Calabria
‘Ndrangheta, 2 persone fermate per tentata estorsione: decisive le denunce degli imprenditori
I due chiedevano il pizzo per conto della cosca “Barbaro-Castani”. Immagini e video documentano due distinti episodi di estorsione nei confronti di imprese nel Reggino

REGGIO CALABRIA – Sono due le persone che sono state sottoposte a fermo dai Carabinieri della Compagnia di Locri, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria – Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) con l’accusa in concorso di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.
Tentata estorsione, 2 gli episodi documentati
Dalle indagini, che hanno monitorato alcuni cantieri edili dell’area jonica, è emerso il chiaro intento di favorire l’articolazione di ’ndrangheta dei “Barbaro-Castani”.Il principale indagato, per raggiungere i suoi fini criminali, si avvaleva del supporto di un complice con il ruolo di autista. Verso di loro è stato emesso il fermo nei comuni di Bovalino e Platì.
Due, in particolare, gli episodi emersi di tentata estorsione. In una prima occasione, i due si introducevano abusivamente nel piazzale di un’impresa, intimando al titolare di consegnargli denaro contante, spendendo la caratura criminale della “famiglia” di appartenenza e lo stato di detenzione di alcuni sodali.
In una seconda occasione, i due si sono presentati presso un cantiere edile: uno degli indagati avrebbe minacciato gli operai di bloccare totalmente i lavori, qualora non avesse interloquito con i titolari dell’impresa, anche in questo caso facendo leva sull’appartenenza alla su menzionata famiglia criminale.
Immagini e video
L’identificazione dei due accusati è stata puntualmente riscontrata, tramite individuazioni fotografiche e attraverso l’acquisizione delle immagini dei sistemi di videosorveglianza, che hanno documentato il transito del veicolo in uso ad uno degli indagati, in orari pienamente compatibili con l’esecuzione del reato.
Decisive le denunce degli imprenditori
Rilevante è stato il contributo fornito dalle vittime che hanno scelto di non piegarsi alle logiche predatorie delle locali famiglie di ‘ndrangheta, affidandosi all’operato dell’Arma dei Carabinieri. Tali condotte, unite alla complessa attività d’indagine posta in essere, hanno permesso di giungere alla ricostruzione dei citati episodi.


















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