Area Urbana
Messina Denaro, l’ultimo rifugio a Cosenza prima di Campobello. Le intercettazioni confermano

PALERMO – Prima di fare ritorno a Campobello di Mazara Del Vallo, l’ultimo rifugio di Matteo Messina Denaro è stato in Calabria. È il 3 settembre del 2016. Nicola Accardo e Antonino Triolo, due mafiosi di Partanna, nel trapanese, parlano non sapendo di essere intercettati. “Dice che Matteo era in Calabria ed è tornato…”, rivela Accardo. Gli investigatori non hanno dubbi: si tratta di Matteo Messina Denaro, all’epoca ricercato numero uno in Italia. Una pista tornata d’attualità quella calabrese perché dagli ultimi elementi raccolti dagli inquirenti emerge che l’ultima tappa della latitanza del padrino di Castelvetrano, prima del suo trasferimento a Campobello di Mazara, è stata proprio la Calabria.
Grazie alla protezione della ‘ndrangheta Matteo Messina Denaro si sarebbe rifugiato tra Lamezia Terme e Cosenza, città in cui il boss avrebbe avuto anche diversi affari: da quello dei traffici di droga in cui le ‘ndrine hanno ormai conquistato un ruolo di primo piano, alla realizzazione di un villaggio turistico e di impianti eolici, business sul quale il capomafia, attraverso l’imprenditore Vito Nicastri, avrebbe investito anche in Sicilia.
Ma, mentre quella trascorsa da Messina Denaro a Campobello è stata quasi una vita normale, in Calabria, secondo gli investigatori, il capomafia avrebbe avuto una latitanza simile a quella del suo storico alleato corleonese, Bernardo Provenzano costretto a nascondersi e a spostarsi più volte.
Messina Denaro ha incontrato la figlia in carcere
Intanto Lorenza Alagna, figlia del boss ha incontrato per la prima volta il padre alcuni giorni fa nel supercarcere dell’Aquila. Ne dà notizia stamattina Repubblica. Messina Denaro, 61 anni, arrestato lo scorso 16 gennaio e ammalato di cancro, ha visto la figlia 26enne che non ha mai ufficialmente riconosciuto in un braccio blindato del 41 bis. La ragazza, diventata di recente madre, “non ha mai ossequiato il padre-padrino”, osserva il quotidiano, ed “è diventata negli ultimi anni la grande inquietudine del capomafia”.

L’interrogatorio “Sono un agricoltore apolide”
Ma del superboss emergono anche alcuni particolare degli interrogatori. “Mi chiamo Matteo Messina Denaro, lavoravo in campagna ed ero un agricoltore. La residenza non ce l’ho più perché il Comune mi ha cancellato. Ormai sono un apolide. Le mie condizioni economiche? Non mi manca nulla. Avevo beni patrimoniali ma me li avete tolti tutti. Se ancora ho qualcosa non lo dico, mica sono stupido”
Comincia così l’interrogatorio inedito del boss Matteo Messina Denaro sentito il 21 febbraio scorso dal gip Alfredo Montalto e dal pm Gianluca De Leo nell’ambito di un procedimento penale in cui il capomafia risponde di estorsione aggravata. Ha dei soprannomi?” gli chiede il magistrato. “Mai me li hanno attaccati da latitante i vari giornalisti, ma io nella mia famiglia non ho avuto soprannomi”, risponde il boss che, al contrario di quanto ammette, dai suoi era chiamato U siccu e Diabolik. Al magistrato che gli domanda quale fosse la sua ultima residenza, Messina Denaro risponde: “A Campobello risiedevo da latitante quindi di nascosto, in segreto. L’ultima residenza che ho avuto da uomo libero è a Campobello”.
Nel merito delle accuse – al padrino si contesta aver minacciato la figlia di un prestanome, Giuseppina Passanante e il marito per riavere un terreno a loro intestato fittiziamente – Messina Denaro smentisce ogni responsabilità sostenendo di essersi limitato a scriverle una lettera per riavere ciò che era suo. Toni bruschi, a tratti irriverenti, il capomafia nega di appartenere a Cosa nostra di cui sa solo dai giornali.



















Social