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Laureati introvabili, in Calabria il 44,5% delle imprese fatica a trovarli: le province dove servono di più

Calabria

Mismatch professionale

Laureati introvabili, in Calabria il 44,5% delle imprese fatica a trovarli: le province dove servono di più

Il mercato del lavoro regionale mostra un quadro articolato: nel trimestre settembre-novembre 2026 sono previste 1.340 assunzioni con titolo universitario su 12.840 ingressi complessivi. Cosenza guida per numero di opportunità, mentre Vibo Valentia registra una delle quote più basse di laureati richiesti in Italia

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Laureati

COSENZA – Il lavoro cerca laureati. Il titolo accademico continua a rappresentare una risorsa preziosa per entrare nel mondo del lavoro, ma non tutti i percorsi universitari offrono le stesse opportunità. A fotografare questa realtà è il nuovo focus della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, intitolato “Il valore della formazione universitaria e le nuove sfide del lavoro”, che analizza il divario tra le competenze richieste dalle imprese e quelle disponibili sul mercato.

Aziende a caccia di laureati: quali e dove sono introvabili

A livello nazionale, la difficoltà di reperimento dei laureati è passata dal 35,2% del 2019 al 51% del 2025. Le maggiori criticità riguardano soprattutto le discipline scientifiche e tecniche: si arriva al 72,8% per i profili chimico-farmaceutici, al 70,8% per quelli sanitari e paramedici, al 65,7% per gli ingegneri industriali e al 62,5% per matematici, fisici e informatici.

Situazione diversa per gli indirizzi umanistici, filosofici, storici e artistici, per i quali la difficoltà di reperimento si ferma al 37,6%. Un divario che evidenzia come la scelta del percorso universitario possa incidere sensibilmente sui tempi e sulle possibilità di ingresso nel mondo professionale.

La difficoltà di reperimento dei profili universitari cambia sensibilmente da un territorio all’altro. Secondo il focus della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, le criticità maggiori si registrano nel Nord-Est: in Valle d’Aosta il 64,8% delle assunzioni di laureati risulta di difficile realizzazione, seguita dal Trentino-Alto Adige con il 64,5% e dal Friuli Venezia Giulia con il 60%.

Diversa la situazione nelle regioni con una maggiore incidenza di laureati tra le assunzioni programmate. In Lombardia, dove i profili universitari rappresentano il 22% delle entrate previste, la difficoltà di reperimento resta sotto il 50%. Lo stesso accade nel Lazio, con una quota di laureati del 19,6%, in Sicilia (19%) e in Campania (18,4%). Dati che dimostrano come una maggiore domanda di personale qualificato non comporti necessariamente maggiori difficoltà nel trovare candidati.

Giovani laureati

Calabria, oltre 1.300 assunzioni previste

Anche in Calabria il rapporto tra domanda e offerta di lavoro presenta caratteristiche specifiche. Secondo le previsioni per il trimestre settembre-novembre 2026, sono 12.840 le entrate complessive programmate dalle imprese, di cui 1.340 rivolte a candidati in possesso di un titolo universitario. I laureati rappresentano quindi il 10,4% delle assunzioni previste, mentre la difficoltà di reperimento dei profili con istruzione terziaria raggiunge il 44,5%.

Un dato che, pur collocandosi al di sotto della media nazionale del 51%, segnala comunque una difficoltà significativa per le aziende calabresi. La distribuzione delle opportunità, inoltre, cambia sensibilmente da una provincia all’altra. Le elaborazioni relative al 2025 indicano Cosenza come il territorio con il maggior numero di entrate programmate, pari a 62.480, ma la quota di laureati si attesta al 7,8%.

Seguono Reggio Calabria con 35.440 ingressi e una percentuale di laureati dell’8,3%, Catanzaro con 27.920 assunzioni e l’8,5% di profili universitari, Crotone con 13.490 entrate e il 7,9%, e Vibo Valentia con 15.320 ingressi, ma appena il 5,7% di laureati richiesti. Quest’ultima provincia si colloca tra quelle italiane con la più bassa incidenza di richieste di personale laureato.

Giovani laureati in fuga Svimez

La laurea resta un investimento decisivo

Le differenze territoriali confermano che il mismatch occupazionale non dipende soltanto dal numero di laureati richiesti, ma anche dalle caratteristiche del sistema produttivo, dalla presenza degli atenei, dalla mobilità dei giovani e dalla capacità dei territori di offrire prospettive professionali competitive. Nonostante queste criticità, il titolo universitario continua a garantire un vantaggio concreto sul mercato del lavoro.

Negli ultimi dieci anni, in Italia, il numero dei laureati tra i 25 e i 34 anni è cresciuto dell’11%, raggiungendo quota 1 milione e 918 mila. Ancora più significativo il divario nei livelli occupazionali: tra i 20 e i 64 anni lavora l’82,8% di chi possiede una laurea, contro il 68,6% dei diplomati e il 55,7% di chi ha al massimo la licenza media.

Il vantaggio risulta particolarmente evidente per le donne, il cui tasso di occupazione supera l’80% in presenza di un titolo universitario, rispetto al 58,6% delle diplomate, e per i giovani del Mezzogiorno, per i quali l’occupazione raggiunge il 60%, con un incremento di quasi 12 punti percentuali rispetto al 2019. Numeri che confermano il valore della formazione universitaria, ma rilanciano anche la necessità di avvicinare maggiormente i percorsi di studio alle esigenze delle imprese e alle vocazioni produttive dei singoli territori.

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