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Duplice tentato omicidio a Diamante, la Corte d’Appello apre alla giustizia riparativa per i 3 fratelli De Rose

Cronaca

CONDANNA ANNULLATA

Duplice tentato omicidio a Diamante, la Corte d’Appello apre alla giustizia riparativa per i 3 fratelli De Rose

Svolta nel processo per l’agguato del 2022 a Diamante: i giudici d’appello, recependo le indicazioni della Cassazione e delle Sezioni Unite, concedono il percorso di riabilitazione ai fratelli De Rose privilegiando la funzione rieducativa della pena e il percorso risarcitorio post-factum

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Diamante Sparatoria

CATANZARO – Duplice tentato omicidio a Diamante, la Corte d’Appello apre alla giustizia riparativa per i fratelli De Rose. Una decisione destinata a fare da apripista nell’applicazione della Riforma Cartabia e degli strumenti di giustizia riparativa in relazione a reati di particolare gravità. Accolto l’istanza di accesso ai programmi di giustizia riparativa presentata in favore dei fratelli Massimo De Rose, Mattia De Rose e Alessandro De Rose, imputati per i reati di duplice tentato omicidio e porto abusivo di arma da fuoco in luogo pubblico, fatti avvenuti a Diamante nel febbraio 2022.

Duplice tentato omicidio a Diamante

I tre erano imputati per il ferimento di Stefano Perugino, 60enne, titolare di un bar a Diamante, raggiunto da alcuni colpi di pistola al culmine di una lite. L’uomo aveva riportato gravi ferite al braccio e all’addome L’istanza è stata formulata dal collegio difensivo composto dagli avvocati Giuseppe De Marco, Cristian Cristiano e Francesco Santelli, tutti appartenenti al Foro di Cosenza. Mattia, Massimo e Alessandro De Rose, erano  stati condannati a 12 anni di carcere ciascuno nel processo primo grado dal tribunale collegiale di Paola e e successivamente confermata da una diversa sezione della Corte di Appello di Catanzaro.

Il percorso giudiziario e il ruolo della Cassazione

La pronuncia arriva all’esito di un articolato iter processuale. La svolta è arrivata con l’intervento della Suprema Corte di Cassazione, che ha annullato la condanna con rinvio. I giudici di legittimità hanno cassato le precedenti decisioni limitatamente al trattamento sanzionatorio complessivo, al riconoscimento delle attenuanti generiche e, nello specifico, alla valutazione dell’attenuante legata alla giustizia riparativa, istanza che la difesa aveva reiterato in ogni grado di giudizio.

sparatoria diamante perugino 02

Il nodo giurisprudenziale: la decisione delle Sezioni Unite

Elemento chiave della vicenda è stato il pronunciamento delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione del 9 febbraio scorso. Il Supremo Consesso ha sancito la piena impugnabilità delle ordinanze di rigetto in materia di giustizia riparativa, accogliendo la linea prospettata dai legali dei fratelli De Rose, che avevano sollecitato la rimessione della questione alle Sezioni Unite.

La decisione della Corte di Appello si è basata anche sulla verifica dell’eventuale sussistenza di un pericolo concreto per le persone offese. Tale rischio è stato ritenuto inesistente, considerando: la condotta processuale ed extraprocessuale degli imputati, che durante la misura degli arresti domiciliari non hanno avuto alcuna interazione illecita con le vittime e l’iniziativa risarcitoria, con un’offerta economica formulata in favore delle parti offese già nelle prime fasi. Nonostante l’opposizione formale delle parti civili, l’istanza ha ottenuto il parere favorevole della Procura Generale.

Corte Dappello di Catanzaro 2

Un precedente per la Riforma Cartabia

La decisione della Corte di Appello di Catanzaro assume un rilevante valore giurisprudenziale per l’applicazione dei principi introdotti dalla Riforma Cartabia. Come sottolineato dal collegio difensivo: “L’ordinanza è di particolare importanza perché, alla luce dell’avvio dell’apposito centro riconosciuto dal Ministero competente presso la sede di Catanzaro, apre le porte alla concreta applicazione della Legge Cartabia ed a condotte riparative post factum, anche in casi limite, laddove sia possibile ipotizzare l’estinzione delle conseguenze dell’illecito.”

I legali hanno evidenziato come la Suprema Corte di Cassazione abbia fissato il principio secondo cui, anche in presenza di reati procedibili d’ufficio e con misure cautelari ancora in corso, debba prevalere la volontà del legislatore: mettere in primo piano la reale funzione rieducativa della pena e la possibilità di tutelare e soddisfare gli interessi delle persone offese, superando la sola valutazione legata alla gravità astratta del reato.

Con l’apertura del Centro per la Giustizia Riparativa a Catanzaro, il caso di Diamante rappresenta uno dei primi banchi di prova per l’effettiva integrazione di tali percorsi all’interno del processo penale italiano per reati di spessore.

 

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