REGGIO CALABRIA – Era stato già raggiunto da due condanne, una per estorsione e l’altra per droga. Ora si aggiunge la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per 4 anni e la confisca di beni per un valore stimato in circa 200 mila euro. Si tratta dell’imprenditore calabrese Francesco Morano. È quanto disposto dal provvedimento emesso dalla Corte d’appello reggina sulla base del “Codice antimafia”, eseguito dai finanzieri dei comandi provinciali di Reggio Calabria e Firenze, assieme a personale dello Scico e con il coordinamento della Dda reggina, diretta da Giuseppe Borrelli.
Francesco Marano, detto “Gianfranco”, è ritenuto un narcotrafficante e usuraio vicino alla cosca “Bellocco” di Rosarno. Il sequestro riguarda una ditta individuale e il relativo patrimonio aziendale che comprende un’imbarcazione destinata alla pesca della lunghezza di 16 metri circa, tre autoveicoli, un fabbricato e disponibilità finanziarie.
Il patrimonio di Morano era stato già acquisito con una confisca di primo e di secondo grado, disposta dalle Sezioni Misure di Prevenzione del Tribunale e della Corte d’Appello di Reggio Calabria. Contro la sentenza di secondo grado era stato presentato ricorso in Cassazione che, però, è stato rigettato e così la Suprema Corte ha confermato integralmente la ricostruzione patrimoniale e le ulteriori osservazioni formulate dalla guardia di finanza.

Francesco Morano, due condanne: estorsione e droga
La figura di Morano, originario di Taurianova, sarebbe emersa, secondo l’accusa, nell’ambito delle operazioni denominate “Magma”, condotta dal Gico di Reggio Calabria sotto il coordinamento della Dda, “Erba di Grace” e “Buenaventura”, eseguite dal Gico di Firenze coordinata dalla Distrettuale del capoluogo toscano. In particolare, a seguito dell’operazione “Magma”, conclusasi a novembre 2019 con l’esecuzione di 45 provvedimenti cautelari, Morano è stato condannato per traffico internazionale di sostanze stupefacenti.
Per lo stesso reato, nell’ambito dell’inchiesta “Erba di Grace”, invece, è stato condannato, in secondo grado, alla pena di 4 anni, mentre nel processo “Buenaventura” nei suoi confronti è stata emessa in primo grado una condanna alla pena di 8 anni. In particolare, l’imprenditore avrebbe posto in essere manovre estorsive aggravate dal metodo mafioso funzionali al recupero di un credito usuraio accordato ad un altro imprenditore del senese attivo nel settore tessile, al quale aveva applicato tassi di interesse annuali che arrivavano a oltre il 66% su base annua.
Da qui la Dda reggina, in sinergia con quella di Firenze, ha delegato i finanzieri del Gico a svolgere un’indagine anche di carattere economico – patrimoniale da cui è emerso che il valore dei beni posseduti da Morano risulta sproporzionato rispetto alla sua capacità reddituale.
Social