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le criticità
Anche il Gimbe boccia il semestre filtro a Medicina: «Flop di una riforma superflua»
La Fondazione Gimbe, in un’analisi pubblicata questa mattina, ha commentato la riforma del semetre filtro per l’accesso ai corsi di laurea in Medicina. Cartabellotta: “Ora costretti al 6 politico, ma il problema non è la carenza di medici”

COSENZA – Il semestre filtro, nuova modalità per l’accesso alla facoltà di Medicina, nelle ultime settimane sta ricevendo pareri negativi e critiche che arrivano da diverse parti. Negli scorsi giorni, in Calabria, era stata la consigliera regionale del Pd, Rosellina Madeo a parlare di una vera e propria “Caporetto” indicando l’inadeguatezza della riforma sui test di Medicina.
Oggi è la Fondazione Gimbe a commentare e bocciare la riforma dell’accesso ai corsi di laurea in Medicina con l’introduzione del semestre filtro. “Il flop annunciato di una riforma superflua” spiega. In un’analisi pubblicata questa mattina, Gimbe sottolinea come la riforma non solo ha mostrato serie criticità, ma era superflua poiché non incide sui principali problemi legati al personale sanitario.
Già negli scorsi giorni il presidente Cartabellotta aveva difeso gli studenti etichettati come ignoranti e scansafatiche in seguito ai primi risultati emersi proprio dal nuovo sistema introdotto.
Gimbe sul semestre filtro: “Il problema è l’abbandono del servizio sanitario”
“Il problema italiano non è rappresentato dalla mancanza di medici in termini assoluti, ma dal loro progressivo abbandono del Servizio sanitario nazionale e da carenze selettive, perché sempre meno giovani scelgono la medicina generale e alcune specialità cruciali, ma poco attrattive”, afferma il presidente Gimbe, Nino Cartabellotta.
Secondo l’analisi Gimbe, l’Italia ha una dotazione di medici che, con 5,4 professionisti ogni 1.000 abitanti la situa al di sopra della media Ocse e dei paesi europei. Un quadro del tutto positivo che si proietta anche nel futuro. Anche qui, infatti, non sono previste carenze poiché l’aumento dei posti nei corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia, cresciuti del 51% solo negli ultimi 3 anni, è più che sufficiente a compensare i pensionamenti attesi.
Anzi, “il forte incremento degli accessi rischia di produrre, nel medio-lungo periodo, un numero di laureati superiore alle reali capacità di assorbimento del servizio sanitario”, precisa Cartabellotta.

Il vero problema, spiega Gimbe, che la riforma non incide, invece, sulla fuga dal servizio sanitario: quasi 93 mila medici, pari al 29,4% del totale, non lavorano nel servizio pubblico, come dipendenti o convenzionati, né risultano inseriti in percorsi formativi post-laurea. Un quadro questo che non dà benefici nemmeno sulla carenza di medici di medicina generale, settore in cui, secondo Gimbe, mancano 5.575 unità.
La riforma Bernini, “lanciata con slogan populisti – si legge ancora nell’analisi – ha alimentato l’illusione che laureare più medici fosse la panacea per risolvere i problemi del servizio sanitario nazionale. I dati raccontano invece una realtà ben diversa”.
Ora, si ipotizza una sanatoria che ne “certifica il fallimento”, in quanto si passa “dall’ambiziosa pretesa di una selezione basata sul merito all’inevitabile compromesso del 6 politico – conclude Cartabellotta auspicando – una riforma della riforma”.
Bernini: “Pronti a rivedere semestre filtro”
La rettifica della ministra Bernini non si è fatta attendere. Nelle scorse ore, infatti, la responsabile Università del governo Meloni ha fatto sapere di essere pronta a rivedere la riforma sul semestre filtro a Medicina. Le ipotesi al vaglio vanno dalla riduzione dei programmi d’esame all’estensione della durata delle lezioni fino all’ampliamento dei tempi tra la fine dei corsi e l’inizio degli esami.

La ministra ha suggerito l’istituzione di un tavolo di confronto permanente sulla riforma dell’accesso a Medicina escludendo però un vero e proprio passo indietro, inteso ad un ritorno ai test d’ingresso. Ha assunto piena disponibilità a intervenire sul funzionamento del nuovo sistema già dal prossimo anno.

















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