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Matteo Vinci ucciso da una bomba nella sua auto. In appello confermato l’ergastolo a Rosaria Mancuso

Calabria

Autobomba Limbadi

Matteo Vinci ucciso da una bomba nella sua auto. In appello confermato l’ergastolo a Rosaria Mancuso

Il giovane imprenditore fu ucciso il 9 aprile 2018 a Limbadi, in provincia di Vibo Valentia, quando una bomba piazzata sotto la sua auto esplose mentre si trovava a bordo del veicolo insieme al padre.

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Autobomba Limbadi MAtteo vinci

CATANZARO – Si chiude un altro capitolo fondamentale nel lungo e doloroso iter giudiziario per l’omicidio di Matteo Vinci, il biologo 42enne di Limbadi rimasto ucciso il 9 aprile 2018. La Corte d’Appello di Catanzaro ha confermato la condanna all’ergastolo per Rosaria Mancuso, ritenuta tra i mandanti della strage in cui rimase gravemente ferito anche il padre della vittima, Francesco Vinci.

La decisione dei giudici dopo il rinvio della Cassazione

La sentenza emessa nelle ultime ore dai giudici catanzaresi giunge a seguito del rinvio disposto lo scorso anno dalla Corte di Cassazione. Se per gli altri imputati il verdetto era già diventato definitivo, la posizione della Mancuso era tornata al vaglio dell’appello. Con questa pronuncia, i magistrati hanno ribadito la massima pena per la donna, confermando l’impianto accusatorio che la vede protagonista della spedizione punitiva. Nello stesso filone processuale, restano confermate le condanne per Vito Barbara (ergastolo (già definitivo), Domenico Di Grillo (6 anni di reclusione) e Lucia Di Grillo (3 anni di reclusione.

Bomba Matteo Vinci Limbadi 03

L’autobomba di Limbadi

L’attentato a Matteo Vinci resta una delle ferite più profonde della cronaca calabrese. Il biologo morì sul colpo quando un ordigno, piazzato sotto la sua Ford Fiesta, esplose mentre l’auto era in movimento. Il padre Francesco, seduto accanto a lui, riuscì a sopravvivere miracolosamente pur riportando ustioni e ferite gravissime. Secondo quanto ricostruito nelle sentenze, il movente del delitto non sarebbe da ricercare in dinamiche di vertice della criminalità organizzata, bensì in una feroce contesa tra vicini.

I giudici hanno infatti escluso l’aggravante mafiosa, riconducendo l’esplosione a un clima di odio profondo e prolungato legato al controllo di alcuni terreni agricoli confinanti. Una “faida di vicinato” degenerata in una violenza senza precedenti.

La battaglia legale della famiglia di Matteo Vinci

La famiglia della vittima, assistita dall’avvocato Giovanna Fronte, ha seguito ogni fase del processo chiedendo giustizia per un uomo descritto da tutti come un professionista stimato e lontano da contesti opachi. Nonostante l’esclusione dell’aggravante mafiosa, il territorio di Limbadi (Vibo Valentia) è rimasto profondamente scosso dalla modalità dell’esecuzione, tipica dei peggiori contesti criminali.

 

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