Italia
Frane: oltre 636mila eventi registrati, cresce l’allarme anche in Calabria. Cambiamenti climatici aggravano il rischio

ROMA – L’Italia è il paese europeo con il più alto numero di frane storicamente registrate: secondo i dati aggiornati della piattaforma IdroGeo, realizzata dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), sono oltre 636.000 gli eventi franosi documentati sul territorio nazionale. Solo nei primi mesi del 2025 se ne sono verificati già 10, mentre l’anno scorso si è chiuso con 129 episodi. L’ultimo in ordine di tempo risale al 28 maggio, nel comune di Foza, in provincia di Vicenza, dove un grosso masso si è staccato da un versante finendo su una strada provinciale.
Un dato allarmante che evidenzia una tendenza in crescita, alimentata anche dagli effetti del cambiamento climatico. “Le frane tendono ad aumentare con l’intensificarsi delle precipitazioni concentrate in brevi periodi, fenomeno tipico del nuovo clima globale”, ha spiegato Fausto Guzzetti, esperto del CNR e tra gli organizzatori di un convegno dedicato al tema ospitato nei giorni scorsi a Roma dall’Accademia Nazionale dei Lincei, in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente.

Calabria: un territorio fragile
Anche la Calabria è tra le regioni italiane più vulnerabili al dissesto idrogeologico. Con il suo paesaggio aspro e variegato, stretto tra l’Appennino e il mare, la regione presenta un’elevata incidenza di frane, smottamenti e cedimenti di versante. Secondo gli studi dell’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI), quasi il 100% dei comuni calabresi è interessato da fenomeni franosi, con oltre 36.000 frane censite fino ad oggi.
Il rischio è particolarmente elevato nelle province di Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria, dove interi tratti viari risultano spesso esposti a crolli improvvisi, anche a causa della fragilità geologica dei terreni, del consumo di suolo non controllato e della scarsa manutenzione delle aree collinari.

Cambiamenti climatici e frane: un’emergenza annunciata
Le piogge intense e concentrate, sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici, sono tra i principali fattori scatenanti delle frane. Le alluvioni in Emilia-Romagna del maggio 2023, ad esempio, hanno provocato oltre 80.000 frane in pochi giorni, a dimostrazione della portata distruttiva che questi fenomeni possono raggiungere. Dal 1974 al 2023, in Italia le frane hanno causato 1.060 vittime e oltre 138.000 sfollati. Più di 1,3 milioni di persone, pari al 2,2% della popolazione, vivono oggi in aree a rischio frana.
Prevedere per prevenire
Come ha ricordato ancora Guzzetti, “le frane sono influenzate da molti fattori e la previsione a medio-lungo termine, quella utile per la pianificazione urbanistica e la gestione del territorio, è ancora estremamente complessa”. Gli ostacoli principali all’utilizzo su larga scala delle tecnologie esistenti sono i costi, la mancanza di risorse e, in alcuni casi, la frammentazione organizzativa. Eppure le soluzioni esistono: la rete satellitare Copernicus, ad esempio, permette già oggi di monitorare in tempo reale i movimenti del suolo, fornendo dati preziosi per la prevenzione.
Calabria e prevenzione: un percorso ancora in salita
In Calabria, diversi progetti sono stati avviati negli ultimi anni per migliorare il monitoraggio del territorio e la gestione del rischio, ma permane una fragilità strutturale dovuta anche alla lentezza degli interventi e alla necessità di un approccio integrato tra enti locali, protezione civile e mondo scientifico. La messa in sicurezza delle aree a rischio, il ripristino della vegetazione naturale e una pianificazione urbanistica più sostenibile sono oggi le sfide più urgenti per un territorio che ha pagato a caro prezzo, anche in vite umane, l’impreparazione davanti a fenomeni estremi.


















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