Area Urbana
L'INTERVISTA
Ex Lsu/Lpu, Petrassi (UGL Autonomie): «dopo anni di battaglie, condizioni ancora inaccettabili»
Intervista a Gianvincenzo Benito Petrassi su stipendi, pensioni e mobilità tra enti «i lavoratori ex Lsu/Lpu sono un bacino fondamentale per i servizi pubblici». Il prossimo 24 aprile assemblea dei lavoratori a Rende

RENDE – In Calabria rappresentano oltre il 90% della forza lavoro negli enti locali: sono gli ex Lsu/Lpu, oggi dipendenti pubblici ma ancora alle prese con condizioni economiche e contrattuali difficili. A fare il punto è Gianvincenzo Benito Petrassi, della segreteria nazionale UGL Autonomie e responsabile del Dipartimento Lavoro del sindacato, intervenuto ai microfoni di RLB nella trasmissione “Fatti Vivi”.
«Oggi dipendenti delle pubbliche amministrazioni», chiarisce, sottolineando come si tratti di lavoratori stabilizzati dopo anni di precarietà. «Come dico sempre, sono coloro che vanno a prendere i nostri figli con lo scuolabus sotto casa piuttosto che gli ausiliari o il personale che troviamo all’ufficio anagrafe».
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Ex Lsu/Lpu, Petrassi «dalla precarietà alla stabilizzazione: un percorso lungo decenni»
La storia degli ex Lsu/Lpu affonda le radici negli anni ’90, quando migliaia di lavoratori vennero impiegati con sussidi e contratti temporanei: «sono stati stabilizzati – spiega Petrassi – ma attraverso un percorso lunghissimo, iniziato nei primi anni 2000 e concluso nel 2020». Un percorso segnato da sacrifici e incertezza ma Petrassi precisa «hanno sempre lavorato, non hanno mai percepito un sussidio per stare a casa».

Il nodo stipendi: “Si lavora per essere poveri”
Il problema principale resta quello economico. Molti lavoratori, infatti, sono impiegati con contratti part-time da 18 ore settimanali: «800 euro al mese, è inaccettabile. Non si può vivere con questa cifra. Questo è il vero dramma: si lavora per essere poveri». Una condizione che incide direttamente anche sul futuro previdenziale: «chi percepisce uno stipendio di 800 euro andrà in pensione con una pensione sotto il minimo».
Le richieste: più ore e mobilità tra enti
La proposta del sindacato è di aumentare le ore di lavoro per gli ex Lsu/Lpu per garantire stipendi e di conseguenza anche pensioni più dignitose e affrontare il problema della mobilità: «chiediamo un aumento delle ore lavorate – afferma Petrassi – che corrisponderà all’aumento dello stipendio».
Sulla mobilità «vogliamo che al lavoratore venga data la possibilità di lavorare anche in un’altra realtà, portandosi dietro la dote economica». Una soluzione, secondo il sindacato, utile soprattutto nei piccoli comuni che non riescono a sostenere economicamente un incremento delle ore.

Il confronto con Regione e Governo
UGL Autonomie ha già avviato interlocuzioni sia a livello regionale che nazionale: «abbiamo chiesto un incontro al governatore Occhiuto e all’assessore al Lavoro, Calabrese» spiega Petrassi, sottolineando anche un primo confronto con il Ministero sul tema previdenziale: «ma il problema non può più essere rinviato».
Il prossimo appuntamento è fissato per il 24 aprile a Rende, presso l’hotel President, dove si terrà un’assemblea con tutti i lavoratori del bacino calabrese ex Lsu/Lpu: «faremo il punto con gli stessi di quanto sta accadendo», conclude Petrassi, auspicando una risposta concreta dalle istituzioni e «di poter discutere le diverse proposte in maniera positiva per risolvere definitivamente questa vertenza che dura da troppi anni».


















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