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Sette secoli
I Giganti di “Cozzo del Pesco”: i 102 maestosi castagni della Sila Greca tornano a splendere
Nell’Oasi naturalistica nel cuore della Sila Greca, al via i lavori di riqualificazione di uno dei patrimoni arborei più straordinari d’Italia, con quasi 800 anni di storia. Un luogo magico che sfida persino le leggi della botanica

CORIGLIANO-ROSSANO (CS) – Hanno resistito alle gelate, alle tempeste e al passare di sette secoli. Ora i Giganti di Cozzo del Pesco — i 102 castagni millenari che abitano l’omonima Oasi naturalistica nel cuore della Sila Greca — ricevono le cure che meritano. Al via i lavori di riqualificazione dell’area, Zona di Protezione Speciale (ZPS), che prevedono interventi di conservazione della biodiversità, risanamento conservativo delle piante e la messa in sicurezza dei sentieri per i visitatori.
Gli operai di Calabria Verde si occuperanno del recupero degli esemplari più anziani — tra cui castagni, aceri e cerri — e della pulizia della vegetazione lungo i sentieri, restituendo sicurezza e fruibilità a uno dei luoghi naturali più affascinanti del Sud Italia.
Cos’è l’Oasi dei Giganti di Cozzo del Pesco
L’Oasi naturalistica dei Giganti di Cozzo del Pesco è una riserva naturale situata nel territorio di Corigliano-Rossano. Si trova a circa 5 km dall’Abbazia di Santa Maria del Patire e ricade all’interno della ZPS Foreste Rossanesi (codice IT93100067), tra le aree protette più importanti della Calabria. Il cuore dell’oasi sono i suoi 102 castagni monumentali: alberi talmente imponenti che alcuni raggiungono una circonferenza alla base di circa 12 metri. L’interno di alcuni tronchi, completamente cavi, è abbastanza ampio da ospitare diverse persone in piedi.

La storia: dai monaci basiliani ai giorni nostri
I castagni di Cozzo del Pesco non sono lì per caso. I primi esemplari risalgono alla seconda metà del XIII secolo e furono piantati dai monaci basiliani della vicina Abbazia del Pathirion. I monaci utilizzavano le castagne — trasformate in farina dolce o pane — come merce di scambio e strumento di baratto, non solo con le comunità locali, ma anche con i forestieri di passaggio. L’oasi è così una stratificazione vivente della storia calabrese: tra i 102 castagni ci sono esemplari di ogni epoca. I più antichi risalgono alla seconda metà del 1200, altri al 1300; i più numerosi oscillano tra il 1400 e il 1500, con alcuni esemplari più recenti che arrivano fino al 1600 e oltre.
C’è qualcosa di straordinario in questo bosco che va oltre la semplice antichità degli alberi. Secondo le leggi tradizionali della botanica, i castagni di maggiori dimensioni e più vetusti tendono a crescere isolati rispetto agli altri. A Cozzo del Pesco, invece, veri e propri gruppi di castagni giganteschi convivono fianco a fianco da sette o ottocento anni. Un enigma ancora irrisolto per i botanici, che rende questo bosco non solo un patrimonio naturale, ma anche un oggetto di studio scientifico di grande interesse.
Flora e Fauna: un ecosistema ricchissimo
Accanto ai 102 castagni monumentali, l’oasi ospita anche 76 aceri di notevoli dimensioni, con altezze che arrivano fino a 30 metri. Tutt’intorno si estende una vasta foresta composta da pino laricio, quercia di Dalechamps e faggi, che crea un mosaico forestale di straordinaria ricchezza ecologica. La fauna dell’Oasi è quella tipica della Sila Greca. Il protagonista indiscusso è il lupo appenninico, che nella Sila ha uno dei suoi areali di maggiore diffusione in tutto il Sud Italia. I grandi alberi cavi dell’oasi offrono rifugio anche al gatto selvatico e alla martora, specie rare e protette.
Nel bosco circostante si incontrano anche volpe, faina, donnola, puzzola e istrice. Negli ultimi anni è stata segnalata anche la presenza del capriolo silano, a testimonianza del buono stato di conservazione dell’ecosistema. Tra i rapaci diurni spiccano la poiana e il gheppio; tra quelli notturni, il gufo comune, il barbagianni e l’allocco. Il picchio rosso maggiore, il picchio verde, il picchio muratore, la ghiandaia, il merlo e l’upupa completano il ricco panorama avifaunistico. Di passaggio è possibile avvistare anche qualche esemplare di aquila, che nidifica sul Pollino e si spinge fino all’area dell’Oasi.

I Lavori di riqualificazione dell’oasi nella Sila Greca
Gli interventi avviati con la consegna dei lavori riguardano tre fronti principali:
- Conservazione della biodiversità: tutela degli equilibri ecologici dell’intera area protetta.
- Risanamento conservativo: interventi mirati sulle piante centenarie di castagno, acero e cerro per preservarne la salute e la stabilità strutturale.
- Messa in sicurezza dei sentieri: rimozione della vegetazione invasiva che aveva reso i percorsi pericolosi, per riaprire l’oasi ai visitatori in totale sicurezza.
Come Raggiungere l’Oasi dei Giganti di Cozzo del Pesco
L’Oasi di Cozzo del Pesco è facilmente raggiungibile in auto da Rossano percorrendo la SP 188. Dopo circa 15 km si raggiunge il bivio per la Casa Forestale della Finaita, segnalato da un grande cartello dell’Oasi. Da lì si lascia l’auto e si imbocca a piedi la stradella a fondo naturale che gira a destra in leggera discesa. Il percorso attraversa dapprima il giovane Bosco di Arcòdero, recentemente diradato, poi scende con una breve ripida discesa che si apre sulla sinistra verso l’alta Valle del Cino. Da qui si entra nel bosco monumentale dei Giganti.





















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