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Lavia (Cisl) «la Calabria ha fame di lavoro dignitoso e sicuro»: 2.700 precari, 654 a rischio e il nodo PNRR

Calabria

Precariato e futuro

Lavia (Cisl) «la Calabria ha fame di lavoro dignitoso e sicuro»: 2.700 precari, 654 a rischio e il nodo PNRR

Il segretario CISL Calabria Giuseppe Lavia traccia un quadro tra stabilizzazioni, vertenza Konecta, ritardi sul PNRR e part time involontario: “Serve programmazione strutturale e più controlli”

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Lavia Cisl Calabria

COSENZA – La Calabria continua a fare i conti con il tema del lavoro stabile; lo ha ribadito il segretario generale della CISL Calabria Giuseppe Lavia durante un’intervista radiofonica nella trasmissione “Fatti Vivi” ai microfoni di Rlb. «Credo che la Calabria abbia fame di lavoro, abbia fame di lavoro dignitoso e sicuro. Uno dei temi sui quali come sindacato stiamo concentrando la nostra attenzione è proprio quello di raggiungere un obiettivo storico che è il superamento del cosiddetto precariato storico».

Precariato storico: numeri e prospettive

La Calabria continua a fare i conti con il tema del lavoro e, in particolare, con il precariato storico. A fare il punto è il segretario generale della CISL Calabria, Giuseppe Lavia, intervenuto nel corso della trasmissione radiofonica.

ASCOLTA L’INTERVISTA

Lavia entra nel dettaglio dei numeri: «Rispetto ad una platea di circa 2.700 lavoratori, 1.700 lavoratori saranno avviati, in parte lo sono già stati in questi giorni, ad un’assunzione a tempo indeterminato presso gli enti di utilizzo». Resta però un nodo aperto «Resterà purtroppo un bacino residuo che al momento possiamo quantificare a spanne attorno alle 800-900 unità… va costruito un percorso che possa dare delle opportunità, delle certezze, una contrattualizzazione anche a questi lavoratori».

Vertenza Konecta: 654 lavoratori e rischio ammortizzatori

Tra le vertenze più urgenti c’è Konecta, che coinvolge centinaia di lavoratori nel settore della digitalizzazione: «siamo preoccupati per la piega che sta prendendo questa vertenza… Konecta impegna nel processo di dematerializzazione delle cartelle sanitarie 654 lavoratori». La prospettiva, al momento, è critica «le settimane residue sono circa 7-8, il giorno 9 aprile al tavolo del Ministero del Lavoro richiederà gli ammortizzatori sociali. Noi chiediamo alla Regione e al Governo nazionale che questo progetto di dematerializzazione non si traduca in un fallimento».

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Digitalizzazione e nuove opportunità occupazionali

Secondo la CISL, la sfida digitale può rappresentare un’opportunità concreta per il territorio. «Noi abbiamo sempre detto che la sfida della digitalizzazione è una sfida che la Calabria può e deve vincere… abbiamo le competenze, abbiamo i lavoratori e abbiamo anche le infrastrutture necessarie. Serve una programmazione seria, che non sia legata soltanto a singoli progetti a termine, ma che diventi strutturale».

PNRR: ritardi e necessità di una cabina di regia

Altro tema centrale è quello legato al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. «Quello che manca è la trasparenza rispetto agli stati di avanzamento… le informazioni che abbiamo sono parziali». Da qui la richiesta di un coordinamento regionale: «quello che serve… è quello di fare il punto con dati freschi… la cabina di regia serve anche a questo».

Un passaggio cruciale riguarda anche la sanità territoriale: «Registriamo alcuni avanzamenti… però serve avere un quadro compiuto e soprattutto capire cosa ci facciamo con queste strutture».

Part time involontario e lavoro povero

Tra le criticità più rilevanti emerge il fenomeno del “part time non scelto”: «c’è una risposta immediata… incentivare la trasformazione dei part time in full time», spiega Lavia, indicando possibili interventi sul piano regionale del lavoro. «Molto part time non è solo involontario, è un part time fittizio: dietro quel part time in realtà ci sono orari di lavoro pieni e stipendi da part time».

Sicurezza: “Non si può morire lavorando”

In chiusura, un richiamo forte sul tema della sicurezza. «È una piaga che non riusciamo a sanare… abbiamo chiesto più controlli, più ispettori, ma soprattutto più formazione». E conclude: «Non si può morire di lavoro… serve una cultura della sicurezza che parta dalle scuole e arrivi in ogni cantiere, in ogni ufficio».

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