Area Urbana
L'INTERVISTA
Il progetto del giovane montaltese Mattia Marigliano, per riscrivere il futuro del “lira calabrese”
Mattia Marigliano è un giovane studente di Montalto Uffugo che studia a Rovigo. Racconta il progetto sviluppato insieme al liutaio Vincenzo Piazzetta e al musicista Gabriele Macrì per dare nuova vita alla lira calabrese, portandola oltre i confini della musica tradizionale

MONTALTO UFFUGO (CS) – La lira calabrese può trovare una nuova dimensione musicale, senza rinunciare alle proprie radici; è questa l’idea al centro dell’intervista a Mattia Marigliano ai microfoni di RLB nella trasmissione Fatti Vivi. Lo studente, originario di Montalto Uffugo, laureato in Musica applicata alle immagini e attualmente iscritto al Conservatorio di Rovigo, ha illustrato il progetto nato insieme al liutaio lametino Vincenzo Piazzetta e al musicista Gabriele Macrì.

Marigliano ha voluto subito precisare la natura dell’iniziativa: «mi preme specificare che non è un progetto che ho propriamente avviato io, ma che ho reindirizzato. Mi sono unito ai due personalità della musica che operano nel campo da anni, che sono il liutaio lametino Vincenzo Piazzetta e il musicista Gabriele Macrì di San Vito sullo Ionio. È un progetto nostro, calabrese, ed il mio intervento è stato quello di prendere lo strumento e calarlo in un contesto completamente inedito, quindi estrapolarlo dal tradizionale, che è comunque una visione che ci siamo trovati a condividere noi tre».
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Mattia Marigliano: «la lira calabrese dalla tradizione a nuovi linguaggi musicali»
Nel corso dell’intervista, il giovane musicista ha spiegato come la lira calabrese, oggi utilizzata quasi esclusivamente nel repertorio tradizionale, possieda in realtà grandi potenzialità ancora inesplorate. Un percorso che nasce anche dalla riscoperta della musica popolare, maturata negli ultimi anni grazie all’incontro con ricercatori e musicisti del settore.

«L’idea è quello di portare questo strumento in contesti disparati e che ognuno lo faccia a modo suo, ma semplicemente che si torni ad utilizzare questo strumento. che purtroppo per ora è un po’ stagnante, e che è stato relegato unicamente alla musica tradizionale quando in realtà è un simbolo del nostro territorio».
Mattia Marigliano ha ricordato anche le origini della lira calabrese, ritenuta derivata dalla lira bizantina e presente, con varianti differenti, in numerosi Paesi del bacino del Mediterraneo, dai Balcani alla Grecia fino alla Turchia e alla Bulgaria, dove dispone di repertori molto più ampi rispetto a quelli sviluppati in Calabria.

Scoprire dal passato per costruire un nuovo futuro
L’obiettivo del progetto non è quello di riproporre semplicemente la tradizione, ma di renderla uno strumento capace di dialogare con il presente e con i linguaggi contemporanei. Un approccio trasversale che, secondo Marigliano, può rappresentare anche un messaggio per le nuove generazioni.
«Il vecchio non è mai veramente vecchio. Io ho trovato una bella formula nel riprendere qualcosa di tradizionale, ma la verità, il messaggio che voglio far passare, è quello di pensare in maniera trasversale, di cercare una propria voce. Mi piace immaginare che, in una società in cui siamo sempre più portati ad essere catalogati, etichettati, si possa essere stimolati nel crearsi un proprio posticino, che non sia assimilabile a niente».
«Io prendo un po’ da questo e un po’ da quell’altro, non so esattamente cosa ne farò, non so i campi di applicazione, ma ho tante influenze. Questo è il mio messaggio: approcciare le cose in maniera trasversale. Spesso le risposte si trovano proprio dal posto da cui proveniamo, nel mio caso l’ho trovata nella lira calabrese, nella mia terra».


















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