Calabria
Casi di Epatite A: ipotesi cozze contaminate dall’esterno, indagano Procura e Nas. ISS certifica 160 casi solo a marzo
Crescono i casi legati al consumo di frutti di mare: sotto accusa partite di cozze contaminate importate e mescolate con prodotto italiano mentre Nas e Procura indagano su filiera, scarichi e distribuzione

NAPOLI – Cozze contaminate, importate e mescolate con prodotto italiano: è questa l’ipotesi al centro dell’indagine della Procura di Napoli sull’aumento dei casi di epatite che ha interessato anche la Calabria con decine di casi tra la provincia di Catanzaro e Cosenza.
Boom di casi di epatite A, Indaga la Procura di Napoli
La Procura di Napoli ha avviato un’inchiesta sull’aumento dei casi di Epatite A, ipotizzando il reato di commercio e distribuzione di alimenti pericolosi per la salute. Secondo gli inquirenti, coordinati dal pm Valentina Rametta e dal procuratore aggiunto Antonio Ricci, alcune partite di cozze contaminate potrebbero essere state importate dall’estero e successivamente mescolate con prodotto locale. Le indagini sono affidate al NAS di Napoli, guidato dal comandante Alessandro Cisternino, che non esclude un sistema di distribuzione irregolare nel mercato dei frutti di mare.
Focolai tra Campania, Lazio. Casi anche Puglia e Calabria
I casi di epatite A non riguardano solo la Campania. Segnalazioni arrivano anche dalla Calabria, dalla Puglia e dal Lazio, in particolare nella zona di Terracina. In quest’ultima area, sarebbero stati consumati frutti di mare provenienti da Bacoli, possibile origine di nuovi contagi. Le autorità stanno inoltre verificando eventuali scarichi fognari in mare, soprattutto lungo il litorale nord della Campania, che potrebbero aver contaminato i molluschi. Negli ultimi giorni sono stati sequestrati circa 50 kg di frutti di mare, con campioni inviati all’istituto zooprofilattico per le analisi.

Dati ISS: 160 casi a marzo 2026
Secondo il bollettino della sorveglianza Seieva coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, il 2026 mostra un netto peggioramento: 160 casi registrati solo a marzo ed hanno riportato sintomi. L’andamento è trainato soprattutto da Lazio, Campania e Puglia.
Già nel 2025 si era registrato un aumento significativo: 631 casi contro i 443 del 2024. Particolarmente rilevante il legame con il consumo di frutti di mare: 262 casi nei primi 3 mesi del 2026, 43 casi nello stesso periodo del 2024.

Per quanto riguarda le altre epatiti, nel 2025 in Italia sono stati segnalati 148 nuovi casi di epatite B (contro i 189 dell’anno precedente), soprattutto in Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana. I più colpiti sono i soggetti tra i 55 e i 64 anni; tra i principali fattori di rischio figurano manicure, piercing, tatuaggi, cure odontoiatriche e rapporti sessuali non protetti.
In crescita anche l’epatite E, con 92 casi nel 2025 (erano 70 l’anno precedente), soprattutto tra over 65 e in prevalenza uomini: il 51% dei pazienti ha riferito il consumo di carne di maiale cruda o poco cotta. In calo invece l’epatite C, con 51 casi nel 2025 contro i 60 del 2024, concentrati soprattutto in Lombardia ed Emilia-Romagna.
Intanto gli esperti dell’Iss ricordano che per ridurre il rischio di contagio da epatite A, servono adeguate norme igieniche come il frequente lavaggio delle mani, il lavaggio di frutta e verdura o la cottura completa degli alimenti. Ma anche corretta gestione degli scarichi fognari e al rispetto delle norme sulla produzione e distribuzione degli alimenti. Inoltre, esiste un vaccino raccomandato per specifiche categorie di rischio e per i viaggiatori in alcune zone a rischio e “efficace anche nella prevenzione dei casi secondari, è quindi raccomandata per contatti di casi


















Social