Ionio
la denuncia
«Tre settimane senza farmaco»: nel Cosentino l’odissea sanitaria di un turista affetto da ADHD
Aveva un regolare Piano Terapeutico ma durante una permanenza di tre settimane in Calabria non è riuscito a ottenere la prescrizione del Medikinet. Una coppia è stata costretta a rientrare in Toscana e ha lanciata una segnalazione ad Asp e Regione

CORIGLIANO-ROSSANO (CS) – «Non cerco una polemica fine a se stessa, ma risposte». È con queste parole che Chiara, nome della lettrice che ha contattato la redazione di QuiCosenza, racconta una vicenda vissuta personalmente durante una permanenza di circa tre settimane in Calabria e che, a suo avviso, merita un approfondimento.
Al centro della segnalazione c’è la difficoltà incontrata dal marito, affetto da disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), nel proseguire una terapia farmacologica già in corso con Medikinet (metilfenidato), regolarmente prescritta nell’ambito del Servizio sanitario nazionale e accompagnata da Piano Terapeutico.
La vicenda, racconta Chiara, nasce da un errore commesso prima della partenza dalla Toscana. Al marito è stata infatti rilasciata una normale ricetta anziché la specifica ricetta ministeriale a ricalco in triplice copia necessaria per questo tipo di farmaco.
«Riconosciamo quindi l’errore iniziale», precisa la donna. Il problema, però, sarebbe sorto successivamente, una volta arrivati in Calabria.
«Pensavamo fosse una cosa risolvibile»
Con il Piano Terapeutico e tutta la documentazione relativa alla terapia che il marito segue regolarmente, la coppia ha cercato un medico che potesse effettuare la prescrizione necessaria per consentirgli di continuare il trattamento.
«Pensavamo fosse una cosa risolvibile», racconta Chiara.
Invece, secondo la sua ricostruzione, è iniziato «un vero e proprio percorso a ostacoli».
La coppia si è rivolta a diverse farmacie, a medici di medicina generale della zona, alla continuità assistenziale e, infine, anche al Pronto Soccorso dell’ospedale di Corigliano.
Prima di recarsi in ospedale, racconta la donna, avevano anche telefonato spiegando la situazione. «Ci era stato detto di recarci al Pronto Soccorso e che sarebbe stata valutata la possibilità di indirizzarci alla Psichiatria».
Una volta arrivati in ospedale e dopo l’attesa, hanno spiegato nuovamente la situazione. «Siamo stati ricevuti da un medico che si è qualificato come psichiatra e che ci ha comunicato che non disponevano del ricettario necessario per effettuare la prescrizione».
Durante il colloquio, aggiunge Chiara, sarebbe stato inoltre riferito che il Medikinet sarebbe un farmaco utilizzato per l’Alzheimer, «affermazione che ci ha lasciati molto perplessi».
Dalle farmacie alla guardia medica, fino all’ospedale
La ricerca di una soluzione è quindi proseguita.
«Ho contattato l’Asl di Corigliano-Rossano», racconta Chiara, descrivendo il percorso come «il peggio».
Una farmacista, che secondo la donna avrebbe cercato concretamente di aiutarli, ha contattato due medici di medicina generale della zona per chiedere se potessero effettuare la prescrizione.
Anche in quei casi, racconta, una volta comunicato il nome del farmaco la risposta sarebbe stata che non disponevano del ricettario necessario.
La coppia ha provato anche con la guardia medica.
«La guardia medica ci ha indirizzati all’ospedale».
A quel punto hanno spiegato di essere già stati in ospedale e che proprio dall’ospedale erano stati indirizzati alla continuità assistenziale.
«Ci siamo quindi trovati davanti a una situazione paradossale: la guardia medica ci mandava in ospedale e l’ospedale non era in grado di indicarci concretamente un medico che potesse effettuare la prescrizione».
La donna racconta di aver provato a contattare anche strutture e servizi in zone più lontane, tra cui Belvedere Marittimo, Cosenza e Castrovillari. Ha inoltre cercato di mettersi in contatto con la direzione medica dello spoke di Corigliano, «senza alcuna risposta a tutti i numeri presenti nel loro sito. Il silenzio assoluto».
Tre settimane senza terapia
Nel frattempo, secondo quanto riferito nella segnalazione, il marito è rimasto per circa tre settimane senza poter assumere il proprio farmaco, nonostante fosse un paziente già regolarmente in terapia e in possesso di un Piano Terapeutico.
Ma per Chiara c’è anche un altro aspetto della vicenda, che considera particolarmente grave dal punto di vista umano.
«Il Medikinet è un farmaco soggetto a una particolare disciplina prescrittiva, e questo lo comprendiamo perfettamente. Quello che non comprendiamo è perché, in alcune delle situazioni che abbiamo vissuto, mio marito sia stato fatto sentire quasi come una persona che stesse cercando di procurarsi una sostanza illecita».
La donna racconta in particolare l’esperienza vissuta in farmacia.
«In farmacia, davanti ad altre persone, parlare del farmaco e delle modalità necessarie per ottenerlo è stato profondamente umiliante».
«Si è sentito diverso. Mi ci sono sentita anche io per lui così», scrive Chiara.
«Come se dovesse giustificarsi per il fatto di assumere un farmaco prescritto per una condizione neuropsichiatrica».
«L’ADHD non è semplicemente essere distratti»
La vicenda, secondo la donna, pone anche una questione più generale sulla conoscenza e sulla gestione dell’ADHD.
«L’ADHD non è semplicemente essere distratti, avere poca concentrazione o essere “un po’ agitati”. È una condizione neuropsichiatrica che può incidere concretamente sulla vita quotidiana e che, quando viene trattata farmacologicamente, richiede la stessa serietà e continuità che ci si aspetta per qualsiasi altra terapia».
E sottolinea: «Non stavamo chiedendo un farmaco senza controllo medico. Non stavamo chiedendo di iniziare una terapia. Non stavamo cercando una prescrizione “facile”. Stavamo cercando di continuare una terapia già prescritta, con un Piano Terapeutico, mentre ci trovavamo temporaneamente in un’altra regione».
Il rientro in Toscana e la prescrizione finalmente effettuata
Alla fine, la coppia è stata costretta a rientrare in Toscana.
Una volta rientrato, il marito si è rivolto al proprio medico di medicina generale, che ha effettuato regolarmente la prescrizione ministeriale necessaria. Il problema, racconta Chiara, si è quindi risolto.
Ed è proprio questo passaggio ad aver lasciato la coppia ancora più incredula.
«Perché se la procedura è prevista e il farmaco può essere regolarmente prescritto, perché durante tre settimane di permanenza in Calabria non siamo riusciti a trovare un medico o una struttura in grado di effettuare concretamente quella prescrizione?».
Alla coppia sarebbe stato persino detto che avrebbe dovuto preoccuparsi, prima di partire dalla propria regione, di portare con sé una quantità di farmaco sufficiente per tutta la permanenza.
«Ma una persona che segue una terapia regolare, se si trova temporaneamente in un’altra regione, deve davvero essere costretta a prevedere ogni possibile problema prescrittivo prima di partire? Tra l’altro non è un farmaco che puoi prendere più scatole per scorta in qualche occasione».
Da qui le domande che Chiara pone alle autorità sanitarie e, più in generale, alla sanità calabrese: «Come fanno le persone che vivono stabilmente in Calabria e necessitano di questo tipo di terapia? A chi devono rivolgersi? Qual è il percorso previsto?».
E ancora: «Perché noi, pur avendo un Piano Terapeutico e una terapia già in corso, abbiamo dovuto girare tra farmacie, medici di base, guardia medica e ospedale senza riuscire a ottenere una risposta concreta?».
La segnalazione formale all’Asp e alla Regione
Chiara precisa di non voler generalizzare né accusare indiscriminatamente i medici calabresi.
«Voglio raccontare quello che è successo alla mia famiglia e chiedere che venga chiarito se esista un problema organizzativo, una carenza di informazione sulle procedure, una difficoltà nella disponibilità dei ricettari ministeriali o una diversa interpretazione delle modalità di prescrizione di questi farmaci».
Nel frattempo, proprio per cercare di comprendere come sia stato possibile arrivare a una situazione simile, la donna ha già provveduto a inviare una segnalazione formale tramite PEC all’Asp di Cosenza e agli uffici competenti della Regione Calabria, chiedendo che venga fatta chiarezza su quanto accaduto e, soprattutto, che le venga spiegato quale sia il percorso che un paziente nella situazione del marito dovrebbe concretamente seguire per poter continuare la propria terapia.
«Ho ritenuto doveroso chiedere prima alle autorità sanitarie una risposta e una spiegazione formale, perché non voglio semplicemente raccontare un’esperienza negativa: voglio capire dove si sia interrotto il percorso assistenziale e perché, nonostante un Piano Terapeutico regolare, nessuno sia stato in grado di indicarci una soluzione».
«Quante altre persone possono trovarsi nella stessa situazione?»
È questo, in definitiva, il punto che la segnalazione sottopone all’attenzione della redazione.
«Non si tratta soltanto del problema avuto da mio marito durante una vacanza», sottolinea Chiara. «Si tratta di capire se un cittadino italiano che segue una terapia farmacologica regolare possa realmente contare sulla continuità delle cure quando si trova temporaneamente fuori dalla propria regione».
E aggiunge: «Se è accaduto a noi durante una permanenza temporanea in Calabria, mi chiedo quante altre persone possano essersi trovate o possano trovarsi nella stessa situazione».
La donna ribadisce di non cercare «una polemica fine a se stessa, ma risposte».
«E credo che proprio il giornalismo possa aiutare a fare luce su una situazione che, per la nostra famiglia, è stata assurda e per me profondamente umiliante»


















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