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Mascotte Olimpiadi 2026, dai banchi di scuola in Calabria a Milano-Cortina: “La diversità è un valore”

Calabria

ORGOGLIO CALABRESE

Mascotte Olimpiadi 2026, dai banchi di scuola in Calabria a Milano-Cortina: “La diversità è un valore”

I protagonisti assoluti sono cinque ragazzi che hanno vinto il contest per la mascotte delle Olimpiadi Milano Cortina 2026. L’intervista all’insegnante Gabriella Rotondaro che li ha supportati e guidati: l’importanza sul valore della diversità

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Mascotte Olimpiadi 2026 Milano Cortina

COSENZA – L’ispirazione per le mascotte ufficiali delle Olimpiadi Milano Cortina 2026 porta la firma di cinque giovanissimi studenti, autori del bozzetto originale che ha convinto il comitato organizzatore. Sul processo di crescita e realizzazione degli ermellini ha parlato l’insegnante Gabriella Rotondaro che ha aiutato i cinque giovanissimi a compiere una vera impresa. Un chiaro messaggio fatto di entusiasmo e voglia di mettersi sempre in gioco.

L’idea nasce da Taverna, in provincia di Catanzaro, da sempre conosciuta come la città di Mattia Preti. Da tempo tra i suoi vicoli si respira un orgoglio tutto nuovo. Questa volta non si parla di tele barocche, ma di matite colorate, fantasia e una determinazione che ha portato cinque giovanissimi studenti calabresi sul tetto del mondo.

L’idea delle mascotte Olimpiadi 2026 di Milano Cortina

Tutto è iniziato fra i banchi dell’Istituto Comprensivo del paese. I protagonisti sono cinque ragazzi che all’epoca del progetto avevano quattordici anni (oggi ne hanno 17 ndr). Sara Godino, Aurora Munizza, Francesco Angotti, Federico Barra e Tommaso Pascuzzi hanno partecipato e vinto una sfida insieme ai loro insegnanti. Oltre 1.600 progetti da tutta Italia per un concorso indetto dal Ministero dell’Istruzione e dalla Fondazione Milano Cortina. Sembrava una missione impossibile, eppure l’idea giusta era proprio lì, nel cuore della Calabria.

E così sono nati Tina e Milo. Due ermellini, piccoli abitanti della neve, che portano sulle spalle un messaggio importantissimo. Non sono solo pupazzi carini: sono il simbolo di un’Italia che include. Hanno colori diversi perché la diversità è una ricchezza, ma il vero colpo al cuore è Milo. A Milo manca una zampa e per stare in equilibrio usa la coda. Ma questo non gli impedisce nulla: gioca, corre e sorride insieme alla sorellina Tina. È l’essenza stessa delle Paralimpiadi: la capacità di trasformare un limite in un punto di forza unico.

L’intervista all’insegnante

Oggi quei ragazzi non sono più i quattordicenni di allora – sono diventati liceali – ma il loro disegno (poi rifinito dai grafici professionisti) è diventato l’icona globale di Milano-Cortina 2026. Tantissime persone hanno fatto il tifo per loro, vivendo ogni passo di questa avventura come una vittoria collettiva. Di tutto questo ne ha parlato Gabriella Rotondaro ai microfoni di RLB. L’insegnante di Scienze Motorie dell’Istituto Comprensivo di Taverna ha analizzato il cammino fatto dai ragazzi e la soddisfazione per il bozzetto realizzato.

Nasce dal Ministero dell’Istruzione, nel 2022, con un contest nel quale si chiedeva la partecipazione della Fondazione Milano-Cortina per realizzare un elaborato. L’idea degli ermellini è arrivata con tanto lavoro e fantasia, abbiamo seguito le linee guida del contest. Volevano che arrivasse il vero valore dello sport. Il valore della diversità è sicuramente importante“, ha spiegato la docente in diretta su RLB, durante la trasmissione “In dieci secondi” condotta da Nicole Scalercio.

La creatività di questi ragazzi ha accorciato le distanze tra la Sila e le Alpi, dimostrando come nessun traguardo possa essere troppo lontano quando si ha l’idea giusta. Poi, improvvisamente, l’annuncio sulla mascotte, vero orgoglio di una Calabria che vuole crescere e stupire. “Siamo stati scelti fra tanti, devo dire la verità che vista la concorrenza non eravamo così preparati. Appena saputa la notizia devo dire che i ragazzi erano entusiasti. Ora hanno 17 anni, molti hanno già rilasciato delle interviste: sono diventati più grandi e consapevoli del traguardo raggiunto“, conclude l’insegnante.

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