Area Urbana
La minoranza attacca Caruso: «Cosenza era già Città del Vino, Donnici perde occasioni e risorse»
I consiglieri comunali di opposizione contestano i toni trionfalistici del sindaco Franz Caruso sull’adesione di Cosenza all’Associazione Città del Vino, ricordando il ruolo già ricoperto dalla città negli anni passati

COSENZA – Mentre il sindaco Franz Caruso brinda all’ingresso di Cosenza nell’Associazione Nazionale Città del Vino, è doveroso ristabilire la verità dei fatti e ricordare una storia che qualcuno sembra aver dimenticato. A firmare la nota sono i consiglieri comunali di Cosenza appartenenti ai gruppi consiliari di opposizione Francesco Caruso, Francesco Cito, Giuseppe d’Ippolito, Alfredo Dodaro, Francesco Luberto, Michelangelo Spataro, Antonio Ruffolo, Francesco Spadafora e Ivana Lucanto.
L’adesione della città all’Associazione Città del Vino non rappresenta infatti una novità. Il Comune di Cosenza faceva già parte dell’associazione da anni, fin da quando era sindaco Mancini, come testimoniano gli atti amministrativi che documentano il regolare pagamento delle quote associative.
“Cosenza era già Città del Vino”
Ancora più significativo è quanto avvenuto durante l’amministrazione di Mario Occhiuto, quando Cosenza conquistò un ruolo di primo piano nell’organismo nazionale. Nel 2018 l’allora sindaco entrò nel Consiglio Nazionale dell’Associazione e la città fu rappresentata anche nella Giunta Esecutiva. Nel 2019 Occhiuto venne nominato vicepresidente nazionale dell’Associazione Città del Vino.
Risultati concreti e riconoscimenti prestigiosi che certificano come Cosenza fosse già protagonista all’interno della rete nazionale delle città legate alla cultura vitivinicola. Per questo appaiono fuori luogo i toni trionfalistici utilizzati dall’attuale amministrazione, che oggi presenta come una conquista ciò che in realtà rappresenta un patrimonio istituzionale costruito negli anni precedenti.
“Perché trasferire l’anteprima dell’evento a Cosenza?”
Ma c’è un altro aspetto che merita attenzione. I tre giorni di «Aspettando Donnici», organizzati nel centro cittadino come anteprima della manifestazione principale, si sono rivelati un’occasione mancata. A fronte di un finanziamento regionale di circa 15 mila euro, le presenze sono apparse ben al di sotto delle aspettative e dell’investimento sostenuto. Peraltro affidando l’organizzazione dei lavori alla solita impresa amica. Siamo sicuri che, invece, nella sua sede naturale l’evento ritornerà ad essere partecipato, così come avviene naturalmente negli ultimi anni.
Fa ancora più riflettere che l’intero importo, se non di più, del finanziamento sia stato destinato all’iniziativa «Aspettando Donnici», mentre una cifra analoga, reperita sui fondi di bilancio, è stata assegnata alle associazioni che, con impegno, passione e spirito di volontariato, organizzano la 44ª edizione della Sagra dell’Uva e del Vino di Donnici, uno degli eventi identitari più importanti del territorio cosentino.
Risorse che, se investite direttamente nella frazione e integrate con quelle già destinate alla Sagra, avrebbero potuto arricchire ulteriormente il programma, valorizzare le cantine, le aziende vitivinicole e generare un maggiore ritorno economico e turistico per il territorio che da oltre quarant’anni custodisce questa tradizione.
La domanda è semplice: non sarebbe stato più utile organizzare una parte di questi eventi direttamente a Donnici? Sarebbe stata una scelta più coerente con l’obiettivo di promuovere il territorio, sostenere le attività locali e rafforzare una manifestazione che da 44 edizioni rappresenta una delle espressioni più autentiche della cultura enogastronomica cosentina.
Donnici non ha bisogno di essere «trasferita» in città per essere valorizzata. Ha bisogno di investimenti, programmazione e attenzione concreta. Perché il vino di Donnici, la sua storia e la sua identità non possono essere ridotti a una semplice vetrina o a un’iniziativa utile più alla propaganda che alla promozione del territorio.
Mentre l’amministrazione comunale festeggia un presunto nuovo traguardo, la realtà è che Cosenza era già Città del Vino e che Donnici continua ad attendere una strategia di valorizzazione capace di mettere davvero al centro le sue eccellenze. Meno autocelebrazioni e più sostegno al territorio: è questa la strada per far crescere la Sagra, le associazioni e l’intera comunità di Donnici.

















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