Calabria
Le indagini
Morte Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo: i PM indagano per istigazione al suicidio. Oggi l’autopsia
La Procura di Velletri indaga per istigazione al suicidio sulla morte di Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo. Sequestrato il cellulare, domani l’autopsia. Il cordoglio di Libera e CGIL

ROMA – Si tinge di giallo e di profondo dolore la tragica scomparsa di Denise Cosco, la figlia 35enne di Lea Garofalo, la testimone di giustizia uccisa e bruciata dalla ‘ndrangheta nel novembre 2009. Denise è deceduta ieri mattina in ospedale dopo essere caduta domenica scorsa dal palazzo in cui risiedeva ad Ariccia, nei Castelli Romani.
Le indagini della Procura: ipotesi di reato e sequestro del cellulare
Sulla sua morte, avvenuta alla stessa età in cui fu assassinata la madre, la Procura della Repubblica di Velletri ha aperto un fascicolo d’inchiesta. I PM della Procura di Velletri, coordinati dal procuratore Carlo Villani, procedono al momento con l’ipotesi di reato di istigazione al suicidio. Il fascicolo d’inchiesta è stato aperto a carico di ignoti per svolgere tutti gli accertamenti necessari a fare piena luce sulle ultime ore di vita della donna.
Sequestrati i cellulari, domani l’autopsia
Tra i primi provvedimenti disposti dagli inquirenti c’è il sequestro del telefono cellulare: Lo smartphone della vittima verrà analizzato da esperti informatici per ricostruire contatti, messaggi e ultime conversazioni. Nella giornata di domani verrà effettuata l’autopsia sul corpo di Denise Cosco per accertare con esattezza le cause del decesso e verificare eventuali elementi utili alle indagini.

Denise Cosco: il cordoglio del Coordinamento “Belle Ciao” della CGIL Calabria
La notizia della scomparsa di Denise Cosco ha suscitato immediata commozione e sconcerto. Tra le prime reazioni istituzionali e sociali si registra quella del Coordinamento Belle ciao della CGIL Calabria, la cui sede regionale è intitolata proprio alla memoria di Lea Garofalo e di tutte le vittime innocenti della ‘ndrangheta. «La notizia della sua morte, avvenuta a soli 35 anni, la stessa età della madre al momento dell’omicidio, suscita sgomento e addolora l’intera comunità. Denise, portando sulle spalle un peso insostenibile, ha avuto il coraggio di testimoniare contro gli assassini di sua madre, suo padre Carlo Cosco e il suo clan», si legge nella nota del coordinamento.
Il comunicato sottolinea inoltre la drammatica eredità della violenza mafiosa:«Una tragedia che chiude, in modo straziante, una storia di non rassegnazione e di ribellione alla cultura mafiosa, di coraggio e di dolore. La morte di Denise ci ricorda che la violenza mafiosa non uccide una volta sola: uccide le madri, i padri, ma continua a uccidere il futuro dei figli, lasciando ferite che le Istituzioni e la società troppo spesso non sa curare e proteggere fino in fondo». La CGIL Calabria ha poi rinnovato l’impegno civile a mantenere viva la memoria di Lea e Denise nelle scuole, nei luoghi di lavoro e nei percorsi di educazione alla legalità.

Don Luigi Ciotti e Libera: “Denise e Lea, protagoniste della stessa ribellione”
Anche don Luigi Ciotti e l’associazione Libera hanno espresso il loro profondo dolore per la perdita di Denise, ricordando il suo percorso umano tormentato ma straordinariamente coraggioso.«Ieri è morta una giovane donna coraggiosa e sofferente. Qualcosa si è spezzato dentro la sua anima inquieta e sensibile. Nella sua breve esistenza, Denise ha attraversato di tutto: la violenza patriarcale e mafiosa, il peso dell’abbandono, la tenerezza dell’accoglienza, la rigidità di certe regole che comunque volevano proteggerla, la gioia di diventare a sua volta mamma e la fatica di nuove responsabilità. Questo tutto, a un certo punto, è diventato troppo».
Don Ciotti e Libera hanno annunciato che il nome di Denise verrà inserito, accanto a quello della madre Lea, nell’elenco delle vittime innocenti delle mafie ricordate ogni anno il 21 marzo:« Non c’è dubbio che siete state entrambe vittime della stessa violenza, ma anche protagoniste della stessa ribellione. Insieme, vi ricorderemo vive».



















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