Calabria
Nel Mediterraneo
Ecatombe fantasma, una tragedia silenziosa. La scia di corpi restituiti dal mare tra Calabria e Sicilia
Da Pantelleria a Scalea, fino a Tropea sono almeno tredici i corpi restituiti dalle onde lungo i versanti occidentali. Salme in avanzato stato di decomposizione. Si ipotizzano naufragi causati dal ciclone Harry

COSENZA – Il mare Mediterraneo continua a restituire corpi senza vita di una tragedia silenziosa. Una scia macabra di cadaveri, in avanzato stato di decomposizione o mutilati dalla forza delle correnti, sta emergendo lungo le coste occidentali di Sicilia e Calabria. Tra il 6 e il 17 febbraio sarebbero almeno 13 le vittime, con gli ultimi ritrovamenti avvenuti proprio ieri sulle sponde tirreniche del vibonese e del cosentino.
I corpi restituiti dal mare a Tropea e Paola
L’ultimo in ordine di tempo sulla spiaggia Le Roccette di Tropea, in provincia di Vibo Valentia. Un gruppo di studenti ha allertato il 113 dopo aver notato una macchia nera tra le onde. L’intervento della Guardia Costiera, guidata dal comandante Giuseppe Durante, ha permesso di recuperare i resti di un uomo. Durante, si è tuffato tra le onde gelide per il recupero. Si tratterebbe di un uomo, forse un migrante vittima dei tanti naufragi fantasma del Mediterraneo. «Ho riconosciuto quel salvagente, arancione – ha dichirato – sono gli stessi che vengono usati dai migranti. Ho partecipato a tanti soccorsi negli anni scorsi e li riconosco».

Poco prima sul lungomare di Paola (Cs), sono apparsi i resti di un’altra persona, presumibilmente un giovane, di cui è stata rinvenuta solo una parte del corpo. L’8 febbraio a Scalea, nei pressi del Lido Nausicaa, alcuni passanti hanno notato un corpo sulla spiaggia e pochi giorni dopo, un altro corpo avvistato ad Amantea, nella zona della Tonnara di Coreca.

Mediterraneo, si teme una strage ‘silenziosa’ dopo il maltempo
Il mare potrebbe essersi richiuso su centinaia di vite. Quelle onde alte, il vento gelido e la pioggia battente potrebbero aver trasformato ancora una volta il Mediterraneo in una frontiera di morte. Il timore infatti, è che si sia consumata una nuova, immensa tragedia. Imbarcazioni fragili, partite nella speranza di un futuro diverso, potrebbero essere state inghiottite senza lasciare traccia.
L’unico bilancio ufficiale, finora, è quello del Centro per il coordinamento del soccorso marittimo della Guardia costiera, che nei giorni scorsi parlava di 380 persone disperse, di cui non si hanno più notizie. Un numero già drammatico, che alla luce di quanto accaduto, potrebbe però essere solo parziale. Numeri che raccontano di naufragi silenziosi e di corpi senza identità restituiti dal mare.
Il quadro si intreccia con quanto rivendicato dal Ministero dell’Interno: “nel solo mese di gennaio 2026 gli sbarchi sono crollati del 58%. Sono arrivati 1.938 migranti contro i 4.402 dello stesso periodo del 2025”. Meno arrivi, dunque, ma un Mediterraneo che continua a contare vittime. Il bilancio definitivo ancora non c’è ma i sospetti sono tanti e riguardano in primis, la possibilità che negli ultimi giorni il mare abbia cancellato centinaia di vite.

Non solo in Calabria: in Sicilia, altri cadaveri
Altri 5 corpi sono stati recuperati a Pantelleria, due in mare e tre sulle scogliere e nel Trapanese, altri 4, tra San Vito Lo Capo, Marsala, l’isolotto della Colombaia e Petrosino. Le Procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani hanno aperto diversi fascicoli per stabilire le cause dei decessi e accertare eventuali segni di violenza.
L’ipotesi principale è che si tratti di vittime del ciclone Harry che tra il 18 e il 21 gennaio scorsi ha sferzato il Mediterraneo centrale con venti fino a 120 km/h. E le correnti spiegherebbero perché i resti siano stati trascinati verso la Calabria e la Sicilia occidentale.
Secondo l’Oim, Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, nel solo mese di gennaio 2026, oltre 450 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo definito una sorta di cimitero. Alcune stime fornite da Refugees in Libya parlano addirittura di mille scomparsi.
Flai Cgil Cosenza: «il Mediterraneo è una tragedia annunciata»
Il ritrovamento di cadaveri lungo le coste di Scalea, Amantea, Paola e Tropea riaccende l’allarme lanciato dalla Flai Cgil di Cosenza. Il sindacato richiama le forti preoccupazioni già espresse a livello nazionale dal segretario Giovanni Mininni, parlando di un “cono d’ombra” generato dalle politiche migratorie, in cui le vite umane smettono di essere visibili.
Secondo i dati diffusi da Mediterranea Saving Humans, sulla base di informazioni ufficiali e testimonianze raccolte da Refugees in Libia e Tunisia, potrebbero essere fino a 1000 i migranti dispersi nel Mediterraneo durante il ciclone Harry. “Le ricostruzioni collegano la tragedia a 8 diverse imbarcazioni partite da Sfax, in Tunisia, tra il 14 e il 21 gennaio 2026”, nei giorni in cui il Mediterraneo è stato investito da una tempesta con onde fino a 16 metri e raffiche cicloniche.

Per la Flai Cgil si tratterebbe della più grande tragedia degli ultimi anni lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Il riferimento è alla strage di Cutro, avvenuta tra il 25 e il 26 febbraio 2023, quando un caicco partito dalla Turchia con circa 180 migranti si infranse sulla costa calabrese. “Oggi come nel 2023, una tragedia evitabile, se ci fosse stata la volontà di arginarla”, sostiene Alessia Costabile del sindacato, parlando di un sistema che avrebbe indebolito la rete di salvataggio proprio mentre la crisi climatica rende il mare sempre più ostile.
La Flai Cgil evidenzia che il ciclone Harry e le successive perturbazioni “probabilmente non ha solo risucchiato le persone, ma ha stracciato qualsiasi brandello di giustificazione a politiche che, ignorando i segnali d’allarme, hanno trasformato un uragano annunciato in un massacro più che prevedibile”. Pur riconoscendo le difficoltà che la Calabria sta vivendo tra frane, allagamenti e aziende agricole devastate, il sindacato denuncia “il silenzio assordante delle istituzioni in merito a queste tragedie”.



















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