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Ritrovato l’ingegnere Antonio Menegon: il perito degli autovelox si era allontanato volontariamente

Italia

La telefonata

Ritrovato l’ingegnere Antonio Menegon: il perito degli autovelox si era allontanato volontariamente

Dopo tre settimane di silenzio, l’ingegnere Antonio Menegon ha chiamato il 112 da un bar del Vicentino: “Sto bene”. Restano da chiarire le ragioni della scomparsa

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antonio menegon

VICENZA – Antonio Menegon, super perito dell’inchiesta sugli autovelox avviata dalla procura di Cosenza, di cui si erano perse le tracce dal 3 gennaio scorso sta bene. Con una telefonata al numero di emergenza 112, ieri sera, si è chiuso quello che era diventato un mistero. A parlare è stato lo stesso ingegnere vicentino, che ha chiamato da un bar di Ancignano di Sandrigo. Sul posto sono intervenuti immediatamente i carabinieri della compagnia di Bassano del Grappa, che hanno trovato Menegon in buone condizioni di salute.

Il perito degli autovelox Antonio Menegon ha spiegato: “scelta mia, nessuna costrizione”

Ascoltato dagli inquirenti, Menegon, ha chiarito di essersi allontanato volontariamente e di non aver subito alcuna costrizione da parte di terzi. Al momento non è stato reso noto dove abbia trascorso le tre settimane lontano da casa, anche se non si esclude che non si sia allontanato molto dall’area del Bassanese. Restano però da chiarire le motivazioni della sua decisione e i carabinieri e la procura di Vicenza, che avevano aperto un fascicolo arrivando a ipotizzare anche il reato di rapimento, proseguiranno con ulteriori approfondimenti nelle prossime ore.

antonio menegon 02

La scomparsa del 3 gennaio

Di Menegon si erano perse le tracce il 3 gennaio, quando le telecamere di videosorveglianza lo avevano ripreso in via Garibaldi, a Rosà, mentre entrava per l’ultima volta nel suo studio, ospitato all’interno di una galleria d’arte. Poco prima si era allontanato a bordo del furgone di un amico. Da quel momento, il silenzio. A far scattare l’allarme era stata la sorella, che aveva denunciato la scomparsa. La scena trovata nello studio aveva alimentato i timori: computer acceso, giacca sulla sedia, documenti e chiavi sul tavolo, cellulare abbandonato a terra.

In un primo momento si era pensato ad una fuga improvvisa o addirittura a un rapimento. A rendere credibile questa ipotesi erano state le inchieste seguite dall’ingegnere, ritenute scomode, e alcuni precedenti mai del tutto chiariti: l’auto incendiata fuori dal suo ufficio all’inizio dello scorso anno e la sparizione di file dal computer nei mesi precedenti. La sua chiamata ha rassicurato i familiari ma non chiude del tutto la vicenda.

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