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Mangalica, la razza suina dal mantello riccio. Riconoscimento nazionale premia un allevatore di Diamante

Tirreno

Mangalica, la razza suina dal mantello riccio. Riconoscimento nazionale premia un allevatore di Diamante

Il Ministero dell’Agricoltura istituisce il programma genetico affidato all’ANAS per il suino dal mantello riccio originario dell’Ungheria. Tra i pionieri italiani c’è Giovanni Carrozzino, allevatore di Diamante, che ha creduto nelle potenzialità di questa razza puntando su biodiversità, qualità delle carni e produzioni di nicchia

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mangalica razza suina

DIAMANTE (CS) – E’ stato istituito dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste il programma genetico della razza suina Mangalica, e la gestione è affidata all’Associazione Nazionale Allevatori Suini (ANAS). Un passaggio importante per la suinicoltura italiana e per la valorizzazione della biodiversità animale.

Nuova opportunità per gli allevatori della razza suina Mangalica

Il provvedimento apre la strada all’inserimento della razza nel sistema del Libro genealogico italiano, consentendo agli allevatori di avviare le procedure per la registrazione e la certificazione dei riproduttori come animali di razza pura. Un risultato significativo per una realtà zootecnica che, fino a oggi, si è sviluppata soprattutto grazie all’iniziativa di pochi allevatori, spesso impegnati in aziende di dimensioni contenute e a conduzione familiare.

Tra coloro che hanno creduto per primi nelle potenzialità del Mangalica in Italia figura Giovanni Carrozzino, allevatore calabrese di Diamante, in provincia di Cosenza. La sua esperienza testimonia come passione, intuizione e capacità di investire in una scelta controcorrente possano contribuire a portare all’attenzione nazionale una razza ancora poco diffusa.

Il riconoscimento ministeriale non è attribuibile al lavoro di un singolo allevatore, ma rappresenta un traguardo importante anche per chi, come Carrozzino, ha contribuito alla diffusione di questa particolare razza suina, credendo nel valore della biodiversità e nelle opportunità offerte dalle produzioni agroalimentari di qualità.

Mangalica razza suina (1)

Il suino dal mantello riccio e le carni pregiate

Originario dell’Ungheria e sviluppatosi a partire dalla prima metà dell’Ottocento, il Mangalica è conosciuto per il suo mantello formato da setole lunghe e ricce, che gli conferiscono un aspetto simile a quello di una pecora. La razza comprende tre varietà principali: bionda, rossa e a ventre di rondine. A distinguerla sono anche le caratteristiche delle carni, contraddistinte da un’elevata presenza di grasso intramuscolare, che contribuisce alla marezzatura, alla morbidezza e all’attitudine alla trasformazione. Queste peculiarità rendono il Mangalica particolarmente interessante per la produzione di salumi stagionati di alta gamma, nei quali la qualità della materia prima e i tempi di maturazione svolgono un ruolo fondamentale.

Si tratta, tuttavia, di una razza che richiede tempi di accrescimento più lunghi rispetto ai modelli produttivi intensivi. Il suo allevamento presuppone quindi conoscenze specifiche, investimenti e una strategia orientata alla qualità, alla trasformazione artigianale e alla valorizzazione commerciale del prodotto. È proprio su queste caratteristiche che si fonda la scommessa di allevatori come Carrozzino: puntare su un animale diverso dagli standard più diffusi, con l’obiettivo di sviluppare produzioni distintive e rispondere alla domanda di alimenti di qualità.

mangalica razza suina 02

Dalla Calabria una scommessa sulla biodiversità

Il riconoscimento del Mangalica (protocollo n. 0557549 del 13 ottobre 2026) apre prospettive interessanti anche per la suinicoltura calabrese, storicamente legata all’allevamento dei suini e alla trasformazione delle carni. La regione dispone già di un patrimonio identitario importante, rappresentato dal suino nero autoctono e da una tradizione norcina profondamente radicata nelle comunità rurali.

L’introduzione di una razza come il Mangalica non si pone in alternativa a questo patrimonio, ma può offrire un’ulteriore opportunità di diversificazione per le aziende interessate all’allevamento estensivo, alla produzione artigianale e alla vendita diretta. Il nuovo programma genetico, gestito dall’ANAS, consentirà di registrare e certificare i riproduttori di razza pura, favorendo la tracciabilità e la qualificazione degli allevamenti. È importante precisare che, allo stato attuale, il programma non prevede attività di selezione genetica o di gestione della variabilità genetica e non comporta automaticamente l’accesso a specifici contributi pubblici.

Per Giovanni Carrozzino, che ha creduto in questa razza quando rappresentava ancora una presenza insolita negli allevamenti italiani, il decreto del 13 ottobre assume anche il valore di una conferma del percorso intrapreso. La sua esperienza dimostra come l’innovazione agricola possa nascere anche lontano dai grandi centri decisionali, grazie all’iniziativa di imprenditori capaci di guardare oltre i modelli consolidati. In questo percorso nazionale di valorizzazione della biodiversità c’è anche un pezzo di Calabria.

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