Calabria
I vescovi di Calabria
Naufragi “silenziosi” in Calabria: «15 corpi restituiti dal mare che ci chiede conto, non possiamo tacere»
Il monito dei vescovi calabresi: ‘452 vittime a gennaio, i morti sono triplicati. Servono subito corridoi umanitari e dignità per i corpi senza nome”

COSENZA – Naufragi “silenziosi”, sono morti che il mare respsitutisce sulle spiagge vuote. Una macchia arancione nel grigio del Tirreno: un salvagente che stringe ciò che resta di un uomo. È questa l’immagine straziante scelta dai vescovi Calabresi per denunciare l’ennesima tragedia silenziosa che sta consumando il Mediterraneo. Dopo il passaggio del ciclone Harry, le coste calabresi e siciliane hanno restituito almeno 15 corpi, vittime di naufragi avvenuti lontano dai riflettori.
L’allarme dei Vescovi: “Meno arrivi, ma i morti sono triplicati”
La denuncia della Chiesa calabrese non è solo un atto di dolore, ma un durissimo atto d’accusa contro l’attuale gestione dei flussi migratori. I dati citati dai presuli sono impietosi: secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, nel gennaio 2026 le vittime sono salite a 452, contro le 93 dello stesso mese nel 2025. “Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore“, affermano i vescovi. “Il mare ci chiede conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio. In certi momenti, tacere diventa complicità”.

Naufragi “silenziosi” il simbolo del salvagente di Tropea
Il documento dei pastori calabresi prende le mosse dal tragico ritrovamento effettuato dal comandante della Guardia Costiera di Tropea. Quel salvagente arancione è diventato il simbolo di una speranza infranta e della “dignità inviolabile di ogni essere umano” che la Chiesa difende con fermezza.
Le richieste: Corridoi umanitari e dignità per le salme
I vescovi della Calabria non si limitano alla preghiera, ma avanzano richieste concrete alle istituzioni italiane ed europee, invocando un cambio di rotta immediato con corridoi umanitari sicuri, l’unica via per sottrarre chi fugge da guerre e miseria ai mercanti di uomini. Un appello affinché i tribunali di Paola, Vibo Valentia e Trapani abbiano i mezzi necessari per identificare i corpi (“dare un nome a chi è stato restituito dal mare”) e accertare le responsabilità legali e un invito ai fedeli a non abituarsi alla morte come “ordinaria amministrazione”.

“L’Europa sia all’altezza della sua civiltà”
L’appello finale è rivolto ai vertici di Roma e Bruxelles. I vescovi chiedono che la politica torni a credere nella sacralità della vita umana, prendendosi cura di chi è in difficoltà. “Vogliamo che la nostra Chiesa sia capace della stessa umanità del comandante che si è gettato tra le onde”, concludono i presuli, esortando ad aprire spazi di accoglienza prima di tutto nelle menti e nei cuori dei cittadini.




















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