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Imparare ad annoiarsi: la pedagogista Renzo «la noia come strumento educativo per la creatività»

Ionio

Imparare ad annoiarsi: la pedagogista Renzo «la noia come strumento educativo per la creatività»

“Senza noia non c’è creatività, non c’è autonomia”: secondo Teresa Pia Renzo, insegnare ai bambini a fermarsi e ad affrontare il vuoto mentale è un atto educativo fondamentale per la crescita emotiva e cognitiva

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noia bambini 02

CORIGLIANO ROSSANO (CS) – “Una generazione che non tollera la noia è una generazione di uomini piccoli, nei quali ogni impulso vitale appassisce”. Sono le parole di Bertrand Russell che ispirano la riflessione della pedagogista Teresa Pia Renzo per la quale, la noia non è un vuoto da colmare a tutti i costi, ma una condizione necessaria per lo sviluppo mentale ed emotivo di bambini e adolescenti.

La noia cronica e quella sana

La pedagogista distingue tra noia cronica, che può portare a disagio e isolamento, e noia sana, fisiologica, utile per ricaricare il cervello. “Come si ricarica un cellulare – spiega la d.ssa Renzo – così si ricarica la mente. Se non colmiamo subito quel vuoto con uno smartphone o con la televisione, diamo spazio alla creatività, al pensiero, al confronto con sé stessi”.

noia bambini

Bambini iper-caricati e perdita della capacità di desiderare

La pedagogista evidenzia il problema dei bambini sempre impegnati, senza pause: “È giusto che frequentino la scuola, è positivo che svolgano attività, ma riempire ogni spazio della giornata per evitare che si annoino è un errore grave. Perché la noia è il desiderio di desiderare. Quando tutto è già programmato e disponibile, si perde la capacità di attendere, di immaginare, di creare. Senza attesa non c’è crescita”.

pedagogista teresa pia renzo - noia

Il laboratorio della mente per creare dal vuoto

Per illustrare il concetto, la pedagogista propone un esempio pratico: “Immaginate una stanza senza giochi, con due o tre bambini. Privati di stimoli preconfezionati, quei bambini sono costretti a inventare. Devono creare un gioco, stabilirne le regole, organizzarne lo svolgimento. In quel momento accade qualcosa di straordinario a livello cerebrale. Il bambino pensa, struttura, elabora. Sta crescendo”.

Nella scuola diretta da Teresa Pia Renzo, la noia viene introdotta come momento educativo: 5 o 10 minuti dopo pranzo senza stimoli esterni. “È un momento di blackout apparente – chiarisce – ma in realtà è un tempo educativo preziosissimo. Insegniamo ai bambini a gestire l’attesa, a tollerare la frustrazione, a stare con sé stessi.

noia bambini 03

Un passaggio che contribuisce alla costruzione dell’autonomia e della stabilità emotiva”. Secondo Renzo, la capacità di tollerare la frustrazione è centrale per la salute mentale: “Chi non sa stare nella noia rischia di cercare continuamente stimoli esterni per riempire un vuoto che dovrebbe imparare ad abitare.”

La noia, precisa, non è trascuratezza né disinteresse. “Staccare la spina, restare dieci minuti senza fare nulla, non è perdita di tempo. È salute mentale. È educazione al pensiero. È costruzione dell’identità. Imparare ad annoiarsi è una delle più alte forme di educazione contemporanea”.

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