Calabria
MAGGIORE TRASPARENZA
Etichettatura d’origine e tutela del Made in Italy: 12 Paesi UE sostengono la battaglia di Coldiretti
Un milione di firme, di cui oltre 30mila raccolte in Calabria, consegnate al Commissario Várhelyi per chiedere trasparenza totale in etichetta e la revisione delle regole doganali europee contro la concorrenza sleale

COSENZA – La richiesta di agricoltori e cittadini di ottenere una maggiore trasparenza su ciò che si porta in tavola ha trovato un primo e fondamentale riscontro politico anche nell’Unione Europea. Ben 12 Paesi membri, hanno espresso il proprio sostegno al rafforzamento e all’estensione dell’etichettatura obbligatoria d’origine per tutti gli alimenti commercializzati nell’UE. Si tratta di Italia, Francia, Austria, Bulgaria, Croazia, Finlandia, Grecia, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia e Spagna
Etichettatura, Coldiretti Calabria: “Da un milione di firme spinta UE”
Si tratta di un segnale forte che legittima una battaglia storica portata avanti da Coldiretti a tutela della salute pubblica, della trasparenza del mercato e della dignità del lavoro agricolo. Questo importante passo avanti coincide con la consegna di oltre un milione di firme direttamente nelle mani del Commissario europeo alla Salute, Olivér Várhelyi, nel corso di un incontro avvenuto a Roma a Palazzo Rospigliosi.
Un traguardo di cui parla Coldiretti Calabria che è riuscita a raccogliere più di 30mila sottoscrizioni. Al commissario è stato chiesto l’obbligo dell’indicazione di origine su tutti gli alimenti commercializzati nell’Unione Europea, l’unico passo che permetta di ristabilire trasparenza lungo la filiera agroalimentare e superare ambiguità che oggi penalizzano imprese agricole e consumatori.

Il nodo del codice doganale e il “finto” Made in Italy
Al centro della mobilitazione vi è la necessità impellente di scardinare l’attuale codice doganale europeo e, in particolare, il principio dell’ultima trasformazione sostanziale. Questo meccanismo, aspramente denunciato anche durante la recente mobilitazione di diecimila agricoltori al Brennero a cui ha preso parte una delegazione calabrese, consente a materie prime straniere (come latte, carne o semilavorati) di acquisire formalmente la nazionalità italiana dopo lavorazioni minime effettuate nel nostro Paese.
Queste ambiguità normative non solo ingannano il consumatore, ma alimentano i fenomeni di concorrenza sleale e di italian sounding, che sottraggono oltre 120 miliardi di euro alla filiera agroalimentare nazionale e circa due miliardi a quella regionale. I prodotti ottenuti all’estero, infatti, entrano sul mercato europeo senza dover rispettare i rigidi standard ambientali, sanitari e sociali imposti alle imprese dell’Unione, scaricando sui produttori locali il peso di un mercato alterato.
L’impatto sul tessuto economico della Calabria
Garantire etichette chiare e fermare il camuffamento dei prodotti esteri è una priorità vitale per il territorio calabrese. In Calabria, il settore agricolo e agroalimentare rappresenta un presidio economico e sociale insostituibile che conta oltre 60mila aziende, molte delle quali situate in aree interne ad alto rischio di spopolamento.
Oggi questo comparto soffre gravemente a causa dell’effetto combinato tra l’impennata dei costi di produzione e la diffusione di falsi prodotti locali. Introdurre l’obbligo di origine su tutti gli alimenti significa non solo tutelare il diritto alla scelta consapevole dei cittadini, ma difendere l’economia reale e il futuro delle migliaia di imprese agricole calabresi che garantiscono la sopravvivenza del territorio.




















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