamento, 600 euro a persona, anche i bambini – aggiunge con amarezza- E noi sei siamo rimasti lì, senza nessuna certezza. Siamo riusciti a tornare prendende un volo privato da Dubai per Napoli che abbiamo trovato in aeroporto, al costo di mille euro a persona“.

L’odissea per loro non era ancora finita. Mancava poco all’imbarco quando l’aeroporto di Dubai è stato di nuovo bombardato. Alessandro e la sua famiglia sono rimasti bloccati per quasi dieci ore, senza avere notizie certe sul loro possibile ritorno. “In quel momento siamo morti – ci confida – siamo stati praticamente dalle 7 di mattina fino alle 20.20 di sera, in aeroporto abbandonati a noi stessi, senza sapere se potevamo tornare o no. Siamo entrati alle 18.50 nel gate e siamo rimasti lì un’ora e mezza senza che nessuno ci dicesse nulla”. 

È stato un incubo – rimarca – Mi dovete credere”. La cosa che fa più male, però, in tutta questa storia è la totale assenza delle istituzioni, presenti tramite l’app di Viaggiare Sicuri, “al pari di un’agenzia di viaggi” precisa Alessandro in quanto a loro sono state fornite solo le indicazioni pratiche sugli spostamenti a pagamento, senza ricevere nessun altro sostegno. 

La denuncia: “Noi polli da spennare”

“Ci hanno spennato, a noi italiani ci hanno trattato come polli da spennare – denunciano Alessandro e Delia – ci hanno abbandonato a noi stessi, questa è la verità. Se non avessimo avuto i soldi per poter pagare il biglietto saremmo ancora lì – tuona. – La cosa più vergognosa è quella di un aereo militare, con persone fragili a bordo a cui si chiede di pagare il biglietto, anche ai bambini. E per giunta, un volo di sette ore, nel corso del quale ai passeggeri è stata fornita solo dell’acqua“.

“A parte la sensazione di disperazione in quei momenti, è stato ancora più sconcertante seguire i tg in Italia nel corso dei quali il ministro Tajani spiegava di essere al lavoro per organizzare la task force per il rientro precipitoso dei vari connazionali dicendo di lavorare notte e giorno. Qual era questo lavoro? – si chiede Delia – Quello di inviare messaggi e annunci tramite la Farnesina sui voli disponibili a prezzi strepitosi? Io mi sono sentita nelle mani degli sciacalli autorizzati proprio dalla Farnesina“.

Rende_Dubai

Gli avvisi per le opzioni disponibili, a pagamento, per il ritorno

Delia parla di una vera e propria “follia” citando persone che hanno pagato fino a 2mila euro per un biglietto di ritorno: “Il governo non è riuscito neanche a calmierare i pressi delle agenzie. Non è possibile pagare 10mila euro per tornare a casa, non è una cifra normale, è assurda, soprattutto in queste condizioni di guerra e di emergenza. Io mi sarei aspettata almeno che il nostro Governo si fosse impegnato per farci tornare a un prezzo equo, magari sostenendo la differenza rispetto alla cifra chiesta dalle compagnie”. 

Il Comune di Rende assente

Una puntualizzazione Delia ed Alessandro l’hanno voluta fare anche in merito al Comune di Rende che ha specificato di aver seguito la situazione: “Noi non l’abbiamo mai sentito, ci dissociamo da quanto detto rispetto alla vicinanza data ai 10 cittadini tornati. Noi non abbiamo avuto nessun rapporto e sostegno” concludono. 

Pubblicità
Pubblicità .

Categorie

Social