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Cresce l’età effettiva di pensionamento. Assegni degli uomini superano del 34% quelli delle donne

Italia

RAPPORTO INPS

Cresce l’età effettiva di pensionamento. Assegni degli uomini superano del 34% quelli delle donne

Il XXV Rapporto annuale dell’Inps fotografa il sistema previdenziale italiano: oltre 16 milioni di pensionati, cresce l’età effettiva di pensionamento e resta marcato il divario tra uomini e donne negli importi degli assegni

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Inps Pensioni pensionamento

ROMA – Sale l’età di pensionamento e l’ammontare complessivo delle pensioni in Italia raggiunge i 371 miliardi di euro. È quanto emerge dal XXV Rapporto annuale dell’Inps, presentato a Roma, che evidenzia come il 56% della spesa pensionistica sia destinato agli uomini.

Pensionamento, i numeri del sistema previdenziale

Nel Paese si contano 16,4 milioni di pensionati: 8 milioni sono uomini e 8,4 milioni donne, che rappresentano il 51% del totale. Nonostante ciò, gli assegni percepiti dagli uomini risultano mediamente superiori del 34% rispetto a quelli delle donne: 2.166 euro contro 1.619 euro.

Il 96% dei pensionati riceve una prestazione Inps, con un importo medio di 1.906 euro, mentre il restante 4% percepisce rendite Inail o pensioni erogate da casse professionali, fondi pensione ed enti minori. Inoltre, il 46% delle prestazioni Inps è a carico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, con un importo lordo medio mensile pari a 1.431 euro.

L’età “effettiva” del pensionamento

Il Rapporto evidenzia anche un progressivo aumento dell’età effettiva di pensionamento. Per le pensioni di vecchiaia e anticipate dei lavoratori dipendenti si passa da una media di 61,7 anni nel 2012 a 64,7 anni nel 2025, rispetto ai 64,5 anni registrati nel 2024. La pensione di vecchiaia si è ormai allineata al requisito ordinario dei 67 anni, in vigore dal 2019. Nel 2025 l’età media di accesso è pari a circa 67,1 anni per gli uomini e 67,3 anni per le donne.

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Carriere più lunghe e divario contributivo

Le pensioni anticipate confermano l’allungamento delle carriere lavorative. Le settimane contributive medie sono passate dalle 1.830 del 1995 a oltre 2.220 nel 2025, equivalenti a più di 42 anni di contributi. Permane però un significativo divario tra uomini e donne: le lavoratrici maturano in media oltre 300 settimane contributive in meno rispetto agli uomini, pari a quasi sei anni. Il rapporto evidenzia inoltre che lavoratori dipendenti privati e autonomi tendono a convergere nell’età di uscita dal lavoro, mentre gli autonomi arrivano alla pensione di vecchiaia con una contribuzione mediamente superiore di circa 110-120 settimane.

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