Italia
In Calabria il 64%
Istat: in 40 anni il dialetto crolla del 70%. La Calabria è la regione dove si parla di più
Il dialetto sta scomparendo. Cresce l’uso dell’italiano e delle lingue straniere: quasi 1 persona su 2 comunica solo in italiano in tutti i contesti relazionali. Per il ricorso al dialetto le percentuali più alte si registrano in Calabria (64%)

ROMA – Parlare in dialetto? Sempre meno. In quasi quarant’anni l’Italia ha profondamente cambiato il proprio modo di parlare. Secondo l’indagine Istat “L’uso della lingua italiana, dei dialetti e delle lingue straniere – anno 2024”, l’uso esclusivo o prevalente del dialetto in famiglia si è ridotto di oltre due terzi: dal 32% nel 1988 al 9,6% nel 2024. Parallelamente cresce l’uso della lingua italiana, che si afferma sempre più come strumento principale di comunicazione quotidiana.
Dialetto, italiano sempre più dominante
Nel 2024 quasi una persona su due (48,4%) parla solo o prevalentemente italiano in tutti i contesti relazionali – in famiglia, con gli amici e con gli estranei – in aumento rispetto al 40,6% registrato nel 2015.
L’uso dell’italiano varia a seconda del contesto:
– il 53,6% lo utilizza prevalentemente in famiglia;
– il 58,7% con gli amici;
– l’82,6% nei rapporti con gli estranei.
Una conferma del ruolo centrale dell’italiano nei contesti sociali più ampi.
Dialetto sempre più confinato alla sfera privata
Circa quattro persone su dieci (42%) utilizzano il dialetto in almeno un ambito relazionale, in forma esclusiva o alternata all’italiano. Il suo impiego resta più frequente nelle relazioni strette:
– 38% in famiglia;
– 35,5% tra amici;
– solo il 13% con gli estranei.
L’uso esclusivo del dialetto è ormai residuale: appena l’11,2% lo utilizza in almeno un ambito relazionale e solo il 2,3% lo parla in modo esclusivo o prevalente in tutti i contesti. Cresce anche la conoscenza delle lingue straniere: il 69,5% della popolazione dichiara di conoscerne almeno una, con un aumento di 9,4 punti percentuali rispetto al 2015.
L’inglese si conferma la lingua più diffusa (58,6%), seguito da francese (33,7%) e spagnolo (16,9%). Tuttavia, i livelli di competenza restano limitati: oltre la metà della popolazione (56,2%) dichiara una conoscenza al massimo sufficiente della lingua straniera che conosce meglio.

Lingua madre e differenze culturali
Una persona su dieci (10,1%) parla una lingua diversa dall’italiano o dal dialetto in almeno un contesto relazionale. La quota varia sensibilmente in base alla lingua madre:
– 3,1% tra chi ha l’italiano come lingua madre;
– 69,1% tra le persone di lingua madre straniera.
Secondo l’Istat, la crescita della popolazione straniera negli ultimi dieci anni non ha però modificato in modo significativo i comportamenti linguistici complessivi del Paese. «Il quadro linguistico del Paese si è evoluto verso una crescente diffusione della lingua italiana a scapito dei dialetti», sottolinea l’Istat, evidenziando come le tendenze osservate si confermino anche considerando esclusivamente la popolazione di lingua madre italiana.
Calabria fanalino di coda: è la regione dove si parla meno italiano in famiglia
L’uso prevalente dell’italiano in tutti i contesti relazionali risulta più diffuso nel Nord-ovest e nel Centro del Paese. In ambito familiare, parla quasi esclusivamente italiano il 68,8% dei residenti nel Nord-ovest e il 64,8% di quelli del Centro, a fronte del 39,1% nel Sud e del 39,9% nelle Isole. Le regioni con le percentuali più elevate sono la Toscana (75,6%) e la Liguria (75,5%), mentre i valori più bassi si registrano in Calabria (31,1%) e in Trentino-Alto Adige (31,5%).
Anche nei rapporti con gli estranei emergono forti differenze territoriali: l’italiano è utilizzato dal 91,1% dei residenti nel Nord-ovest e dall’87,4% nel Centro, mentre nelle altre aree del Paese la quota non raggiunge il 79%.
Il ricorso al dialetto
Soprattutto in famiglia, parlare in dialetto è una caratteristica distintiva di alcune regioni. Nel Mezzogiorno, con l’esclusione di Sardegna e Abruzzo, oltre la metà della popolazione di 6 anni e più utilizza il dialetto in ambito familiare, contro il 22,2% nel Nord-ovest e il 26% nel Centro.
Le percentuali più alte si registrano in Calabria (64%), Sicilia (61,5%) e Campania (61%). Nel Centro, solo le Marche superano la media nazionale (49,9%), mentre nel Nord-est l’uso del dialetto è particolarmente diffuso nella provincia di Trento (54,5%) e in Veneto (55,3%).
Rispetto al 2015, l’uso prevalente dell’italiano in famiglia è cresciuto in tutte le aree del Paese, con incrementi più marcati nel Sud (+11,8 punti), in particolare in Basilicata (+14,9) e Campania (+14). Parallelamente, l’uso esclusivo del dialetto continua a diminuire in tutte le regioni, seppur con intensità differenti.




















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