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La rinascita di Massimo Sirelli, dalla malattia alla condivisione social: «Sono guarito dal cancro grazie alla ricerca»

Calabria

La rinascita di Massimo Sirelli, dalla malattia alla condivisione social: «Sono guarito dal cancro grazie alla ricerca»

L’artista calabrese, testimonial AIRC, oggi racconta la sua storia per sensibilizzare gli altri e far comprendere l’importanza del donare: “Il solo racconto attraverso i miei canali social ha aiutato il cammino di tante altre persone”

Francesca Bloise

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Massimo Sirelli

CATANZARO – La malattia, quando arriva, non manda mai dei preavvisi ma bussa alla porta e ti stravolge la vita. Lo sa bene Massimo Sirelli, artista calabrese, che ha affrontato in prima persona la sfida più difficile della sua vita, quella del cancro. Massimo era in salute appure un rigonfiamento sul collo e la diagnosi di tumore lo ha riportato in un altro mondo.

Oggi la sua storia personale è al centro della campagna di comunicazione nazionale di AIRC. Massimo si è curato e grazie agli studi fatti con la ricerca, è guarito. Lui, insieme ad una donatrice e una ricercatrice, è il volto che la Fondazione ha scelto per rappresentare la comunità che sostiene la ricerca sul cancro.

Ieri sera Massimo ha raccontato la sua storia in prima serata su Rai 1, nel corso della trasmissione “Tale e Quale Show”. Carlo Conti, Ambassador AIRC, ha portato la maratona dedicata alla sensibilizzazione all’interno di uno dei suoi programmi di punta. Oltre agli inviti da parte del conduttore, della giuria e degli artisti, a sostenere il lavoro dei ricercatori, è arrivato anche quello dell’artista calabrese.

Massimo Sirelli: “Con la malattia ho capito l’importanza della condivisione”

L’artista originario di Catanzaro era già supporter dell’AIRC prima che la malattia bussasse alla sua porta ma non aveva mai capito quale fosse il significato profondo della ricerca e del cammino che un paziente oncologico e la sua famiglia è chiamato a fare.

“Facevo del bene – ha raccontato ai nostri microfoni – però con meno consapevolezza. Quando questa cosa mi ha toccato da vicino, ho capito che quella sofferenza doveva avere un senso e in qualche modo lo ha trovato nella condivisione della mia storia perché il solo racconto attraverso i miei canali social ha aiutato il cammino di tante altre persone”.

Un percorso il suo che oggi gli ha dato maggiore consapevolezza “ancora più forte e profonda” che lo porta a mettere “ancora più impegno” nella sensibilizzazione. “Quando inizi un percorso così,  non sai mai come va a finire. Io sono stato fortunato, sono qui a vivere e a raccontare la mia storia”.

Oggi che Massimo la sua battaglia l’ha vinta si sente in dovere di spiegare che la ricerca funziona e che grazie ad essa lui si è salvato.

Massimo Sirelli

Raccontare per non dimenticare quello che è successo

Massimo, con la sua arte, ridona nuova vita agli oggetti rotti ed in disuso trasformandoli in vere e proprie ore d’arte. Un percorso, quello artistico, che oggi ricorda quello che è accaduto anche nella sua storia personale. Oggi vive una nuova vita, fatta di maggiore consapevolezza anche se ammette che a volte le dinamiche terrene portano a dimenticare quello che è successo.

“Penso che dopo un percorso come il mio alcune cose dovrebbero essere affrontate diversamente”. Come fare? Attraverso le esperienze di racconto di quello che è stato che ti fanno “ricordare che ci sei passato, che non è stato un brutto sogno, ma sono cose che ho vissuto davvero – ammette – ti ricordi e ristabilisci uno status quo di priorità”.

La sua azione di sensibilizzazione Massimo non la porta avanti solo con AIRC, ma anche con tantissime altre attività che nascono dal basso legate a piccole associazioni locali. “Sono sempre pronto a raccontare la mia storia, un modo per ricordarmi tutto quello che è stato“.

“Sono guarito grazie alla ricerca”

L’artista calabrese ci tiene a precisare e a ricordare a tutti che “il cancro può bussare alla tua porta in qualunque momento e può anche ribussare più di una volta nel percorso di vita. Proprio per questo motivo gli atti di generosità non sono mai abbastanza”.

Cosa fare? “Donare, perché in qualche modo tutto torna! Magari domani può servire a te, non lo dimenticare! In maniera indiretta a me è servito: di linfonodo di Hodgkin anni fa si moriva, e invece io sono guarito grazie alla ricerca e agli studi che sono stati condotti!”.

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