Italia
PRESTAZIONI SANITARIE
Liste d’attesa, Calabria tra le Regioni in difficoltà: peggiorano i tempi per visite ed esami
L’analisi della Fondazione Gimbe sui dati Agenas segnala un peggioramento in Calabria, Campania, Lazio, Molise, Sicilia e Toscana. A livello nazionale oltre 4 milioni di prenotazioni superano ancora i tempi massimi previsti. Cartabellotta: «I miglioramenti vanno riconosciuti ma devono essere comunicati nella loro reale dimensione»

ROMA – La Calabria è tra le 6 Regioni italiane in cui peggiora i dati relativi alle cosiddette “liste d’attesa” ovvero la quota di prenotazioni effettuate entro i tempi previsti sia per le prime visite sia per gli esami diagnostici. È quanto emerge dall’analisi della Fondazione Gimbe sui dati del Bollettino Agenas, che mette a confronto il periodo gennaio-settembre 2026 con gli stessi mesi del 2025.
Insieme alla Calabria, la situazione riguarda Campania, Lazio, Molise, Sicilia e Toscana. Un quadro che conferma le difficoltà nell’accesso alle prestazioni sanitarie e richiama l’attenzione sull’effettiva capacità del sistema di garantire tempi di risposta adeguati ai cittadini.
Per la Calabria dunque, dati in peggioramento per le liste d’attesa rispetto al 2025, sia per le prime visite, -2,7 punti percentuali, sia per gli esami diagnostici, -2,1 punti percentuali.
Liste d’attesa, campanello d’allarme sulle prestazioni sanitarie
Sul piano nazionale si registrano alcuni segnali positivi: la percentuale di prenotazioni entro i tempi è aumentata di 1,7 punti sia per le prime visite, passate dal 76,9% al 78,6%, sia per gli esami diagnostici, cresciuti dall’83,3% all’85%. Le prenotazioni monitorate sono salite da 19,75 milioni a 21,81 milioni.
Tuttavia, secondo Gimbe, l’incremento delle prestazioni prenotate entro i tempi è dovuto soprattutto all’aumento dei volumi complessivi, che spiega l’81,5% della crescita, mentre soltanto il 18,5% deriva dal miglioramento delle percentuali. «Disporre di più appuntamenti entro i tempi – commenta Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – è un risultato positivo, ma non coincide con un recupero dei ritardi. La maggior parte dell’incremento è infatti legata alla crescita dei volumi, mentre meno di un quinto è attribuibile al miglioramento delle performance».

Oltre 4 milioni di prenotazioni fuori soglia
Nonostante i progressi registrati in alcune aree, il problema delle liste d’attesa resta rilevante. Tra gennaio e settembre 2026, le prenotazioni oltre i tempi massimi di garanzia, considerando anche quelle con tempi prossimi alla soglia, sono state 4.057.139, contro le 4.027.484 dello stesso periodo del 2025. Un dato che evidenzia come l’aumento delle prestazioni disponibili non si sia tradotto in una riduzione complessiva delle prenotazioni fuori tempo massimo.
Qualche miglioramento si osserva anche per le prestazioni urgenti, da garantire entro tre giorni. Per le prime visite, la quota di prenotazioni nei tempi è passata dal 78,8% all’81,7%, mentre per gli esami è salita dal 74,2% al 77,3%. Rimangono tuttavia fuori soglia il 18,3% delle prime visite urgenti e il 22,7% degli esami urgenti. Il problema si riflette anche sulla rinuncia alle cure: secondo il rapporto Bes 2026 dell’Istat, pubblicato il 26 ottobre, nel 2025 il 9,6% della popolazione, pari a oltre 5,6 milioni di persone, ha rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria pur avendone bisogno. Le liste d’attesa rappresentano la causa più frequente, indicate dal 6,5% della popolazione, seguite dai costi delle prestazioni, al 5,2%.

I dati regionali e la richiesta di maggiore trasparenza
La Fondazione Gimbe invita comunque alla cautela nel confrontare le performance delle singole Regioni. Agenas segnala infatti differenze molto ampie nell’attribuzione della classe di priorità P per le prime visite, con tempi previsti entro 120 giorni: si va dal 4,1% della Toscana all’85,4% della Basilicata, a fronte di una media nazionale del 34,9%. Una variabilità che può incidere sui risultati complessivi e rendere meno immediati i confronti tra territori.
«Senza distinguere per classe di priorità e singola prestazione – spiega Cartabellotta – confrontare le percentuali complessive di prenotazioni entro i tempi rischia di premiare o penalizzare le Regioni, perché i valori aggregati possono risentire sia della diversa distribuzione delle priorità sia del mix delle prestazioni. I miglioramenti vanno riconosciuti ma devono essere comunicati nella loro reale dimensione, senza attribuire ai dati risultati non dimostrati». E, sul fronte della trasparenza, Cartabellotta conclude: «Con la piattaforma sulle liste di attesa, si è compiuto un passo avanti fondamentale per la trasparenza. Ma è necessario rendere disponibili dati in formato aperto riutilizzabili».


















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