Calabria
CIBO TRICOLORE
L’italianità è leader nel carrello della spesa. La Calabria protagonista con l’agroalimentare che vale 3miliardi
La filiera agroalimentare regionale si conferma un pilastro strategico per la tenuta economica e sociale dei territori. Aceto: “L’agricoltura calabrese coinvolge migliaia di imprese e lavoratori”

COSENZA – Il “paniere dell’italianità” non è più solo una tendenza, ma una solida realtà economica e sociale con la Calabria che si rivela vera protagonista dell’agroalimentare. Secondo l’ultima analisi di Coldiretti basata sui dati dell’Osservatorio Immagino Gs1 Italy, quasi un prodotto agroalimentare su tre sugli scaffali della grande distribuzione richiama oggi esplicitamente l’origine nazionale attraverso bandiere o marchi dedicati. Un segnale chiaro di come i cittadini-consumatori stiano premiando l’identità territoriale rispetto al “cibo anonimo”.
Il valore del territorio: la Calabria protagonista
In questo scenario, la Calabria emerge come protagonista di rilievo. La filiera agroalimentare regionale allargata ha raggiunto un valore di circa 3 miliardi di euro, confermandosi un pilastro strategico per la tenuta economica e sociale dei territori.
“L’agricoltura calabrese coinvolge migliaia di imprese e lavoratori”, ha sottolineato Franco Aceto, presidente di Coldiretti Calabria, ribadendo la necessità di rafforzare il settore attraverso contratti di filiera che garantiscano equità e stabilità ai produttori.

La battaglia per la trasparenza: l’importanza dell’etichetta d’origine
Nonostante il successo dei prodotti marchiati, la trasparenza non è ancora totale. Sebbene il 91% degli italiani chieda etichette chiare, l’obbligo dell’origine manca ancora su molti prodotti di uso quotidiano, come i legumi in scatola, la frutta nelle marmellate o il grano per pane e biscotti.
Quella dell’etichetta d’origine è una battaglia storica della Coldiretti, portata anche in Europa con 1 milione di firme raccolte per renderla obbligatoria su tutti gli alimenti in commercio nella Ue, di cui la mobilitazione al Brennero con diecimila agricoltori ha rappresentato l’ultima tappa in ordine di tempo.
L’obbligo europeo colmerebbe questa lacuna insieme alla necessità di ridiscutere la regola dell’ultima trasformazione prevista dall’attuale codice doganale, che sottrae complessivamente oggi agli agricoltori almeno 20 miliardi di euro, secondo l’analisi Coldiretti.
Crisi internazionale e costi di produzione
Il quadro resta però segnato da forti criticità esterne. Gli effetti del conflitto internazionale si fanno sentire pesantemente sui redditi degli agricoltori: secondo il Centro Studi Divulga, i rincari di energia, gasolio e fertilizzanti si traducono in costi aggiuntivi fino a 200 euro per ettaro e pesano sugli allevatori con aggravi fino a 3600 euro per azienda. Di fronte a questi ritardi dell’Unione Europea, Coldiretti chiede misure immediate per tutelare una filiera che rappresenta la prima vera ricchezza del Paese.
“Vogliamo continuare a lavorare con chi crede davvero nella filiera italiana, come facciamo già oggi con tante industrie e insegne della GDO che riconoscono il giusto valore al prodotto. Per questo servono anche controlli efficaci sul rispetto della legge contro le pratiche sleali, indispensabili per contrastare le speculazioni che penalizzano le imprese agricole. – ha concluso Aceto – Tutto questo in una fase internazionale ancora complessa, segnata dai rincari di energia e fertilizzanti, dal gasolio agricolo all’urea, che pesano sui redditi degli agricoltori”.




















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