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Il falso invalido di Zungri, tra welfare ed etica: diritti sociali traditi e disgregazione

Calabria

Il falso invalido di Zungri, tra welfare ed etica: diritti sociali traditi e disgregazione

Il Coordinamento Nazionale Docenti dei Diritti Umani interviene sul caso del falso invalido e del sequestro di beni da 144 mila euro: conseguenze etiche della frode assistenziale

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finto disabile 02

VIBO VALENTIA – Il recente caso del falso invalido scoperto dai carabinieri a Zungri è un invito a riflettere sui diritti sociali e sul loro significato più profondo. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) interviene in merito alla notizia del sequestro di beni per 144 mila euro nei confronti di un presunto finto disabile, emersa a seguito di un’articolata indagine condotta dai Carabinieri della Stazione di Zungri e dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia.

Falso invalido per oltre 7 anni, non solo un caso di cronaca

Secondo il Coordinamento, non si è di fronte a un semplice fatto di cronaca ma ad «un episodio che solleva interrogativi profondi sul significato dei diritti sociali e sulla responsabilità etica che ne accompagna il riconoscimento». La presunta indebita percezione di prestazioni assistenziali, protrattasi per oltre sette anni attraverso la dichiarazione di una condizione di invalidità totale e permanente, viene definita «una grave violazione del patto di fiducia tra cittadino e Stato».

Abuso del welfare e colpo alla dignità dei disabili reali

Il CNDDU sottolinea come ogni abuso del sistema di welfare produca un danno che va oltre la dimensione economica: «colpisce la dignità delle persone con disabilità reali, alimenta sospetti generalizzati e indebolisce la credibilità di strumenti pensati per garantire inclusione, tutela e pari opportunità». In questa prospettiva, la frode «non è mai un atto individuale isolato, ma una ferita inferta all’intera collettività». Il Coordinamento esprime apprezzamento per l’operato delle forze dell’ordine, evidenziando che «attraverso un’attenta ricostruzione dei rapporti patrimoniali e finanziari» sarebbero emersi elementi determinanti per il sequestro dei beni. Un’azione ritenuta «indispensabile per salvaguardare l’equità del sistema e per assicurare che le risorse pubbliche siano destinate a chi ne ha realmente bisogno».

finto disabile 01

Come docenti di Diritti Umani però «riteniamo imprescindibile ampliare la riflessione oltre il dato giudiziario», ricordando che «i diritti sociali non sono meri strumenti amministrativi, ma presìdi di civiltà che trovano senso solo se accompagnati da una profonda cultura della responsabilità». Quando un diritto «viene usato come maschera per l’inganno, esso perde la sua funzione emancipatrice e si trasforma in un fattore di disgregazione sociale».

La frode assistenziale, viene ribadito, «non danneggia soltanto le casse pubbliche, ma incrina il principio di solidarietà su cui si fonda lo Stato sociale», generando un clima di diffidenza che rischia di colpire chi vive condizioni di reale fragilità, con effetti come controlli più invasivi, ritardi nelle prestazioni e una crescente stigmatizzazione delle persone con disabilità.

Da qui l’appello a ribadire che «i diritti non possono essere disgiunti dai doveri» e che «la legalità non è un limite alla libertà, ma la sua condizione essenziale». In questo quadro, la scuola assume un ruolo centrale: «formare cittadini consapevoli significa promuovere una visione etica dei diritti, fondata sul rispetto dell’altro e sulla responsabilità verso la comunità». Un episodio che deve diventare «occasione di riflessione collettiva e di rilancio di una cultura dei diritti autentica», capace di difendere i più fragili senza generalizzazioni o pregiudizi. «Difendere i diritti umani – conclude il presidente del CNDDU, prof. Romano Pesavento – significa anche proteggerli da chi, con comportamenti fraudolenti, ne tradisce il valore e ne compromette la credibilità sociale».

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