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Elezioni Provincia di Cosenza, Ciacco durissimo: “Tradimento organizzato e inciucio sottobanco. Suicidio politico”

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Elezioni Provincia di Cosenza, Ciacco durissimo: “Tradimento organizzato e inciucio sottobanco. Suicidio politico”

Il consigliere provinciale dem rompe il silenzio dopo la sconfitta di Caruso e attacca: “una fazione del PD ha lavorato sottobanco per far vincere il centrodestra. Il partito si bonifichi o scomparirà”

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Giuseppe Ciacco Elezioni provincia di Cosenza faragalli

COSENZA – Elezioni Provincia di Cosenza: la tornata si chiude con la riconferma del centrodestra e con la vittoria di Biagio Antonio Faragalli. Ma lasciano aperta una ferita profondissima nel centrosinistra. A parlare, con parole nette e senza filtri, è Giuseppe Ciacco, rieletto consigliere provinciale del Partito Democratico e unico ad avere un seggio tra i candidati del capoluogo nell’assemblea di piazza XV Marzo. Nel suo intervento, Ciacco non usa mezze misure: chiama in causa il “trasversalismo” come vera causa della sconfitta, e lancia un ultimatum al suo stesso partito.

 “La sconfitta che poteva essere evitata”

Dai risultati Franz Caruso, sindaco di Cosenza e candidato unitario del centrosinistra, ha perso per circa 1.300 voti ponderati — l’equivalente del voto di soli quattro consiglieri di grandi comuni come Cosenza, Rende o Corigliano-Rossano. Un margine risicato che, secondo Ciacco, non racconta una sconfitta di consenso, ma un tradimento organizzato. “La vittoria di Faragalli e del centrodestra è il prodotto diretto di personalismi, di ambiguità e di beceri compromessi siglati da una fazione del PD e del centrosinistra che, anziché fare opposizione, dialoga e scambia favori con il sistema di potere della destra calabrese”, tuona il consigliere dem.

Elezioni Provincia di Cosenza, il “soccorso rosso” e il rebus dei numeri

Ciacco evoca quello che definisce un “soccorso rosso”: voti di consiglieri del centrosinistra che, nel segreto dell’urna, avrebbero favorito il candidato avversario. Un meccanismo che, a suo avviso, replica quanto già accaduto nel 2022, quando la coalizione si presentò divisa con due candidati. “Oggi che c’era un solo candidato, si è scelto il depravato metodo dell’inciucio sottobanco“, scrive senza giri di parole. A rendere ancora più amara la sconfitta, secondo il consigliere, è il contesto in cui matura: la Provincia di Cosenza presenta un indebitamento stimato tra gli 85 e i 120 milioni di euro, una situazione che in condizioni di “normale democrazia” avrebbe dovuto pesare come un macigno sulla gestione uscente. Eppure il centrodestra ha vinto ancora.

L’accusa ai sabotatori che chiedono il conto

Ma il passaggio più duro dell’intervento di Ciacco riguarda chi, a suo avviso, dopo aver orchestrato il sabotaggio si erge ora a “paladino della dignità del partito” e pretende di intestarsi la lettura della sconfitta. “Quegli stessi figuri che hanno orchestrato il sabotaggio si ergono a paladini della dignità del partito e chiedono il conto della sconfitta. Vogliono riappropriarsi di un PD ridotto a mero strumento di potere personale”.

“Un patetico copione già visto”

Una dinamica che Ciacco giudica “un patetico copione già visto“, e che individua come il vero nemico della credibilità democratica del partito. Il consigliere provinciale non si limita alla diagnosi: avanza anche una terapia, e avverte che il tempo stringe. Il PD cosentino, scrive, deve “bonificarsi da questo lurido banditismo politico“, liberarsi da “infette camarille” e “sordidi sabotatori” per far prevalere “la ragione, il buon senso, il progetto politico, l’inclusione, la pulizia etica e morale, il senso di appartenenza e di comunità”.

L’alternativa, secondo Ciacco, è il suicidio: “Pensare di mettere questa sconfitta tra parentesi, o peggio, utilizzarla per continuare a riproporre vecchi giochi di potere, è da suicidio“. E ricorda come già dopo le regionali si scelse la strada della minimizzazione, con effetti disastrosi sul radicamento territoriale del partito.

Un monito che guarda al futuro

Ciacco conclude con un appello alla verità, che definisce l’unico antidoto all’allontanamento dell’opinione pubblica: “Non c’è più tempo per continuare una sceneggiata che nella opinione pubblica genera ripulsa e allontanamento“. Un messaggio che, nel quadro di un’opposizione ridotta a quattro seggi su dodici nel consiglio provinciale, suona come una chiamata alla resa dei conti interna, prima ancora che alla sfida con il centrodestra.

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