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Konecta Rende, lavoratori sul piede di guerra: «Stipendi da fame e 1000 esuberi: il futuro è a rischio»

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Konecta Rende, lavoratori sul piede di guerra: «Stipendi da fame e 1000 esuberi: il futuro è a rischio»

Il sindacato denuncia l’esclusione dal tavolo regionale e attacca l’azienda Konecta Rende e istituzioni: dopo mesi di CIGS, stipendi ridotti e l’annuncio di 1.000 esuberi a livello nazionale, i lavoratori chiedono risposte sul futuro occupazionale

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RENDE (CS) – Konecta Rende, il call center con 1000 lavoratori è a rischio. Ad intervenire sulla questione è il sindacato Cobas.

“Il lavoro nobilita l’uomo, ma se la cassa integrazione è il nuovo lavoro, sempre più povero, e diventa l’unica soluzione in una crisi, allora vuol dire che il settore privato non è più in grado di garantire occupazione. Come Cobas Konecta Rende abbiamo sollecitato un incontro in Regione già dai primi di settembre 2026. Ma, nonostante le “rassicurazioni estive” dell’assessore Calabrese di ritrovarci per aggiornamenti nei primi giorni del mese, la nostra organizzazione è stata esclusa dal tavolo sindacale.

Non pretendevamo neppure la convocazione unitaria con i confederali. A luglio siamo stati ricevuti separatamente. Ma forse meglio così. Visto il comunicato dei confederali, che per l’ennesima volta si sono appiattiti alla politica, avremmo forse avuto reazioni scomposte di fronte al nulla.

“La politica calabrese perde credibilità”

“La politica calabrese, accettando il rinnovo della CIGS in attesa di “una soluzione” di cui, purtroppo, mancano le proposte, prende ancora tempo dopo averne già preso. Perde in credibilità e fiducia. E a pagarne le conseguenze sono sempre i lavoratori, le lavoratrici e le loro famiglie.

Nessuna menzione viene fatta per i colleghi a tempo determinato, senza lavoro già da maggio, presi in giro e abbandonati da tutte le parti in causa. Anche per loro sono stati disattesi accordi ministeriali. Si parla solo del rinnovo della Cassa integrazione, che da gennaio 2027 potrà essere al 100%, visto che il lavoro è finito. Ma di questo, nei comunicati, non si fa menzione. E ci chiediamo: verrà anticipata dall’azienda?”

Il progetto di dematerializzazione e i 30 milioni di euro

“Un progetto, se così vogliamo ancora chiamarlo, quello della dematerializzazione, fatto naufragare per assenza di monitoraggio nonostante la cifra sborsata da tutti i cittadini: 30 milioni di euro di soldi pubblici.

La considerazione inevitabile è che la situazione Konecta R si è tradotta nel fallimento totale delle politiche del lavoro della Regione Calabria. Non era nemmeno immaginabile che, dopo quasi due anni di CIGS in Abramo, ci saremmo ritrovati nuovamente in CIGS con una delle aziende leader del settore delle TLC.

Konecta, che nei comunicati non viene menzionata, è indicata dai Cobas come la principale artefice di questa crisi. Ha accelerato i tempi, lavorato in modo approssimativo senza una programmazione che tutelasse il lavoro. Ha preteso senza dare in cambio.

E se oggi Konecta annuncia 1.000 esuberi su base nazionale, oltre alle uscite volontarie già avvenute per dimissioni e per incentivi all’esodo, vuol dire, secondo il sindacato, che non ha nessun piano industriale in mano. O forse il piano di rilancio è il taglio dei posti di lavoro? E già: quel famoso piano industriale. Dove sta?

Eppure a luglio, nella nota congiunta dei confederali, si scriveva che l’azienda aveva inviato documentazione alla Regione e al MIMIT. Invece, anche qui, il nulla. E invece di pretendere risposte da chi è stato scelto da Tim, corresponsabile in pieno di questa debacle, si punta il dito solo al MIMIT e alla Regione. Ogni parte in causa si assuma la sua bella fetta di responsabilità.

“Stipendi da fame e nuova CIGS”

I famosi tavoli periodici di monitoraggio per la vertenza ex Abramo sono mai stati fatti? Sono mai stati convocati? Siamo stati parcheggiati in un’azienda che non ha sviluppato un progetto di digitalizzazione nonostante i fondi pubblici stanziati, “traghettati” non verso un lavoro sicuro per noi, utile per la nostra regione, ma nuovamente verso la CIGS, ormai panacea di tutti i mali.

Parliamo di stipendi da fame. Medie di 850 euro per un part time al 50%, comprensive dei 100 euro di bonus. Oggi diventate 700 euro per una CIGS all’80%. Domani 600 euro per una al 100%. Non c’è più da essere positivi. Tutta la vicenda si è rivelata un “grande bluff” per le nostre vite e il nostro futuro e, se insisteremo a credere in questo carrozzone, continueremo a ingannare noi stessi.

La proposta dell’internalizzazione

“Nonostante la creazione ad hoc, nel 2025, di società in house per lo sviluppo della digitalizzazione regionale, la politica non intende avviare un processo di internalizzazione a garanzia dei nostri posti di lavoro, solo “per non creare precedenti”. Facciamo fatica a capire il senso della società in house. Allora è meglio dare soldi pubblici ai privati e poi finire in CIGS, sempre a spese della collettività?

E’ arrivato il momento di combattere per il nostro posto di lavoro, se davvero si tiene al lavoro. Venerdì 16 ottobre alle ore 16.00 ci ritroveremo nella nostra sede di Rende per confrontarci e decidere se alzare la testa e farci sentire come lavoratori e lavoratrici, come donne e uomini, come genitori, o se vogliamo continuare a voltarci dall’altra parte in attesa… non si sa di cosa.

È finito il tempo del ‘Occhiuto ci ha messo la faccia, ci salverà’ oppure ‘troppi soldi investiti, il progetto non fallirà’. È già tutto compromesso. Il futuro è nelle nostre mani ora. Uniti possiamo ancora dire la nostra o almeno provarci.

Diversamente, finita la CIGS che sarà prorogata, ma fino a quando non si sa, forse al 31/12/2027 (data di fine del progetto assegnato), la soluzione sarà un bel: “Grazie a tutti e tutte, potete andare in NASPI”.

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