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Inchiesta su Glovo, 40mila rider sfruttati: 2,5 euro a consegna «paghe sotto la soglia di povertà»

Italia

Ipotesi di caporalato

Inchiesta su Glovo, 40mila rider sfruttati: 2,5 euro a consegna «paghe sotto la soglia di povertà»

La Procura di Milano dispone il controllo giudiziario per Foodinho, società del gruppo Glovo. Ipotesi di caporalato su circa 40mila lavoratori in tutta Italia

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Rider Glovo 02

MILANO – Paghe da fame e turni massacranti: è il quadro che emerge dal decreto con cui la Procura di Milano ha disposto in via d’urgenza il controllo giudiziario di Foodinho, società milanese di delivery food del colosso spagnolo Glovo. Rider pagati anche solo 2,5 euro a consegna, con compensi “sotto la soglia di povertà” e in violazione dei contratti collettivi e della Costituzione, perché incapaci di garantire una “esistenza libera e dignitosa”.

Glovo, rider sfruttati e monitorati

Secondo i pm, i rider erano sottoposti a un “monitoraggio continuo” tramite app, con “poche pause”, turni fino a 12 ore al giorno, in qualsiasi condizione climatica, e “punizioni” in caso di ritardi. Uno “sfruttamento” che andava avanti “da anni” e che rappresenta una “illegalità che è indispensabile far cessare al più presto”.

L’ipotesi di caporalato su 40mila lavoratori

L’ipotesi di reato è caporalato su circa 40mila rider impiegati in tutta Italia. Il provvedimento dovrà ora essere valutato da un giudice per le indagini preliminari. Come scrive il pm Paolo Storari, l’amministratore giudiziario nominato, Adriano Romanò, dovrà procedere alla “regolarizzazione dei lavoratori” e adottare “adeguate misure” per “evitare il ripetersi di fenomeni” di sfruttamento.

Nell’inchiesta, condotta dai carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro, è indagato anche il responsabile spagnolo di Foodinho e la società. L’amministratore unico, avrebbe utilizzato “manodopera in condizioni di sfruttamento e approfittando dello stato di bisogno”. Secondo il decreto, ai rider – circa duemila solo a Milano – veniva corrisposta “una retribuzione in alcuni casi inferiore fino al 76,95% rispetto alla soglia di povertà e inferiore fino al 81,62% rispetto alla contrattazione collettiva”.

 

Rider Glovo 01

“Mi sento un numero”

Agli atti ci sono decine di testimonianze di rider, in gran parte stranieri, tra cui pakistani e ghanesi: “il compenso varia tra 2,50 e 3,70 euro a consegna”, racconta un rider. “Sono sempre geolocalizzato tramite l’app e, se sono in ritardo, Glovo mi chiama per sapere cosa succede”. Molti hanno riferito di guadagnare non più di “800 o 900 euro” al mese, lavorando in centro a Milano. “Mi sento un numero per la piattaforma. E se mi rubano la bici tutte le spese sono a carico mio”, ha affermato un altro lavoratore. “Glovo mi chiama e mi dice di velocizzare”, racconta un rider, mentre un altro aggiunge: “Sono controllato tramite Gps e Glovo può vedere se mi fermo”.

Un ciclofattorino ha dichiarato di effettuare “una ventina di consegne al giorno”, percorrendo “tra i 50 e i 60 chilometri”. Per i ritardi, molti hanno raccontato di aver “subito penalizzazioni”. In diversi verbali emerge una condizione di forte disagio: “Sono costretto a fare il rider pur di sopravvivere”. E ancora: “A Milano è molto difficile affrontare tante spese; sono molto preoccupato e triste. Mia moglie e mia figlia di un anno vivono in Pakistan”.

Secondo la Procura, la piattaforma “governa l’allocazione del lavoro” e incide sulle paghe attraverso “parametri di performance”, come “accettazione, puntualità e disponibilità”. Una vera e propria “etero-organizzazione digitale” che, a fronte delle retribuzioni, riduce i lavoratori alla “miseria”.

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