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Il personale non basta: in Rsa cala qualità dei servizi e cresce burnout

Italia

Il personale non basta: in Rsa cala qualità dei servizi e cresce burnout

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ROMA – Nelle Rsa italiane manca all’appello il 21,7% degli infermieri, il 13% dei medici e il 10,8% degli operatori sociosanitari. Per questa ragione, in 3 strutture su 4 nell’ultimo anno è cresciuto il burnout dei dipendenti, è peggiorata la qualità dei servizi e si è assistito a un aumento dei costi del personale. Sono questi i dati principali che emergono dal 5° Rapporto dell’Osservatorio Long Term Care Cergas SDA Bocconi – Essity. Il rapporto quest’anno è incentrato sulla carenza di personale.

“Gli standard minimi stabiliti dalle norme, infatti, non sempre corrispondono a quanto sarebbe necessario in funzione delle caratteristiche effettive del servizio residenziale, chiamato a rispondere a bisogni dei residenti sempre più complessi e multi-dimensionali”, spiegano in una nota gli estensori del rapporto, da cui emerge che per il 91% delle Rsa la normativa regionale e gli standard vetusti sono il più grande vincolo alla gestione del personale. “I dati mostrano che affrontare la crisi del personale è possibile, ma serve un investimento in una duplice direzione: ripensare i servizi in funzione anche delle nuove necessità dei professionisti e operatori e investire ancora di più sulle persone”, ha detto la coordinatrice del rapporto Elisabetta Notarnicola, della Sda Bocconi School of Management.

Tra i nodi emersi dal documento la forte eterogeneità territoriale. Un confronto tra 12 Regioni ha mostrato che le diverse normative hanno prodotto standard assistenziali, tariffe e criteri di classificazione degli ospiti diversi; ciò ha avuto ripercussioni sull’operatività dei gestori e sulla loro capacità di rispondere ai bisogni degli ospiti delle strutture. “Lo sforzo delle aziende nel superare la crisi è notevole, ma per un reale cambiamento è necessario che le singole risposte siano coordinate in una visione d’insieme più ampia”, ha aggiunto Notarnicola.

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