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Imu: Cosenza tra le città meno care mentre Roma e Milano guidano la classifica

Area Urbana

Imu: Cosenza tra le città meno care mentre Roma e Milano guidano la classifica

Imu e disuguaglianze in Italia. Cosenza a 395 euro contro i 3.499 di Roma. La Uil: «quadro iniquo di una vera e propria lotteria fiscale»

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ROMA – Disuguaglianze sempre più marcate nel pagamento Imu. La Uil lo definisce una vera e propria “lotteria fiscale”, con Cosenza che figura tra le città meno costose d’Italia. È quanto emerge dallo studio del servizio Stato sociale, politiche fiscali e previdenziali, immigrazione del sindacato, diretto dal segretario confederale Santo Biondo, in vista della scadenza del 16 dicembre, data entro la quale pagare il saldo dell’imposta municipale sugli immobili – dalle seconde case a quelle di lusso, dagli immobili commerciali alle aree edificabili e ai terreni agricoli.

Imu: sistema fiscale immobiliare italiano “diseguale e confuso”

Secondo la Uil “a parità di condizioni economiche, il prelievo varia sensibilmente da un Comune all’altro e tra diverse categorie catastali”. Uno scenario che alimenta, secondo il sindacato, strutturali “ingiustizie e disuguaglianze” determinate da valori catastali “obsoleti” e da un mosaico di aliquote locali spesso incoerenti.

A livello nazionale, la media dell’Imu sulle seconde case è di 977 euro, ma lo squilibrio territoriale è evidente: si va dai 3.499 euro pagati a Roma ai 2.957 di Milano, passando per 2.335 a Venezia, 1.984 a Torino e 1.973 a Firenze. All’estremo opposto della classifica, tra le città meno care, si trovano Palermo (391 euro), Pesaro (394), Cosenza (395) ed Enna (460). La Uil ricorda inoltre che, secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate (2020), sono 26,1 milioni i proprietari che versano l’imposta, il 41% dei quali lavoratrici e lavoratori dipendenti e pensionati. Il gettito complessivo annuale raggiunge i 19,4 miliardi di euro.

Imu Santo Biondo

“I dati restituiscono il quadro iniquo di una vera e propria lotteria fiscale, derivante da valori obsoleti e da un mosaico di aliquote locali che alimentano ingiustizie e disuguaglianze”, afferma Biondo, che aggiunge: “Servono valori che rispecchino il mercato, con verifiche periodiche e criteri omogenei su tutto il territorio nazionale. La revisione dovrebbe essere a gettito complessivo invariato: si aggiornano le basi imponibili, si abbassa l’aliquota di riferimento e si correggono le storture, senza gravare su chi già paga il giusto”.

Il sindacato sollecita anche maggiore progressività: “Chi possiede patrimoni immobiliari di alto valore, case di lusso o immobili lasciati vuoti deve contribuire di più, mentre chi ha redditi medio-bassi, famiglie numerose o affitta a canone concordato deve beneficiare di sconti automatici e tutele certe”.

Tra le proposte della Uil anche l’uniformità delle detrazioni comunali, per garantire “pari trattamento ai cittadini con la stessa condizione economica”, e una regola nazionale che definisca un range omogeneo di aliquote, con obbligo per i Comuni di motivare pubblicamente eventuali aumenti: “Meno discrezionalità e più responsabilità: se si alza l’aliquota, si deve dire con chiarezza per quali servizi e con quali risultati”. Infine, Biondo rilancia la necessità di una banca dati unificatacatasto, anagrafe, utenze e locazioni – definendola “strumento essenziale per stanare le false pertinenze e gli immobili fittiziamente ‘inutilizzati’”.

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