Rotoballe, raggiri e assegni scoperti: assolti i tre ‘fantasmi’ della truffa nell’Alto Ionio Cosentino

La vicenda ha visto coinvolti tre uomini - difesi dall'avvocato Meles - accusati di truffa ai danni di una nota azienda agricola

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CASTROVILLARI (CS) – Si è conclusa con una sentenza di assoluzione e una dichiarazione di non luogo a procedere la vicenda che ha visto coinvolti tre uomini accusati di truffa ai danni di una nota azienda agricola operante nell’Alto Ionio cosentino e favoreggiamento personale, tutti e tre difesi di fiducia dall’avvocato penalista Raffaele Meles.

I fatti risalgono alla fine del 2018 quando tre uomini (rispettivamente di Cariati, Scala Coeli e Rossano) tutti e tre già noti alle forze dell’ordine, venivano indagati con l’accusa di avere, in concorso tra loro, sottratto  con artifizi e raggiri ad una nota società agricola, oltre 400 rotoballe di fieno per un valore complessivo di circa 15mila euro. Uno dei tre era accusato anche di favoreggiamento personale per aver favorito la consumazione della truffa e, attraverso dichiarazioni mendaci rese alle forze dell’ordine, per aver tentato di eludere le indagini.

Secondo la ricostruzione accusatoria, al momento della conclusione della trattativa, al fine di accaparrarsi la fiducia del legale rappresentante della società agricola, uno degli acquirenti avrebbe consegnato una piccola somma di denaro e due assegni i quali, portati all’incasso, sarebbero poi risultati privi di copertura. Dopo tale episodio i tre avrebbero fatto perdere le loro tracce.

Da qui la denuncia ai Carabinieri di Cerchiara di Calabria, che sequestravano i due assegni risalendo così all’identità di uno dei presunti truffatori. Da ulteriori accertamenti, anche attraverso i numeri di telefono utilizzati per le trattative di vendita, si riusciva poi a stringere il cerchio attorno agli altri due. Nel corso delle indagini, l’indagato rossanese avrebbe reso dichiarazioni mendaci agli inquirenti e versioni discordanti venendo quindi accusato anche di favoreggiamento personale.

Iniziato il processo, i testi escussi – tra i quali la persona offesa, i familiari di quest’ultima e i Carabinieri che avevano espletato attività di indagine – confermavano le rispettive versioni ricostruendo l’accaduto. L’avvocato Raffaele Meles, nella propria arringa difensiva, aveva evidenziato un difetto procedurale – consistito nella mancata predisposizione dell’atto di querela, essendovi stata solo la denuncia orale sporta dalla persona offesa – chiedendo che venisse emessa nei confronti di tutti e tre gli indagati una dichiarazione di non doversi procedere per difetto di querela. In riferimento all’indagato accusato di favoreggiamento, il difensore aveva sottolineato come, venendo meno il reato presupposto di truffa non potesse configurarsi neanche quello di favoreggiamento.  Non solo. Entrando nel merito dei fatti, l’Avv. Meles aveva inoltre fatto emergere come in realtà chi avrebbe posto in essere la truffa non fosse nessuno dei propri assistiti ma, addirittura, un ulteriore soggetto,  chiedendo quindi per l’indagato rossanese anche una pronuncia assolutoria con la formula “perché il fatto non sussiste”.

All’esito della camera di consiglio, il Tribunale di Castrovillari, in totale accoglimento delle tesi sostenute dall’avvocato Raffaele Meles, per tutti e tre gli imputati ha dichiarato di non doversi procedere per difetto di querela, assolvendo l’uomo accusato di favoreggiamento personale con la formula “perché il fatto non sussiste”.

In caso di sentenza di colpevolezza i tre imputati, essendo già gravati da numerosi precedenti penali, avrebbero rischiato una condanna fino a un massimo di tre anni di reclusione per quanto riguarda la truffa e a quattro anni per il favoreggiamento.

 

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