CORIGLIANO ROSSANO (CS) – Un sostegno elettorale da garantire con discrezione in cambio di opportunità lavorative per sé e per i familiari. È l’ipotesi ricostruita nell’ordinanza cautelare dell’inchiesta antimafia “Ginestra”, che ha portato all’esecuzione di 41 misure cautelari nella Sibaritide.
Secondo la ricostruzione del gip di Catanzaro Fabiana Giacchetti, Annibale Matalone, finito in carcere, si sarebbe impegnato a raccogliere voti per Flavio Stasi, rieletto sindaco di Corigliano Rossano nel giugno 2024, in cambio della prospettiva di un impiego per sé e per i familiari.

Operazione Ginestra, il presunto accordo per la rielezione di Stasi
Tra i capitoli più delicati dell’inchiesta figura la contestazione di scambio elettorale politico-mafioso in relazione alle elezioni amministrative dell’8 e 9 giugno 2024 a Corigliano Rossano. La Dda ipotizza rapporti tra esponenti del gruppo criminale attivo nell’area rossanese e amministratori locali, nell’ambito di presunti accordi finalizzati a ottenere sostegno elettorale. Le singole posizioni e le responsabilità dovranno essere verificate nel corso del procedimento penale.
Le conversazioni intercettate ricostruiscono contatti avviati prima del voto, con riferimenti a possibili assunzioni al cimitero comunale e in attività collegate all’amministrazione. Durante un pranzo del 6 maggio 2024, Matalone avrebbe manifestato la propria disponibilità a procurare consensi, ponendo però una condizione: «glieli raccogliamo parecchi voti e vediamo se si mette a disposizione, però deve essere sicuro».
Nei giorni successivi sarebbero proseguiti i contatti e le interlocuzioni sulle prospettive lavorative, mentre le indagini avrebbero documentato ulteriori attività di propaganda a favore del sindaco. Le immagini di videosorveglianza del 16 maggio collocano Curia e Matalone nei pressi del comitato elettorale di Stasi, ma non documentano direttamente il contenuto di un accordo né un colloquio tra il sindaco e Matalone. Per il gip, la valutazione complessiva degli elementi raccolti sostiene la gravità indiziaria dell’ipotesi di scambio elettorale politico-mafioso, le cui responsabilità dovranno essere accertate nel procedimento penale.
Lucisano e Mingrone: campagna elettorale e assunzione
Un secondo filone riguarderebbe Pietro Lucisano, consigliere comunale d’opposizione finito agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, e Antonio Mingrone, anch’egli sottoposto alla stessa misura. Secondo l’accusa, durante la campagna elettorale per le amministrative del 2024 sarebbe stato concordato uno scambio tra sostegno politico e prospettive occupazionali.
I primi contatti risalirebbero ad aprile, mentre i primi di maggio Mingrone avrebbe riferito a Matalone di aver incontrato Lucisano e di avergli chiesto un impiego temporaneo. Il passaggio centrale dell’indagine sarebbe avvenuto il 20 maggio nella sede elettorale del candidato, dove una conversazione intercettata avrebbe riguardato la ricerca di persone per raccogliere i risultati delle sezioni e l’organizzazione della campagna.

«Tu dammi una mano», avrebbe chiesto Lucisano, ottenendo la disponibilità dell’interlocutore: «Io ti dico sezione e tutto». Nel corso dell’incontro sarebbe stata consegnata anche una somma di denaro per le attività elettorali, mentre il giudice individua nella conversazione elementi a sostegno della presunta promessa di interessarsi all’assunzione di Mingrone. Le intercettazioni successive documenterebbero un’attività di ricerca dei voti, con episodi di pressione sugli elettori contestati nell’ambito dell’inchiesta.
Dopo il voto, Mingrone avrebbe continuato a sollecitare un’opportunità lavorativa, fino a essere indirizzato, a settembre, presso un’agenzia per il lavoro. Il 2 ottobre 2024 sarebbe stato assunto a tempo indeterminato come manovale edile. Un esito che, secondo la ricostruzione accusatoria, rappresenterebbe un riscontro significativo del presunto accordo. Entrambi gli indagati sono accusati di scambio elettorale politico-mafioso: la valutazione cautelare del gip riconosce la gravità indiziaria, ma non equivale a una condanna definitiva.
Blitz antimafia Ginestra, smantellata la rete delle cosche della Sibaritide
L’indagine, avviata nel 2021 anche sulla base delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, avrebbe consentito di delineare una struttura criminale articolata in gruppi riconducibili alle cosche di Acri e di Corigliano, operanti tra Corigliano Rossano e la contrada Lattughelle di Cassano allo Ionio. Secondo l’ipotesi investigativa, i gruppi avrebbero goduto di margini di autonomia, mantenendo tuttavia rapporti di dipendenza e coordinamento con il Locale di Cirò, oltre a collegamenti con esponenti della ’ndrangheta crotonese.
A ricostruire i presunti equilibri criminali hanno contribuito intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti, sistemi di localizzazione satellitare e telecamere collocate nei luoghi frequentati dagli indagati. Tra gli elementi acquisiti figura anche un manoscritto contenente parte della contabilità della cosca cirotana, nel quale sarebbe comparso il gruppo rossanese.
Omicidi, estorsioni e il business dei flussi migratori
Il quadro investigativo comprende una serie di presunti reati che, secondo la Dda, sarebbero stati funzionali al consolidamento del potere criminale e al controllo delle risorse economiche del territorio. Tra le contestazioni figurano estorsioni, rapine, furti, intestazioni fittizie di beni, detenzione illegale di armi e favoreggiamento della latitanza.

L’inchiesta riapre inoltre il capitolo di due omicidi: quello di Giorgio Salvatore Cimino, raggiunto da colpi d’arma da fuoco nel maggio 2001 all’interno del Roxy Bar di Corigliano Calabro e deceduto il 13 giugno successivo, e quello di Carmine Morello, scomparso il 9 agosto 2023 e ritrovato senza vita in una zona rurale di Corigliano Rossano, ucciso con tre colpi di pistola alla testa.
Gli approfondimenti investigativi avrebbero individuato gravi indizi a carico dei presunti esecutori materiali dell’omicidio Morello, uno dei quali nel frattempo deceduto in un incidente stradale. Tra i delitti contestati rientrano anche l’omicidio di Pasquale Aquino e il tentato omicidio di Cosimo Marchese.
Un altro filone riguarda il presunto favoreggiamento dell’immigrazione clandestina attraverso l’utilizzo strumentale del decreto flussi: secondo l’accusa, centinaia di cittadini stranieri avrebbero pagato somme di migliaia di euro per ottenere documenti necessari all’ingresso o alla permanenza in Italia. Alcuni imprenditori avrebbero presentato domande di assunzione per lavoratori stagionali senza l’effettiva intenzione di impiegarli, consentendo così di ottenere i nulla osta in cambio di denaro. I proventi di questo sistema, secondo gli investigatori, avrebbero alimentato le casse dell’organizzazione mafiosa.
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