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Infermieri, l’allarme di OPI Cosenza: «ne mancano fino a 100mila». In arrivo nuove specializzazioni

Area Urbana

L'INTERVISTA

Infermieri, l’allarme di OPI Cosenza: «ne mancano fino a 100mila». In arrivo nuove specializzazioni

Dalla carenza di personale al rischio salariale, fino alla riforma delle lauree e alle nuove competenze prescrittive: Il presidente dell’OPI Cosenza, Fausto Sposato, chiede “un cambio di paradigma” per salvare il sistema sanitario calabrese e nazionale

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Opi Cosenza - infermieri - Fausto Sposato

COSENZA – Nell’ambito della Giornata internazionale dell’Infermiere, l’OPI – Ordine delle Professioni Infermieristiche di Cosenza – ha reso omaggio ad una professione considerata l’asse portante dei sistemi sanitari moderni, sia dal punto di vista numerico che funzionale. Una delegazione dell’OPI cosentino ha preso parte a Roma, all’evento nazionale alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, insieme agli Ordini professionali di tutta Italia e alle società scientifiche.

Un appuntamento per ribadire il ruolo strategico degli infermieri nel presente e nel futuro della sanità italiana, sottolineato dallo stesso Capo dello Stato: “gli infermieri sono il motore del diritto alla salute”.

Mattarella giornata infermiere 2026 - Opi Cosenza

Il presidente dell’OPI Cosenza: “mancano fino a 100mila infermieri”

Per il presidente dell’OPI Cosenza Fausto Sposato, intervenuto ai microfoni di RLB, nella trasmissione Fatti Vivi, la ricorrenza non deve trasformarsi in semplice celebrazione, ma diventare occasione di confronto concreto sul futuro della professione: “gli infermieri sono gli operatori sanitari più presenti in ogni azienda sanitaria, pubblica e privata. Eppure in Italia ne mancano tra i 60 e i 100mila. Il turnover è scarso, la professione è sempre meno attrattiva e i contratti non rispondono più alla complessità del nostro lavoro”.

Parole dure, alle quali si aggiunge un ulteriore allarme sul piano economico e sociale: “con la crisi economica in corso, gli infermieri rischiano di diventare i nuovi poveri tra i dipendenti pubblici”.

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La sfida della sanità territoriale e il nodo Calabria

Gli infermieri oggi sono professionisti laureati, formati attraverso percorsi universitari complessi e inseriti in modelli assistenziali innovativi. Una figura chiamata a guidare la riforma dell’assistenza territoriale prevista dal DM 77 e dal PNRR, attraverso Case della Comunità, Ospedali di Comunità e presa in carico infermieristica. Secondo Sposato, però, la Calabria è ancora lontana dagli standard nazionali.

“A queste latitudini gli infermieri vengono ancora considerati semplici numeri da spostare da un reparto all’altro. Ma non è così che si costruisce un sistema sanitario moderno”. Il presidente dell’OPI richiama inoltre il decreto Schillaci e il decreto MUR della ministra Anna Maria Bernini, provvedimenti che introducono specializzazioni e nuove competenze infermieristiche, ampliando il perimetro professionale tra hard skills e soft skills.

Opi Cosenza - Fausto Sposato

Il gap con il resto d’Italia

Uno dei punti più critici evidenziati riguarda la carenza di dirigenza infermieristica in Calabria. Il confronto con altre regioni appare netto: dove altrove si contano quattro dirigenti delle professioni sanitarie ogni mille dipendenti, in Calabria il rapporto scende a 0,20. Una sproporzione che, secondo Sposato, frena innovazione e organizzazione.

“La dirigenza infermieristica non è un titolo, ma una funzione strategica: gestisce risorse, propone modelli assistenziali, guida la formazione avanzata, integra tecnologie e intelligenza artificiale. Senza questa struttura, il sistema resta fermo”.

“Per troppo tempo abbiamo assistito a una gestione monocromatica della sanità, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Serve un cambio di paradigma: più spazio agli infermieri, ai dirigenti infermieristici, ai dipartimenti delle professioni sanitarie in tutte le aziende”.

infermieri opi

Tecnologia sì, ma soprattutto umanità

Il presidente dell’OPI Cosenza invita anche a mantenere equilibrio nel dibattito sulle nuove tecnologie applicate alla sanità: “si parla tanto di telemedicina, teleassistenza, robot in corsia e intelligenza artificiale. Ma oggi non esistono studi che dimostrino risparmi o miglioramenti significativi. La tecnologia è utile, ma non sostituirà mai il rapporto empatico con il paziente”. Restano dunque centrali la relazione umana, la capacità di ascolto e la presenza nei momenti critici, elementi che rendono l’infermiere una figura insostituibile all’interno del sistema sanitario.

Le nuove lauree specialistiche: cosa cambia dal 2027

Intanto, sul piano nazionale, la sanità italiana si prepara a una profonda ridefinizione del ruolo infermieristico. È stata infatti pubblicata in Gazzetta Ufficiale la riforma delle classi di laurea delle professioni sanitarie, introdotta dai decreti del Ministero dell’Università e della Ricerca. La riforma rappresenta uno dei tasselli principali della riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale, in un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle patologie croniche e dalla crescente carenza di personale sanitario.

Dal 2027 partiranno tre nuove lauree magistrali a indirizzo clinico:

– infermiere di famiglia e di comunità;
– specialista in area critica ed emergenza-urgenza;
– infermiere esperto nelle cure neonatali e pediatriche.

 

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