Area Urbana
LA SENTENZA
Cosenza: lavoratrice licenziata due volte, reintegrata. Confermato il risarcimento da 12 mensilità
Dopo due licenziamenti, una lavoratrice di una nota cooperativa sociale di Cosenza ottiene la reintegrazione e il risarcimento: decisiva la sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro

CATANZARO – Si chiude con una netta vittoria per una lavoratrice, A.I., la lunga battaglia legale con una nota cooperativa sociale di Cosenza, attiva da oltre trent’anni nei settori socio-sanitario, educativo e della prevenzione, impegnata in particolare nel recupero dalle dipendenze, nell’accoglienza di migranti e minori e nella gestione di strutture per la salute mentale. La Corte d’Appello di Catanzaro ha infatti confermato l’annullamento del licenziamento disciplinare intimato nel 2019, disponendo la reintegrazione della dipendente e il pagamento di un’indennità risarcitoria pari a 12 mensilità, oltre agli oneri contributivi e alle spese legali.

La vicenda della lavoratrice, licenziata una prima volta, risale al 2017
La vicenda giudiziaria della lavoratrice risale al 2017, quando la stessa era stata licenziata una prima volta. Anche in quel caso, dopo un articolato percorso giudiziario che ha attraversato tutti i gradi di giudizio fino alla Cassazione, era stata riconosciuta l’illegittimità del provvedimento, con conseguente ordine di reintegra.

Però, proprio nel momento del rientro in servizio, la lavoratrice veniva nuovamente licenziata, con il secondo provvedimento disciplinare che scattava infatti nello stesso giorno, se non addirittura nello stesso momento, della reintegrazione, avviando così un nuovo contenzioso. Il secondo licenziamento, formalizzato il 31 maggio 2019, era motivato dalla presunta sottrazione di documenti aziendali contenenti dati sensibili relativi a pazienti psichiatrici.
Secondo la cooperativa, questi documenti sarebbero stati utilizzati dalla lavoratrice nell’ambito del precedente contenzioso contro la stessa società. La dipendente, difesa inizialmente dall’avvocato Brunella Bonofiglio e, in seguito, anche dall’avvocato Giusi Pontieri, impugna anche questo licenziamento, dando avvio a un nuovo iter giudiziario. Dopo un primo rigetto per motivi formali davanti al Tribunale di Cosenza, la causa ha proseguito nei gradi successivi fino ad approdare nuovamente in Cassazione.

La Corte di Cassazione conferma l’illegittimità del licenziamento, ma pone un rilievo specifico sulla quantificazione del risarcimento. Nel precedente giudizio di appello, infatti, le 12 mensilità erano state riconosciute valorizzando il carattere “ritorsivo” del licenziamento, elemento che però non era stato formalmente dedotto dalla lavoratrice. Per questo motivo, la Suprema Corte ha disposto il rinvio alla Corte d’Appello di Catanzaro per una nuova valutazione limitata alla misura dell’indennità. Nel giudizio di rinvio, la Sezione Lavoro della Corte d’Appello pur non potendo pronunciarsi sulla natura ritorsiva o discriminatoria del licenziamento, tuttavia, ha ritenuto comunque congrua la quantificazione massima del risarcimento.
Tre gli elementi che hanno inciso sulla decisione: il lungo periodo di estromissione, superiore a tre anni (dal giugno 2019 all’agosto 2022); l’anzianità di servizio, maturata in oltre dieci anni di lavoro, a partire dall’aprile 2009 presso la struttura di Malito e le dimensioni della cooperativa, che conta circa 60 dipendenti distribuiti su più sedi. La lavoratrice, nel giudizio di rinvio, aveva infatti sostenuto che il massimo risarcimento fosse comunque giustificato da questi elementi, indipendentemente dalla qualificazione del licenziamento come ritorsivo. La Corte ha condiviso questa impostazione, confermando integralmente le 12 mensilità.
Oltre alla reintegrazione della dipendente, la cooperativa è stata condannata: al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali per tutto il periodo di interruzione del rapporto di lavoro e al pagamento delle spese legali per i diversi gradi di giudizio.


















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