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Inchiesta sul Ponte: “l’ex presidente della Corte dei Conti Miele rivelò informazioni”

Calabria

LE INDAGINI

Inchiesta sul Ponte: “l’ex presidente della Corte dei Conti Miele rivelò informazioni”

L’inchiesta della Procura di Roma sul Ponte sullo Stretto ipotizza un presunto sistema di scambio di informazioni riservate e utilità tra l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele e alcuni soggetti legati al progetto

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ROMA – C’è anche Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, tra gli indagati nell’inchiesta della Procura di Roma relativa al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina e ai controlli di legittimità sull’iter approvativo del Cipess, il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile. E’ quanto emerge dagli atti dell’indagine della Procura di Roma.

Con Miele risultano iscritti nel registro degli indagati anche Vincenzo Virgiglio, indicato come responsabile delle relazioni esterne dell’associazione “Accademia Calabria”, e Giacomo Francesco Saccomanno, già componente del cda della società Stretto di Messina Spa.

Miele indagato perchè ha favorito la società Stretto di Messina

Secondo l’accusa, Miele è indagato perché ha favorito “la società Stretto di Messina – è detto nel capo di imputazione – concretamente interessata al parere positivo della sezione di Controllo della Corte dei Conti per l’esame di legittimità della delibera Cipess n. 41/25, con cui è stato approvato il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto con prescrizioni e raccomandazioni”.

ponte stretto messina

In particolare, gli inquirenti contestano al magistrato contabile di aver rivelato informazioni riservate sugli orientamenti di altri componenti della Corte dei Conti e sull’andamento della Camera di consiglio chiamata a pronunciarsi sulla legittimità dell’atto, nonché di aver messo a disposizione il proprio ruolo istituzionale per favorire un esito positivo del controllo contabile. In cambio, sempre secondo l’impostazione accusatoria, Miele avrebbe ricevuto e accettato la promessa di utilità da parte di Virgiglio e Saccomanno. Le utilità contestate

consisterebbero in raccomandazioni, partecipazioni a eventi promossi da “Accademia Calabria” e interventi presso terzi finalizzati a sostenere le aspirazioni professionali e lavorative del magistrato dopo il pensionamento. I fatti contestati sarebbero avvenuti a Roma a partire dall’autunno del 2025.

“Il Ponte è una situazione critica”: le intercettazioni ambientali

“Ehh… però è una situazione… critica!”. È quanto afferma l’ex aggiunto della Corte dei Conti, Tommaso Miele in una intercettazione ambientale citata nelle carte della Procura di Roma in cui si procede anche per corruzione nell’indagine sul Ponte dello Stretto. Per i pm la conversazione “lascia intendere all’interlocutore di avere visionato la documentazione della istruttoria relativa al progetto Ponte”.
Miele avrebbe definito la situazione “in salita”, pur non ritenendosi preoccupato dall’ultimo rigetto della Corte del 17 novembre, considerato “logica conseguenza del rigetto del 29 ottobre”, aggiungendo: “il problema da risolvere è sempre quello…cioè, non cambia una virgola, però se ci scriviamo, ci parliamo, ci vediamo”. Gli inquirenti riportano anche il riferimento a un report riservato predisposto sulla vicenda da consegnare ai privati coinvolti: “l’importante che tu dai comunque il report…. che io sto sul pezzo… noi stiamo sul pezzo”.

Ponte Sullo Stretto Di Messina

Dagli atti emerge il rapporto tra Miele e l’imprenditore Vincenzo Virgiglio, anch’egli indagato. Secondo l’accusa, il magistrato si sarebbe rivolto all’imprenditore anche per individuare architetti di fiducia per lavori nelle abitazioni dei figli. Sempre secondo l’accusa Miele, prossimo al pensionamento avvenuto nel febbraio 2026, era interessato a ottenere “cariche apicali in organismi di diritto pubblico successivamente al pensionamento”.

In un’altra conversazione Miele avrebbe parlato delle proprie prospettive future: “quando andrò in pensione ora l’anno nuovo, io dovrei fare il Presidente di non so che ancora… però mi hanno chiesto la disponibilità… io ho sparato alto…c’ho l’imbarazzo della scelta e ti dico la verità… se gli arriva un bell’endorsment… certo che va bene”.

“I miei amici del governo si aspettavano una presa di distanza”

“I miei amici del governo a cominciare da Salvini …si sarebbero aspettati… una presa di distanza”. Così l’ex aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele si sarebbe rivolto all’impenditore Vincenzo Virgiglio in un’intercettazione riportata nel decreto di perquisizione disposto dalla procura di Roma nei confronti dei 3 indagati nell’inchiesta per corruzione sul Ponte dello Stretto.

Il magistrato contabile contatta l’imprenditore e gli racconta di avere evitato di partecipare ad una manifestazione per non trovarsi in difficoltà davanti alla domande dei giornalisti sulla decisione della Corte dei Conti di stoppare il progetto dell’opera, in quanto lui non era “assolutamente allineato a questi deficienti dei miei colleghi” e, al tempo stesso – come viene riportato nel decreto – non poteva esprimere la sua vicinanza di pensiero al gruppo politico favorevole al progetto Ponte (“i miei amici del governo a cominciare da Salvini …si sarebbero aspettati… una presa di distanza”) senza creare crisi istituzionali”.

Nel decreto viene citata una intercettazione del 31 ottobre 2025 tra gli altri due indagati in cui l’imprenditore Virgiglio riferisce all’avvocato Saccomanno le confidenze ricevute da Miele sullo svolgimento della camera di consiglio della Corte dei Conti: “Tommaso Miele mi diceva ieri hanno avuto una spaccatura interna pazzesca… e lui se n’è andato per non votare…”

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