Segnala una notizia

Hai assistito a un fatto rilevante?
Inviaci il tuo contributo.

Richiedi info
Contattaci

Mohamed e la deriva dei social: quando il giudizio uccide anche la pietà

Area Urbana

Mohamed e la deriva dei social: quando il giudizio uccide anche la pietà

Dopo la morte del 25enne Mohamed Amin Bessioud durante una perquisizione a Cosenza, Facebook si è trasformato nell’ennesimo tribunale virtuale. Tra insulti, sarcasmo e “sentenze definitive”, a scomparire è stata soprattutto l’umanità

Pubblicato

il

Mohamed Amin Bessioud -Emilia corea

COSENZA – La Procura di Cosenza ha aperto un’inchiesta per chiarire cosa sia accaduto nell’appartamento dove Mohamed Amin Bessioud, 25 anni, è morto dopo essersi lanciato dal balcone durante una perquisizione dei Carabinieri. Le indagini dovranno ricostruire con precisione ogni fase della vicenda, raccogliendo testimonianze e accertando eventuali responsabilità. Questo è il compito della magistratura.

Eppure, mentre gli investigatori lavorano, sui social il processo è già stato celebrato. In poche ore Facebook si è riempito di commenti che non si limitano a esprimere un’opinione, ma emettono sentenze, irridono la madre, attaccano la famiglia o trasformano una tragedia in uno scontro ideologico.

Mohamed Amin Bessioud madre

C’è chi liquida tutto con un “se l’è cercata“, chi ironizza sulla morte, chi arriva perfino a sostenere che “l’importante è che si è ammazzato da solo, così non lo paga nessuno”. Parole che vanno ben oltre il dibattito pubblico. E i commenti di questo tenore, alcuni anche peggiori, sono centinaia.

Ed è interessante anche osservare come molti di questi giudizi vengano espressi. Tra errori grammaticali, frasi sconnesse e punteggiatura inesistente, emerge un dato che va oltre la semplice forma: spesso chi si sente in diritto di emettere sentenze definitive, dimostra di non avere neppure la cura di esprimere correttamente un pensiero. Certo, non è la padronanza dell’italiano a misurare il valore di una persona, ma colpisce come tanta sicurezza nel giudicare gli altri conviva, in molti casi, con una forma di comunicazione approssimativa e priva di qualsiasi riflessione.

La perdita dell’empatia

Che Mohamed Amin Bessioud fosse agli arresti domiciliari e che, secondo quanto riferito dagli investigatori, nell’abitazione siano stati trovati circa 100 grammi di hashish sono elementi che fanno parte della cronaca e delle indagini. Ma nessuno di questi fatti autorizza a cancellare il rispetto dovuto alla morte di un ragazzo di 25 anni o al dolore di una madre che ha assistito agli ultimi istanti di vita del proprio figlio.

Nei commenti, invece, l’empatia è praticamente una parola sconosciuta, lo spazio è per il cinismo. C’è chi invoca responsabilità collettive, chi difende a prescindere le forze dell’ordine, chi accusa la famiglia, chi trasforma la nazionalità del giovane in un pretesto per alimentare polemiche sull’immigrazione. Pochi, invece, si soffermano sull’unica certezza incontestabile: una madre ha perso un figlio e una comunità si trova davanti a una tragedia che merita rispetto prima ancora di qualsiasi valutazione.

Mohamed Amin Bessioud 25enne si getta dal balconeCosenza

Mohamed, quando i social dimenticano l’umanità

Facebook e gli altri social network nascono come luoghi di confronto, ma troppo spesso diventano spazi in cui il dolore altrui viene consumato come spettacolo. Dietro uno schermo è facile dimenticare che le persone coinvolte leggono quei commenti: una madre, una sorella, degli amici.

È legittimo discutere dell’operato delle istituzioni, così come è doveroso attendere gli esiti dell’inchiesta senza attribuire responsabilità che ancora non sono state accertate. Ciò che dovrebbe accomunare tutti, però, è il rispetto per la dignità umana. Perdere un figlio è una ferita che nessun genitore dovrebbe conoscere. E nessuno, nascosto dietro una tastiera, dovrebbe arrogarsi il diritto di emettere sentenze o giudizi su un dolore simile. Forse è proprio questa la riflessione che i social dovrebbero riscoprire: prima di scrivere una sentenza, ricordarsi che dall’altra parte dello schermo ci sono persone non bersagli.

Pubblicità
Pubblicità .

Categorie

Social