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In Italia il patriarcato che cambia forma: cosa rivela la ricerca “Perché non accada” di ActionAid

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In Italia il patriarcato che cambia forma: cosa rivela la ricerca “Perché non accada” di ActionAid

L’Italia sospesa tra continuità e trasformazione. Uguaglianza dichiarata, resistenze reali: il Paese davanti allo specchio della violenza di genere

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Italia stop violenza donne

ROMA – L’Italia del 2025 appare come un paese in bilico: da un lato una società che cambia, con donne sempre più presenti nella sfera pubblica, nel lavoro, nella cultura e nella dimensione digitale; dall’altro un impianto di norme sociali e aspettative che continua ad ancorarle alla responsabilità domestica, alla prudenza, alla moderazione.

In Italia le disuguaglianze di genere non scompaiono

Si trasformano, si adattano, assumono forme nuove ma profondamente radicate in un modello patriarcale ancora dominante. È questo lo scenario restituito da “Perché non accada“, l’indagine condotta da ActionAid insieme all’Osservatorio di Pavia e a 2B Research sulle percezioni della violenza maschile sulle donne, delle discriminazioni e delle diseguaglianze in Italia.

Oltre gli stereotipi: la trasformazione necessaria

«Superare questa eredità significa trasformare l’ordine culturale che lega la virilità al dominio e la femminilità alla dipendenza» afferma Katia Scannavini, Co-Segretaria Generale ActionAid Italia. Secondo Scannavini, promuovere nuove forme di maschilità – fondate su empatia, corresponsabilità e condivisione – è la vera frontiera della prevenzione primaria della violenza maschile sulle donne. Una trasformazione che deve essere politica, collettiva, capace di coinvolgere ogni fascia d’età e ogni ambito della vita pubblica e privata.
«Solo la prevenzione primaria blocca la spirale dei femminicidi», conclude.

Generazioni a confronto: come cambiano (e resistono) gli immaginari patriarcali

L’indagine mette in luce come gli stereotipi e le convinzioni patriarcali attraversino tutte le generazioni, pur manifestandosi con forme diverse.

Gli uomini: tra apertura dichiarata e resistenze sottili

Generazione Z – Gli “Ambivalenti del Nuovo Mondo”
Giovani che parlano di uguaglianza e desiderano distanziarsi dai modelli del passato, ma che restano sospesi tra aspirazioni paritarie e comportamenti che riproducono controllo e aspettative tradizionali.

Millennials – I “Praticanti del Privilegio Quotidiano”
Si definiscono alleati, riconoscono le disuguaglianze, ma raramente rinunciano ai vantaggi del proprio ruolo. L’uguaglianza è un valore dichiarato, non sempre praticato.

Generazione X – Gli “Inclusivi a Parole”
Uomini che si percepiscono moderni, aperti, meritocratici. Tuttavia, continuano a muoversi dentro un equilibrio che protegge il potere maschile come misura universale.

Boomers – I “Depositari del Potere Domestico e Simbolico”
Il patriarcato nella sua forma più riconoscibile e radicata: il controllo come cura, l’ordine come virtù. Difendono gerarchie e ruoli tradizionali, legittimando un’autorità maschile che si dichiara contraria alla violenza, anche quando la riproduce.

Italia - Perchè non accada 02

Le donne: avanzamenti, fratture e nuove consapevolezze

Generazione X – Le “Ereditiere del Dovere”
Sempre in equilibrio tra lavoro, cura, famiglia. Donne che hanno imparato a conciliare tutto, spesso scomparendo dietro ruoli dati per scontati.

Boomers – Le “Sopravvissute al Dovere”
Portatrici di un cambiamento che hanno avviato ma non sempre vissuto fino in fondo. Riconoscono oggi la violenza culturale che per anni è stata normalizzata.

Millennials – Le “Stanche Rivoluzionarie”
Energiche, competenti, impegnate. Ma si muovono in un contesto che chiede costante resilienza, senza offrire reali strumenti di equità.

Generazione Z – Le “Generatrici del Cambiamento Possibile”
Cresciute nell’idea dell’uguaglianza, scoprono presto che quella promessa non è stata mantenuta. Sono digitali, consapevoli, attive, ma ancora costrette a confrontarsi con paura, sfiducia sociale e mancanza di tutela.

Italia - Perchè non accada 01

 

L’indagine insiste su un punto cruciale: senza un vero gender mainstreaming – cioè l’integrazione trasversale della prospettiva di genere in tutte le politiche – il cambiamento non può essere sistemico.

ActionAid indica due priorità:
– Applicare la prospettiva di genere in tutte le politiche pubbliche, come previsto dalla Strategia nazionale 2021–2026 ma mai davvero realizzato;
– Definire un piano strategico e operativo sulla prevenzione primaria, con risorse certe e obiettivi misurabili.

Il primo passo richiesto al Governo è vincolare almeno il 40% dei fondi del Piano nazionale antiviolenza alla prevenzione primaria. In Italia ActionAid lavora per affrontare le radici culturali e strutturali della violenza maschile attraverso:
– 30 progetti europei e territoriali nell’ambito di Nora against GBV e The Care
– campagne di sensibilizzazione su stereotipi e violenza
– linee guida per un linguaggio inclusivo nei media
– monitoraggio delle politiche
– creazione di spazi pubblici sicuri per donne, ragazze e ragazzi

Nel solo ultimo anno: oltre 800 studenti, 130 docenti e 75 genitori hanno partecipato a percorsi formativi e di coprogettazione. Più di 1.500 dirigenti scolastici, insegnanti ed educatori hanno seguito il corso “Youth for Love”, mentre 15.000 studenti hanno partecipato a una ricerca sul benessere psicologico degli adolescenti. Il quadro delineato da “Perché non accada” mostra un Paese attraversato da tensioni profonde: il desiderio di uguaglianza convive con resistenze culturali tenaci; le narrazioni evolvono, ma i comportamenti spesso restano ancorati a un passato che fatica a essere superato. La prevenzione primaria non è solo una politica: è un processo culturale che riguarda tutte e tutti. E se l’Italia vuole davvero uscire dalla spirale della violenza, quel cambiamento dovrà essere capillare, collettivo, sistemico. Solo allora il Paese sospeso potrà finalmente trasformarsi.

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