Università
'CENTODIECI E LODE'
Esami falsi all’Unical, dopo 15 anni crolla l’inchiesta: raffica di assoluzioni
Raffica di assoluzioni e prescrizioni per il caso “Centodieci e lode”, lo scandalo sui falsi esami che aveva acceso i riflettori sull’Ateneo di Arcavacata nel 2011

COSENZA – Si chiamava “Centodieci e lode” l’inchiesta che nel 2011 scosse l’Università della Calabria per il presunto sistema di esami universitari falsificati alla facoltà di Lettere e Filosofia. A distanza di quindici anni dai fatti contestati e di sei anni dalla sentenza di primo grado, è arrivata ieri la decisione della Corte d’Appello di Catanzaro, presieduta da Giancarlo Bianchi, con i giudici Assunta Maiore e Carmela Tedesco.
Il collegio ha pronunciato l’assoluzione della maggior parte dei 22 imputati con la formula «perché il fatto non sussiste» e ha dichiarato prescritti numerosi capi d’accusa. Dell’impianto accusatorio originario, dunque, resta ben poco, anche a causa della combinazione tra assoluzioni e prescrizioni.
Presunti esami falsi all’Unical: oltre 70 persone coinvolte
L’indagine, che all’epoca provocò un forte clamore mediatico sull’ateneo di Arcavacata, coinvolse oltre settanta persone tra studenti, laureandi, personale amministrativo, oltre al docente Daniele Gambarara e al giornalista Rai Pino Nano, accusati a vario titolo di falso materiale e ideologico e frode informatica. Le posizioni di questi ultimi furono successivamente separate e si conclusero con l’assoluzione già in primo grado.
Sotto la lente degli inquirenti, coordinati dal pubblico ministero Antonio Bruno Tridico, finirono decine di esami sostenuti tra il 2004 e il 2011. L’inchiesta prese avvio dalla segnalazione di un professore, Roberto Bondì, che disconobbe la firma apposta su uno statino d’esame. La vicenda fu portata all’attenzione del preside di allora, Raffaele Perrelli, e successivamente del rettore Giovanni Latorre, che informò la Procura dando il via alle indagini.
Nel corso degli accertamenti vennero esaminati migliaia di statini, con particolare attenzione a tre dipendenti della segreteria studenti e a una tutor, accusati di aver materialmente alterato i piani di studio inserendo esami mai sostenuti. In primo grado erano state inflitte condanne tra uno e due anni, con pena sospesa, oltre al risarcimento da definire in sede civile, a fronte delle richieste più pesanti avanzate dalla Procura.
Assolte le tre funzionarie della segreteria, mentre la tutor Angela Magarò era stata condannata a tre anni e nove mesi, pena poi ridotta in Appello. L’iter processuale è stato fortemente rallentato da una serie di passaggi procedurali, tra cui il trasferimento del processo da Catanzaro a Cosenza e il cambio del giudice, circostanze che hanno comportato la ripetizione del dibattimento.
La sentenza di secondo grado ha assolto, tra gli altri, Maria Grazia Pitrelli, Massimiliano Arena e altri imputati perché il fatto non sussiste; per alcuni sono state pronunciate assoluzioni parziali o dichiarata la prescrizione dei reati. Confermata invece la condanna di Paola Zucco, con obbligo di pagamento delle spese processuali.
Sono stati assolti nel merito Francesco Crudo, Maria Biamonte, Franco Segreto, Giuseppe Mascaro, Valeria Annisano, Rocco Lucà, Emanuela Lentini, Alfredo Ammirato, Maria Grazia Arena, Amedeo Greco, Domenico Sorrenti, Giuseppe Crescente, Massimiliano Arena e Maria Grazia Pitrelli. Dichiarato il non luogo a procedere – per prescrizione per alcuni capi di imputazione e con l’assoluzione “perché il fatto non sussiste” riguardo ad altri – per Cristian Palmer, Emanuele Loisi, Francesco Leone, Angela Magarò, Fabrizio Trieste, Teresa Marino e Vincenzo Abate.



















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