Segnala una notizia

Hai assistito a un fatto rilevante?
Inviaci il tuo contributo.

Richiedi info
Contattaci

La storia del “venerabile alluce” di San Francesco di Paola, conservato a Oriolo

Provincia

La storia del “venerabile alluce” di San Francesco di Paola, conservato a Oriolo

Pubblicato

il

alluce-san-francesco-paola

COSENZA – Il 2 aprile del 1507 San Francesco di Paola moriva nella chiesa dei Minimi, a Tours, in Francia.  A Oriolo è conservato il venerabile Alluce del taumaturgo calabrese, riconosciuto dai Minimi con lettera del Postulatore Generale del 9 maggio 2008. La svolta per il suo riconoscimento fu determinata dal ritrovamento di un atto notarile del 1680, dietro la ricerca nell’Archivio di Stato di Castrovillari del prof. Vincenzo Toscani – Commendatore dell’Ordine al “Merito della Repubblica Italiana”. Per il riconoscimento fu determinante la fattiva opera e l’impegno di Padre Domenico Crupi dei Minimi paolani. Il prof. Toscani, per l’occasione, ci fornisce un dettagliato excursus sulla storia del Santo e della sacra reliquia conservata a Oriolo, nel Cosentino.

San Francesco di Paola e il venerabile alluce ad Oriolo

Il 2 febbraio 1483 San Francesco di Paola, per obbedienza al Papa Sisto IV, partì per la Francia alla volta del castello di Plessis-lez-Tours, dove risiedeva il re Luigi XI, gravemente ammalato e che morì nell’agosto dello stesso anno. Nella Domenica delle Palme dell’anno 1507 frate Francesco, di anni novantuno, cominciò ad avere i primi sintomi della malattia, che lo avrebbe portato alla morte. Il giovedì assistette alla lavanda dei piedi. Il venerdì si aggravò ulteriormente. Dopo aver recitato il Passio si asperse con l’acqua benedetta, innalzò gli occhi al cielo e baciò il Crocifisso. Rese l’anima a Dio alla stessa ora della morte di Cristo. Era il 2 aprile 1507. Fu sepolto a Plessis – lez – Tours.

Nel 1547 salì sul trono di Francia Enrico II di Valois, che nel 1533 aveva sposato Caterina dei Medici, cugina di Donna Fulvia Gattinara marchesa di Oriolo, pronipote di Mercurino Gattinara Gran Cancelliere di Carlo V. Nel 1559 Enrico II morì e Caterina diventò reggente in nome del figlio decenne Carlo IX mentre infuriava la lotta fra Cattolici e Ugonotti. Il 13 aprile 1562 gli Ugonotti entrarono nel convento di Plessis, profanarono la tomba di S. Francesco, aprendola e poi dando fuoco al corpo incorrotto del Santo. Nella stessa notte alcuni frati raccolsero le ceneri e dei resti fra cui l’alluce, che fu donato alla regina Caterina, molto devota del Santo.

Andò a predicare in Francia presso la corte reale il Provinciale dei Claustrali, l’oriolese Padre Dionisio o Dionigi Colomba, insieme al Padre Generale dell’Ordine. Caterina, saputo che era calabrese e di Oriolo, volle fargli un dono preziosissimo: l’alluce mummificato di S. Francesco di Paola. Certamente giocò un ruolo importante il fatto che Caterina dei Medici era cugina di Donna Fulvia, sposa di Marcello Pignone, presidente della Regia Camera della Sommaria e 1° marchese di Oriolo. Padre Dionisio portò a Oriolo l’alluce, che fu da allora conservato nel convento dei Claustrali del 3° Ordine di S. Francesco d’Assisi, fondato nel 1439 con bolla del papa Eugenio IV.

La sacra reliquia del Santo in un atto notarile del 1680

Il 6 dicembre 1808 mons. Danicourt, su incarico del vescovo di Tours, fece la ricognizione giurata delle reliquie. Nell’elenco non fu menzionato l’alluce perché in quell’anno era già a Oriolo. La conferma è data da un atto notarile del 19 maggio 1680, rogato dal notaio oriolese Domenico Imperiale e da me ritrovato – spiega il prof. Toscani – nel Fondo notai dell’Archivio di Stato di Castrovillari. Cosa dice l’atto notarile. Davanti al notaio Domenico Imperiale si presentarono: il sindaco di Oriolo Marco Antonio Colomba, il guardiano del convento dei Claustrali Fra Carlo Colomba e l’arciprete D. Francesco Antonio Toscani in rappresentanza del Clero. I convenuti dichiararono che il giorno 13 del mese di maggio si era tenuto “il parlamento dei Magnifici del Governo, Gentiluomini e Cittadini d’essa Terra di Oriolo e pigliarono per Protettore e Padrone di questa Terra d’Oriolo il Glorioso S. Francesco di Paola la cui Venerabile reliquia del dito grosso del piede si conserva in detto Venerabile convento di S. Francesco”.

Affinché la Reliquia potesse essere maggiormente venerata e per porre l’Università sotto la protezione del Santo, si stabilì che i governanti di Oriolo dovessero recarsi nel giorno della festa nel monastero e “a far cantare la Messa all’Altare di detto Glorioso Santo, dove sarebbe stata esposta la reliquia, e così continuare in futuro anno”. Padre Dionisio Colomba, eletto “Maestro Generale” il 20 maggio 1589 durante il capitolo generale dell’Ordine a Imola, morì alla fine dello stesso anno. Se teniamo presenti la data della profanazione della tomba di S. Francesco (1562) e la morte di Padre Colomba (1589) possiamo dedurre che la reliquia fosse giunta a Oriolo in questo arco di tempo.

La reliquia contesa

Nel 1850 il vescovo di Anglona-Tursi, mons. Gennaro Maria Acciardi, appose dietro la teca il suo sigillo in ceralacca per autentica, che è ancora oggi ben visibile. La reliquia era talmente preziosa da suscitare il desiderio di possederla da parte di uomini potenti sia civili sia religiosi. È il caso del furto perpetrato da Fra Fabrizio Candia, che, per essere appoggiato nella nomina di Provinciale dei Claustrali, barattò la reliquia con D. Vincenzo Spinelli principe di Tarsia “molto voglioso di questa Sacra Reliquia”. Furtivamente, di notte, il frate s’impossessò della Reliquia. Mentre perpetrava l’atto sacrilego crollò la volta corrispondente “al braccio destro dell’Altare maggiore”, ma il ladro riuscì a consegnare la refurtiva. D. Vincenzo Spinelli morì giovanissimo repentinamente e la reliquia passò in eredità al fratello Troiano. Durante un duello don Troiano fu ferito mortalmente e allora appoggiò la reliquia sulla ferita, che guarì immediatamente. A seguito della guarigione mandò a chiamare Padre Carlo Colomba del convento di Oriolo e gli restituì la reliquia in una cassettina di cristallo.  Da allora l’alluce fu custodito dentro un forziere con tre chiavi” una conservata dal marchese, l’altra dall’Università e la terza dai Padri del Convento dei Claustrali. L’episodio è riportato nel manoscritto “Storia di Oriolo” del giurista Giorgio Toscano, Governatore di Oriolo, che scriveva nel 1695 e, quindi, vivente in quegli anni.

A Oriolo ancora oggi è vivo un fatto miracoloso: un incredulo punse con un ago l’alluce del Santo. Ne uscì del sangue vivo. Una donna incinta, presente durante l’avvenimento, cosparse il sangue sul suo ventre, facendo il voto che “se il nascituro fosse stato maschio l’avrebbe fatto prete”. Nacque un bambino, fu consacrato sacerdote e diventò vicario della diocesi di Anglona Tursi.

Nel 1762 l’arciprete Don Filippo Giannettasio fece cesellare un reliquiario d’argento in stile barocco, finemente lavorato. Dal 2002 il venerabile Alluce è riposto in un nuovo reliquiario.
A seguito del ritrovamento dell’atto notarile del 19 maggio 1680 il Postulatore Generale dell’Ordine dei Minimi il 9 maggio 2008 ha riconosciuto l’Alluce quale reliquia venerabile di S. Francesco di Paola. Per il riconoscimento fu determinante l’opera di S. E. Mons. Vincenzo Bertolone e di Padre Domenico Crupi dei Minimi di Paola. Oggi la venerabile Reliquia è custodita nella Chiesa Madre “S. Giorgio Martire”. A Oriolo la festa di S. Francesco di Paola è celebrata solennemente il 24 aprile di ogni anno. A ricordo dell’atto notarile del 1680 il sindaco e la Giunta comunale si recano ufficialmente nella Chiesa Madre per onorare il Santo calabrese.

F.to: Prof. Vincenzo Toscani – Commendatore dell’Ordine al “Merito della Repubblica Italiana”

Pubblicità .

Categorie

Social