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Influenza aviaria: primo caso umano in Italia, cosa sappiamo sul ceppo H9N2

Italia

«Nessun allarme»

Influenza aviaria: primo caso umano in Italia, cosa sappiamo sul ceppo H9N2

Identificato in Lombardia un caso “importato”: nessuna trasmissione tra esseri umani, ma resta alta la sorveglianza. Sul ceppo H9N2, la maggior parte dei casi umani è poco significativa dal punto di vista clinico

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ROMA – Per la prima volta in Italia è stato identificato un caso umano di influenza aviaria. Si tratta di un episodio isolato, senza trasmissione interumana, che non desta allarme ma riaccende l’attenzione sul rischio di evoluzione dei virus influenzali.

Influenza aviaria, primo caso in Italia: infezione contratta all’estero

Il caso è stato individuato in Lombardia e riguarda un uomo proveniente dall’Africa, dove ha contratto il virus. Secondo quanto comunicato dal Ministero della Salute, si tratta di un’infezione da virus influenzale aviario A(H9N2) a bassa patogenicità, rilevata in una persona fragile con patologie concomitanti, attualmente ricoverata. Si tratta anche del primo caso umano di questo ceppo registrato in Europa.

Nessun contagio tra persone: “Non c’è allarme”

Le verifiche sanitarie hanno escluso rischi immediati per la popolazione. Tutti i contatti del paziente – familiari, operatori sanitari e passeggeri dello stesso volo – sono stati rintracciati e testati, risultando negativi. Questo conferma che, allo stato attuale, non esiste trasmissione da uomo a uomo per questo virus. L’epidemiologo Gianni Rezza rassicura: “non c’è alcun allarme in Italia: H9N2 è un virus a bassa patogenicità negli uccelli e sembra avere una virulenza non particolarmente elevata nell’uomo, sicuramente di gran lunga inferiore a quella di H5N1 o H7N9”. E aggiunge: “dal 2000 sono stati diagnosticati oltre 170 casi umani del ceppo H9N2 ma la trasmissione interumana non è sinora mai stata identificata”.

Come avviene il contagio aviario

I virus dell’influenza aviaria si trasmettono generalmente attraverso il contatto diretto con animali infetti o ambienti contaminati. Il direttore del Centro di referenza per l’influenza aviaria, Calogero Terregino, spiega: “è una persona che si è infettata entrando in contatto con materiale contaminato o con uccelli infetti nel suo Paese di origine, in Africa. Questo significa che non c’è un rischio per la popolazione italiana di infettarsi attraverso il pollame con questi virus”.

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Il confronto con altri ceppi: H5N1 più pericoloso

Diverso il discorso per altri virus aviari più aggressivi, come il ceppo H5N1, che negli ultimi anni ha causato circa un migliaio di contagi umani nel mondo, con un alto tasso di letalità. Casi sporadici di H5N1 sono stati segnalati anche in Europa, tra Inghilterra, Spagna e Turchia, oltre che in Asia e Africa.

A seguito del caso, il Ministero della Salute ha attivato immediatamente tutte le procedure di controllo. È stato avviato un coordinamento con Regione Lombardia, Istituto Superiore di Sanità ed esperti di laboratorio, oltre al costante aggiornamento degli organismi internazionali. “Attualmente non si rilevano criticità e la situazione è costantemente monitorata”, assicurano dal dicastero.

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Se oggi la situazione è sotto controllo, gli esperti invitano comunque alla prudenza. “Quest’episodio- dice Rezza – è comunque importante perché ci ricorda come siano numerosi i virus, d’origine aviaria o anche suina, che possono fare il salto di specie ed avere quindi un potenziale pandemico. E’ necessario migliorare i sistemi di sorveglianza nei paesi poveri e mettere a punto farmaci o vaccini in grado di fare fronte a un’eventuale emergenza”.

Sintomi e diffusione: casi spesso lievi

Per quanto riguarda il ceppo H9N2, la maggior parte dei casi umani è poco significativa dal punto di vista clinico. Terregino precisa:
“Nella grandissima maggioranza dei casi umani si tratta di infezioni asintomatiche oppure di sindromi simil-influenzali”. Una situazione sotto controllo. Il sistema sanitario resta vigile, mentre gli esperti ribadiscono: attenzione alta, ma nessun allarme.

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