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Mala depurazione e scarichi killer: I dati di Goletta verde bocciano la Calabria. OK solo il 38% dei punti monitorati

Calabria

IL REPORT

Mala depurazione e scarichi killer: I dati di Goletta verde bocciano la Calabria. OK solo il 38% dei punti monitorati

Legambiente presenta il bilancio della tappa calabrese di Goletta verde 2026: su 24 punti campionati, 15 risultano fuori legge. Fa eccezione la provincia di Cosenza dove tutti e 6 i prelievi sono entro i limiti. Reggio Calabria la più critica

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Goletta verde che vergogna

COSENZA – Mare calabrese bocciato o quasi per Goletta Verde, che ha concluso la tappa calabrese. La storica campagna estiva di Legambiente dedicata al monitoraggio delle coste e dei mari italiani. Durante la conferenza stampa conclusiva sono stati resi noti i risultati delle analisi condotte tra fine giugno e inizio luglio dai volontari e dalle volontarie dell’associazione, su un totale di 24 punti di prelievo: 8 in mare aperto e 16 alle foci dei fiumi, tradizionalmente le aree più esposte a fenomeni di inquinamento.

Il quadro complessivo conferma un trend purtroppo stabile rispetto allo scorso anno: solo il 38% dei campioni (9 punti su 24) rientra nei limiti di legge, mentre il restante 62%, pari a 15 punti, presenta livelli di inquinamento fuori norma, segno di una depurazione carente o del tutto assente. Di questi 15 punti critici, appena uno è classificato come “inquinato”, mentre i restanti 14 rientrano nella categoria più grave, “fortemente inquinato”. Particolarmente allarmante il dato sulle foci: 11 delle 16 foci monitorate sono risultate contaminate, a conferma che il problema della depurazione non riguarda solo le zone costiere ma coinvolge direttamente anche i comuni dell’entroterra.

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Mare calabrese: Cosenza, l’unica provincia promossa a pieni voti

In un quadro regionale complessivamente critico, la provincia di Cosenza si distingue in positivo: su 6 punti campionati — 5 in mare e 1 in foce — tutti sono risultati entro i limiti di legge, l’unico territorio calabrese a ottenere il pieno di promozioni. I siti monitorati sono stati:

  • la spiaggia presso la foce del fiume Noce a Tortora Marina;
  • la spiaggia presso la foce del fiume Bagni, in via Cristoforo Colombo, tra Acquappesa e Guardia Piemontese;
  • la spiaggia presso la foce del torrente Coriglianeto;
  • il tratto di mare presso la foce del fiume Crati;
  • la spiaggia fronte lido e l’area di sosta in località Faro, a Faro Capo Trionto;
  • la foce del torrente Colognati.

Un risultato che rende il Cosentino un caso positivo nel panorama regionale, anche se Legambiente ricorda che il monitoraggio fotografa la situazione in un preciso momento dell’estate e non esclude criticità stagionali o puntuali.

Goletta Verde 2026

Le altre province: la situazione punto per punto

Catanzaro

Su 3 campioni prelevati (2 a mare, 1 in foce), tutti e tre sono risultati fuori legge. La foce del torrente Spilinga, tra Lamezia Terme e Gizzeria, è classificata come fortemente inquinata, così come il punto a mare tra Montepaone Lido e Soverato, presso il fosso Beltrame, giudicato “inquinato”. A Marina di Catanzaro, il mare presso la foce del Corace risulta fortemente inquinato.

Crotone

Dei 3 punti monitorati (1 a mare, 2 in foce), solo la foce del fiume Esaro, nel comune di Crotone, è risultata fortemente inquinata. Entro i limiti da inquinamento microbiologico invece la foce del fiume Nicà a Crucoli Torretta e il mare presso la foce del torrente Passovecchio a Crotone.

Reggio Calabria

È la provincia con la situazione più grave: tutti e 7 i punti campionati sono contaminati da inquinamento fecale e classificati come fortemente inquinati. Si tratta della foce del fiume Mesima a San Ferdinando, della foce del fiume Petrace a Gioia Tauro, delle foci dei torrenti Annunziata e Caserta — entrambe nei pressi del lido comunale di Reggio Calabria — del tratto di mare presso gli scarichi dei depuratori di Gallico e Pellaro, e della foce del torrente Menga a San Gregorio.

Proprio alla foce del Torrente Annunziata gli attivisti di Goletta Verde hanno srotolato lo striscione “Che Vergogna”, per denunciare una situazione ormai cronica: l’area, che sfocia in una zona trasformata in discarica a cielo aperto, non mostra segnali di miglioramento da anni. Critico anche il caso del Torrente Caserta, che attraversa il centro di Reggio Calabria raccogliendo le acque reflue di diversi poli sanitari prima di sfociare in mare, in un tratto di costa dove, nonostante il divieto di balneazione, i cittadini continuano a fare il bagno.

Vibo Valentia

Su 5 punti monitorati, tutti in aree già note per criticità, solo la foce del fiume Angitola a Pizzo rientra nei limiti di legge. Gli altri quattro — la foce del torrente Sant’Anna a Marina di Bivona, la foce del torrente Murria a Briatico, la foce del torrente Ruffa a Turiano e il punto al torrente Mandricelle presso la spiaggia di Coccorino a Joppolo — sono risultati fortemente inquinati.

Mare sporco1

Il commento di Legambiente Calabria

In Calabria persiste una situazione di inquinamento legata alla mancata depurazione e le foci dei fiumi continuano ad essere punti critici, molto spesso a causa di problemi causati dai comuni dell’entroterra“, dichiara Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria. La presidente attribuisce le criticità ad agglomerati in infrazione comunitaria, a un numero ancora troppo alto di abitazioni non collegate alla rete fognaria e al fenomeno degli scarichi illegali, sia civili sia industriali.

Parretta si dice consapevole che si tratta di “una situazione annosa che non può essere risolta in tempi brevi, ma sottolinea la necessità di costanza nell’aprire i cantieri per gli impianti mancanti e nel rendere più efficienti quelli già esistenti, esprimendo l’auspicio che i recenti finanziamenti regionali e gli interventi in corso possano segnare un cambio di passo. Un altro dato che emerge dal report riguarda la segnaletica

Cartelli di divieto di balneazione: informazione quasi assente

I volontari di Goletta Verde non hanno trovato cartelli di divieto di balneazione in nessuno dei punti campionati, ad eccezione della foce del torrente Menga a San Gregorio. Le amministrazioni comunali hanno l’obbligo di informare correttamente la cittadinanza in caso di ordinanze di divieto, ma questo spesso non avviene: sebbene per legge le foci dei fiumi non siano balneabili, molte persone non ne sono a conoscenza e durante i campionamenti i volontari hanno più volte osservato bagnanti nei pressi delle foci, esposti a un concreto rischio di infezione da contaminazione microbiologica.

A questo si aggiunge un ulteriore vuoto informativo: in nessuno dei punti monitorati sono stati trovati cartelli dedicati alla qualità delle acque di balneazione per turisti e bagnanti. L’obiettivo della campagna resta quello di individuare e denunciare le criticità che minacciano il litorale calabrese a causa di una depurazione mancante o inefficiente, per tutelare sia la salute dei bagnanti sia l’integrità degli ecosistemi marini e fluviali. I dati raccolti quest’anno confermano che, a fronte di un territorio con eccellenze come quello cosentino, restano aperte ferite profonde soprattutto nel Reggino e nel Vibonese, dove la quasi totalità dei punti controllati supera abbondantemente i limiti di legge.

 

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