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Rende: Garante per l’infanzia, un modello per tutelare davvero i diritti dei minori in Calabria

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Rende: Garante per l’infanzia, un modello per tutelare davvero i diritti dei minori in Calabria

Il Comune di Rende istituisce il Garante per l’infanzia e l’adolescenza come risposta concreta a povertà educativa e disagio giovanile

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Rende: Garante per l’infanzia un modello per tutelare davvero i diritti dei minori in Calabria

RENDE – Nel dibattito pubblico si richiama spesso la centralità dell’infanzia e dell’adolescenza ma troppo frequentemente questi principi restano astratti. I diritti dei minori, invece, si concretizzano nei territori, nella capacità delle istituzioni locali di rispondere ai bisogni reali delle nuove generazioni che vivono attualmente in un contesto di grande povertà educativa, di fragilità psicologica e di disagio giovanile. È da questa consapevolezza che nasce la scelta del Comune di Rende di istituire la figura del Garante per l’infanzia e l’adolescenza: non un atto formale, ma una decisione politica che indica una direzione chiara.

Garante per l’infanzia: Galassi: “punto di riferimento concreto”

Come sottolinea la consigliera Galassi, questa figura rappresenta molto più di un presidio normativo o giuridico. È un punto di riferimento concreto, capace di ascoltare, intervenire e mettere in rete istituzioni, servizi e comunità. Un presidio di civiltà che garantisce la qualità della nostra democrazia.

Rende: Garante per l’infanzia un modello per tutelare davvero i diritti dei minori in Calabria

A livello comunale, il Garante assume un ruolo strategico: diventa un ponte tra scuola, servizi sociali, sistema sanitario, famiglie, associazioni e terzo settore facilitando il dialogo, raccogliendo segnalazioni, promuovendo sensibilizzazione e contribuendo a costruire risposte più efficaci e tempestive.

Un aspetto centrale di questa visione riguarda la genitorialità, intesa come “prima cura”. Non si può parlare di tutela dei minori senza sostenere le famiglie, accompagnarle nei percorsi educativi e prevenire situazioni di disagio. In questo senso, il Garante non è solo un osservatore, ma un alleato, capace di promuovere una cultura dell’infanzia fondata sulla prevenzione e sul benessere.

Il suo ruolo, inoltre, non si esaurisce nella dimensione tecnica: è anche culturale e sociale. Tuttavia, emerge una criticità importante: la mancanza di uniformità sul territorio calabrese. Non tutti i comuni sono ancora dotati di questa figura, creando una disparità che rischia di tradursi in una tutela diseguale. I diritti dei minori non possono dipendere dal luogo in cui si vive.

Per questo, l’esperienza di Rende deve diventare un modello. La consigliera Galassi lancia un appello chiaro: è necessario ampliare il raggio di questa scelta, spingendo anche gli altri comuni calabresi a istituire il Garante per l’infanzia e l’adolescenza. Non si tratta di un costo, ma di un investimento sulla qualità delle comunità, sulla prevenzione del disagio psicologico, sociale e culturale e sulla costruzione di un futuro più equo.

Garantire diritti reali ai bambini e agli adolescenti significa rafforzare il tessuto sociale e dare concretezza ai valori costituzionali. È una responsabilità istituzionale ma soprattutto una scelta di civiltà. Un segnale importante in questa direzione è arrivato anche dal recente momento di confronto promosso ieri presso l’Ordine dei Medici Chirurghi di Cosenza, nell’ambito del convegno dal titolo “La genitorialità è la propria cura”.

ordine dei medici cosenza

In questa sede, la consigliera Galassi ha affrontato il tema del Garante per l’infanzia e l’adolescenza con grande attenzione, generando un dibattito partecipato e ricco di spunti. Un’occasione che ha rafforzato la consapevolezza della necessità di estendere questo modello, rilanciando l’invito alle altre comunità del territorio ad istituire questa figura e a costruire insieme una rete più forte e inclusiva a tutela delle nuove generazioni.

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